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Che cosa penso delle ultime mosse di Sergio Mattarella

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Il post di Giuliano Cazzola, blogger di Start Magazine, sulle ultime decisioni del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

Con Sergio Mattarella fino in fondo. Grande e coraggioso Presidente. L’esperienza compiuta durante una vita decisamente lunga mi ha insegnato che è doveroso ed onesto riconoscere i propri errori ed ammetterli.

Nel 2015, me ne andai dal Ncd (non me ne sono mai pentito) perché i suoi parlamentari avevano contribuito ad eleggere Sergio Mattarella alla più alta carica dello Stato. Ero convinto che il neo presidente sarebbe stato un ‘’esecutore’’ delle decisioni di Matteo Renzi che era riuscito, con grande abilità, a portarlo al Quirinale, anche a costo di far saltare il patto del Nazareno.

Devo proprio chiedere scusa, perché in questi anni Mattarella in tutti i passaggi politici delicati, ha compiuto delle scelte che a me sono apparse corrette, giuste ed opportune. Così è stato dopo la crisi del 4 dicembre, quando il presidente ha voluto assicurare la continuità della legislatura conferendo l’incarico a Paolo Gentiloni, il cui governo non ha affatto perso tempo, ma ha provveduto a ricucire i rapporti con la Ue e con i partner europei ed internazionali ed individuato, nel campo delle politiche sociali, soluzioni in grado di dare risposte a problemi e a difficoltà reali, senza smantellare le riforme del mercato del lavoro e delle pensioni, nonostante la canea indecorosa scatenata dalle opposizioni.

E’ stata, tuttavia, la gestione del quadro politico emerso dopo il voto del 4 marzo, a mettere in evidenza non solo le doti da statista di Sergio Mattarella, ma a collocarlo nella Galleria dei Salvatori della Patria (almeno di quelli che ci hanno provato). Il presidente è riuscito a far saltare il governo della fame, del freddo e della paura, dettando per di più i confini entro i quali la sovranità popolare può esprimersi (entro i limiti sanciti dalla Costituzione, di cui fanno parte anche i trattati dell’Unione).

L’annuncio di promuovere una iniziativa ovvero la costituzione di un esecutivo ‘’del Presidente’’, allontana dal potere forze pericolose per la stabilità dei conti pubblici e per i tradizionali obblighi europei ed internazionali del nostro Paese. Magari sarà soltanto una questione di mesi (che in politica, tuttavia, possono significare molto): ma per tutto questo tempo non sentiremo più parlare di stop alla legge Fornero, della istituzione del reddito di cittadinanza e della flat tax (made by Salvini-Borghi), di nuove leggi contro la corruzione o di quant’altro ha riempito le discariche a cielo aperto, durante la campagna elettorale.

I talk show, che hanno tirato la volata alla maggioranza giallo-verde si sono accorti di quanto seri e negativi sarebbero stati i disastri economici e sociali di un esecutivo sovranpopulista, che prima ancora di nascere ha già fatto perdere al Paese una cinquantina di miliardi. Ma nel condurre a conclusione la crisi il contributo più importante di Mattarella è stato un altro: l’aver dimostrato che quando le istituzioni esercitano i loro poteri legittimi, la democrazia rappresentativa è più forte dei suoi nemici. Per troppi anni la politica italiana si è lasciata sottoporre alla gogna mediatico-giudiziaria-populista, al di fuori di ogni regola propria dello Stato di diritto; l’isteria di un moralismo d’accatto si è trasformata in un regime ossessivo.

La Presidenza della Repubblica è un organo monocratico; chi svolge quella funzione, in sostanza, decide da solo secondo la legge fondamentale della Repubblica. Anche chi sbandiera 11 milioni di voti deve prendere atto di quelle decisioni. Bentornato ordinamento democratico: gli sfascisti verranno di nuovo all’assalto, con le loro menzogne e il loro rancore. Ma intanto restano fuori al freddo e a stridere i denti (dalla rabbia).

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