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Franco Califano, cartolina di un “Califfo” che si metteva in fila

di

Anni ’80. Un po’ di tempo fa.

Ebbi la fortuna di conoscere personalmente per caso “Il Califfo”, Franco Califano. In un bell’albergo di Baia Domizia (Caserta). Aveva fatto un grande concerto.

Arrivò fuori orario al ristorante dell’hotel. Si mise in un angolino, da solo. Ero turista per caso anche io, ma già “ragazzina giornalista”. Mi avvicinai e sfacciata: “Califfo, me lo fai almeno un autografo? E quando ti fanno mangiare?”. Lui: ‘Aho, so’ arrivato ultimo. Meno male che almeno qui me dicono che aspettando un po’…”.

Andai dal mio amico manager, impeccabile direttore d’hotel. Rispose: “Tutto a posto”. Il “Califfo” mi fece l’autografo, riuscì a mangiare verso mezzanotte, la cucina praticamente riaperta solo per lui. Ultimo ma primo.

Il “Califfo” sapeva aspettare. Il Pd non sembra. Tutto il resto sulla voglia matta di egemonia è noia.

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