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Come e perché la ripresa italiana passa (anche) dall’economia circolare

Economia Circolare

L’economia circolare può fare la differenza nella lotta ai cambiamenti climatici e nella ripartenza dell’Italia, ma i soli investimenti nel settore non bastano, secondo A2a, Anev, Conou, Iren ed Utilitalia, partner del Focus Economia Circolare promosso da Start Magazine ed Innovative Publishing, in collaborazione con l’Istituto per la Cultura dell’Innovazione 

 

Trattamento dei rifiuti, attenzione agli sprechi, riciclo e riutilizzo: l’economia circolare può e deve contribuire alla lotta al cambiamento climatico.

Secondo la terza edizione del Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia 2021 raddoppiare, a livello globale, l’attuale tasso di circolarità delle merci passando dall’8,6% al 17% potrebbe portare ad un risparmio del 39% delle emissioni di gas serra.

Numeri importanti, che sottolineano l’urgenza di nuove politiche e nuovi investimenti su questo fronte. Come si sta muovendo l’Italia su questo fronte? Il Pnrr è un’occasione da non sprecare, l’economia circolare può diventare un vero motore della ripresa economica, ma i soli soldi non bastano a risolvere le difficoltà del Bel Paese.

Possiamo e dobbiamo fare di più e meglio con meno risorse, eliminando gli sprechi e rivoluzionando il ciclo della nostra economia lineare in base ai ritmi e ai cicli della natura, come si legge nell’introduzione del libro “Economia Circolare – Motore dello Sviluppo Economico”, scritto da Start Magazine in collaborazione con l’Istituto per la Cultura dell’Innovazione, ed edito da Innovative Publishing, nell’ambito del Focus tematico, che vede la partnership di A2a, ANEV, Conou, Iren ed Utilitalia.

Quanto sopra, però, impone un cambiamento culturale e un cammino ad ostacoli, che porterà a nuove ed infinite opportunità.

Andiamo per gradi.

IL RUOLO DELL’ECONOMIA CIRCOLARE

Partiamo proprio dalle opportunità.

“Secondo il Circularity Gap Report 2021, pubblicato da Circle Economy e presentato per la prima volta al World Annual Forum di Davos nel 2018, già nel 2017 il pianeta era arrivato a consumare 100 miliardi di tonnellate di materiali, e l’innalzamento della temperatura globale era già arrivato a 1 grado centigrado” si legge nel Libro “Economia Circolare – Motore della ripresa”, in cui si sottolinea anche che “La connessione tra economia circolare e cambiamento climatico è ripresa e ribadita dal rapporto più recente: le misure adottate contro il global warming, infatti, sono in grado di agire per il 15%, mentre il restante 85% per il raggiungimento degli obiettivi dipende dall’implementazione di un’economia realmente circolare, che deve essere considerata ugualmente, se non più decisiva, delle già previste misure focalizzate sulla transizione energetica per raggiungere l’obiettivo di limitare il riscaldamento medio globale al di sotto dei 2 gradi centigradi, fissato dall’accordo di Parigi”

L’estrazione e lavorazione di materie prime, infatti, sono responsabili del 70% dei gas serra emessi annualmente. L’adozione di strategie di circolarità, dunque, consentirebbe una riduzione del 39% di queste emissioni, tagliando nel contempo l’utilizzo di materie prime del 28%.

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COME SI MUOVE L’ITALIA

In gioco non c’è solo la lotta al cambiamento climatico. Dall’Economia Circolare può passare anche l’opportunità di ripresa del nostro Paese. È per questo che il Pnrr destina buona parte delle risorse alla transizione ecologica.

In particolare, la componente 1 della missione, intitolata alla “Economia Circolare e agricoltura sostenibile”, è destinataria di risorse per 5,27 miliardi di euro. L’obiettivo degli importanti investimenti è quello “di perseguire un duplice percorso verso una piena sostenibilità ambientale. Da un lato, migliorare la gestione dei rifiuti e dell’economia circolare, rafforzando le infrastrutture per la raccolta differenziata, ammodernando o sviluppando nuovi impianti di trattamento rifiuti, colmando il divario tra regioni del Nord e quelle del Centro-Sud (oggi circa 1,3 milioni di tonnellate di rifiuti vengono trattate fuori dalle regioni di origine) e realizzando progetti flagship altamente innovativi per filiere strategiche quali rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), industria della carta e del cartone, tessile, riciclo meccanico e chimica delle plastiche. Dall’altro, sviluppare una filiera agricola/ alimentare smart e sostenibile, riducendo l’impatto ambientale in una delle eccellenze italiane, tramite supply chain ‘verdi’”.

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GAP IMPIANTISTICO E SINDROME NIMBY

Il Pnrr, però, non è la panacea a tutti i mali. E i soli soldi non bastano, secondo A2a, Anev, Conou, Iren ed Utilitalia, partners del Focus sull’Economia circolare promosso da Start Magazine ed Innovative Publishing, in collaborazione con l’Istituto per la Cultura dell’innovazione.

Aziende, associazioni, federazioni e utilities chiedono una semplificazione burocratica e una facilitazione del processo autorizzativo, per poter investire in nuovi impianti e provare a rendere l’Italia indipendente sul fronte del trattamento dei rifiuti.

Un obiettivo, che al momento sembra particolarmente difficile da raggiungere, come fa notare Marco Patuano, Presidente di A2a. “L’economia circolare è un mix di due elementi: i comportamenti delle persone da una parte e la dotazione delle infrastrutture dall’altra. Le infrastrutture fanno la differenza: per trasformare il rifiuto in materia occorrono impianti moderni e sostenibili. Ci sono regioni in cui il gap impiantistico è talmente importante che non è facile nemmeno stimolare comportamenti virtuosi da parte della popolazione. È importante che questo si traduca in un piano nazionale dei rifiuti, che stabilisca quanti impianti costruire e dove. Si tratta di decisioni politiche”, ha detto Patuano, intervistato da Start Magazine.

“Le comunità – ha aggiunto anche Patuano – devono accettare che ci siano sul territorio questi impianti. Dobbiamo combattere la sindrome nimby, con evidenze scientifiche e qualitative. Le comunità non devono essere forzate, ma bisogno con loro costruire un dialogo fruttuoso”.

L’IMPERATIVO: SBUROCRATIZZARE

Anche per Renato Boero, Presidente del Gruppo Iren, “il nostro Paese deve rendersi sempre più indipendente e dotarsi delle tecnologie adeguate per fra fronte alle sfide che ci pone e ci impone l’Economia Circolare”.

I fondi del Pnrr, fa notare Boero, sono una straordinaria opportunità, ma “saranno più importanti gli strumenti che consentiranno all’Italia di poter spendere queste risorse. Anche le 4 multiutility nazionali, che sono Iren, Acea, A2a ed Hera consentiranno investimenti per 50 miliardi di euro in 5 anni, ma serve una semplificazione burocratica ed uno snellimento dell’attività di autorizzazione”, sottolinea Il Presidente, affermando: ”Queste saranno le vere leve per consentire uno sviluppo del Paese”.

A fare da eco alle parole di Boero, è Simone Togni, Presidente di ANEV, Associazione nazionale energia del Vento. Il settore dell’eolico punta ad abbracciare a pieno l’economia circolare entro il 2030, data entro cui le aziende si impegnano a rendere ogni componente delle pale eoliche completamente riciclabile, ma per raggiungere obiettivi e risultati serve una “semplificazione delle procedure e ad un sempre più spinto meccanismo di facilitazione di utilizzo di tecnologie amiche dell’ambiente”, sostiene Togni. “È fondamentale semplificare la burocrazia, mantenendo sempre i controlli sulle attività che vengono svolte. Anche sul fronte delle energie rinnovabili, oggi, ci troviamo ad affrontare il ‘no’ delle sovraintendenze”.

Anche Utilitalia la Federazione italiana che riunisce le utilities che si occupano di acqua, ambiente ed energia, chiede una semplificazione burocratica. “Il solo investimento non è la soluzione, ma serve la possibilità di realizzare le cose. Serve superare le difficoltà da un punto di vista autorizzativo. I soldi del Pnrr, 16 miliardi, sono una risorsa importante, ma al lato dell’incentivo economico serve una semplificazione del processo autorizzativo”, sostiene Luca Mariotto, direttore del settore Ambiente di Utilitalia.

Pronte ad investire, infatti, sono anche le stesse utilities, che “sono impegnate particolarmente sul fronte dell’economia circolare” e che, secondo le stime di Utilitalia dovrebbero mettere sul piatto

“circa 8 miliardi di euro nei prossimi anni, per far sì che l’Italia si possa dotare di una struttura impiantistica adeguata al rispetto degli obiettivi della Comunità Europea”.

OBIETTIVO: VALORIZZARE GLI SCARTI

Meno burocrazia e meno sindrome nimby, più impianti e più investimenti potrebbero certamente contribuire alle richieste del Conou, il Consorzio Nazionale Oli Minerali Usati, esempio di circolarità compiuta, riciclando la quasi totalità del prodotto raccolto.

“La transizione energetica richiede una attenzione diversa contro lo spreco delle risorse, una riduzione degli sprechi e soprattutto che il riciclo sia massimizzato. Senza una quota importante di riciclo non è possibile parlare di circolarità”, ha detto Mariano Baldoni, Direttore tecnico operativo del Consorzio.

Per una vera economia circolare, spiega Baldoni, “serve massimizzare la rigenerazione, l’attenzione alla qualità del rifiuto deve essere sempre più esasperata. Parlare di ‘qualità del rifiuto’ può sembrare un controsenso per i non addetti ai lavori, ma è vero anche che la rigenerazione è un processo ad alto contenuto tecnologico, e come tutti i processi industriali, il controllo della qualità riveste un aspetto prioritario e sempre più importante”.

ECONOMIA CIRCOLARE: CHI PROVA A FARE LA DIFFERENZA

Ostacoli e richieste a parte, c’è chi nelle opportunità che offre l’Economia circolare ci crede, investe e prova a fare la differenza, come si racconta nel terzo capitolo del libro. È il caso delle aziende che incentivano il baratto, ma anche delle associazioni di raccolta e distribuzione dei vestiti, dei siti che vendono oggetti usati e rigenerati e delle catene che siglano partnership per il riutilizzo degli scarti.

Lo scarto diventa risorsa preziosa, per esempio, per Conou. Il Consorzio, con le sue 63 aziende di raccolta diffuse sull’intera penisola, grazie al processo di rigenerazione, riesce ad ottenere, da 100 kg di olio usato, 65 kg di olio base rigenerato e 25 kg di gasolio e bitume. In quasi 40 anni di attività il Consorzio ha progressivamente puntato ad ottenere la piena circolarità, avendo come mission la salvaguardia dell’ambiente. Questa realtà evita l’emissione in atmosfera di 78,4mila tonnellate di emissioni di CO2eq, permette il risparmio di 1 milione di tonnellate di impoverimento di carbonio nel suolo e di 34 milioni m3 di acqua all’anno.

Iren, invece, ha fatto di Parma il capoluogo di provincia apripista nella rivoluzione del porta a porta e della tariffazione puntuale. La città, dove la raccolta differenziata, nel 2020, ha raggiunto l’82,6%, è stata una delle prime a mettere a punto un sistema di raccolta e di tariffazione in grado di offrire un vantaggio economico ai cittadini capaci di ridurre al minimo i propri rifiuti non riciclabili. In accordo con l’Amministrazione comunale, nel corso del 2014, tutte le famiglie e le imprese della città di Parma sono state dotate di un contenitore intelligente per la raccolta dei rifiuti residui. Solo un anno dopo, nel secondo semestre 2015, è stato attivato il sistema di conteggio a tariffazione puntuale. Ogni utenza è dotata di un contenitore “intelligente” con un microchip che viene “letto”, attraverso un palmare, dall’operatore ecologico e che tiene il conto dei rifiuti destinati allo smaltimento. L’importo della TARI è determinato sulla base di una quota fissa, calcolata in base alle superfici, e una quota variabile, calcolata in parte in base ai componenti dei nuclei familiari (utenze domestiche) o alla categoria di appartenenza (utenze non domestiche) ed in parte sulla base delle vuotature e dei contenitori utilizzati.

Oltre alla gestione e raccolta dei rifiuti, A2a è impegnata anche sul fronte della riduzione degli sprechi. L’azienda, sta sperimentando l’impiego di una tecnologia innovativa per localizzare le perdite idriche, attraverso l’analisi del rumore trasmesso dalle tubazioni. Il meccanismo di monitoraggio continuo, distribuito, non invasivo e dalla rapida installazione permette di: identificare le perdite in maniera tempestiva e monitorare lo stato della rete anche a seguito di interventi.

Anche il settore delle rinnovabili prova a migliorarsi. to, Anev ed Elettricità Futura, in collaborazione con Assocompositi, hanno predisposto un position paper sulle attività delle aziende del settore eolico per garantire la gestione sostenibile e circolare delle infrastrutture. Già oggi, la maggior parte dei componenti degli impianti eolici sono conformi all’approccio circolare, tuttavia alcuni apparati, come le pale delle turbine eoliche, per caratteristiche dimensionali e costruttive, implicano attualmente una gestione di tipo lineare del proprio ciclo di vita

ECONOMIA CIRCOLARE: IL SENTIMENT SUI SOCIAL

Protagonista di quella che deve essere la rivoluzione portata dall’Economia Circolare è ogni singolo cittadino, chiamato a fare la propria parte, nel suo piccolo. Qual è il sentiment sull’argomento?

A rispondere è il monitoraggio, commissionato da Start Magazine e prodotto da Spin Factor tramite la piattaforma Human, sul sentiment sull’Economia Circolare dei post, dei commenti e delle reazioni degli utenti, in lingua italiana, pubblicati dal 1 Aprile 2021 al 30 Settembre 2021 su Twitter, Instagram e Facebook. Sono stati mappati 39.432 post pubblicati sui tre Social: si tratta di 219 post al giorno che hanno generato oltre 1mln di interazioni di cui 822mila like, 72mila commenti e 120mila condivisioni.

Il sentiment, rispetto al tema, è generalmente neutro (54%-61%, variazione nei mesi), con tendenza maggiormente positiva (18-28%). Il sentiment negativo rispetto all’argomento oscilla, nei sei mesi, tra il 16% ed il 22%.

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Qui il link per scaricare il Libro “Economia Circolare – Motore della Ripresa”.

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