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Come affrontare la piaga degli infortuni sul lavoro

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L’articolo di Alessandra Servidori

Domenica 13 ottobre la giornata nazionale dell’Anmil ci ricorda che la cronaca racconta quotidianamente le tragedie del lavoro in Italia, con numeri che fanno impressione: centinaia di infortuni denunciati ogni giorno, molti gravi, alcuni (circa tre al giorno) letali.

Il primo semestre del 2019 è il peggiore degli ultimi anni per quanto riguarda i morti sul lavoro. È stato infatti superato il totale delle vittime del primo semestre del 2018, che già era stato il peggiore degli ultimi anni. A livello annuale, i morti sul lavoro del 2018 erano già stati il 10% in più del precedente.

Gli infortuni sono invece leggermente diminuiti nel 2019 rispetto al 2018, ma il totale del primo semestre è comunque più alto di quello degli anni 2016 e 2017. Anmil è impegnata in una campagna di informazione mentre la Ministra del lavoro Catalfo fa l’ennesimo annuncio (assumeremo 150 ispettori del lavoro), promessa che da anni sentiamo senza poi avere effettivo riscontro. Tanto che sono proprio gli ispettori che denunciano il loro numero esiguo per effettuare vere indagini e ispezioni nei cantieri, in agricoltura dove c’è l’incidenza più alta di incidenti.

Quest’anno da gennaio ad agosto si sono registrati 685 infortuni mortali e si chiede che il Piano strategico annunciato dal Governo si traduca in maggiori controlli: una maggior sensibilizzazione su questi temi a cominciare dalle scuole e una riforma vera dell’assicurazione contro infortuni e malattie professionali, anche per sostenere le esigenze di assistenza delle vittime e delle loro famiglie. Pensiamo per esempio ai due poliziotti e al carabiniere assassinati durante il loro servizio e alle loro famiglie rimaste senza risorse.

Rispetto alla disciplina attuale del Testo unico del 1965 che ha riordinato normative ancora più datate c’è l’urgenza di mettere mano ad una riforma meno obsoleta e più aderente a criteri e risorse per la formazione della salute e sicurezza anche valorizzando le aziende che provvedono seriamente a dotare i loro dipendenti dei presidi necessari. Questa schizofrenia per cui si celebra a livello internazionale il 28 aprile la giornata dedicata alla prevenzione e salute e sicurezza sempre sul lavoro e a ottobre in Italia è un sintomo di una situazione complessa, esempio evidente di come non si può approcciare al complesso tema della prevenzione salute e sicurezza solo pensando di agire a livello nazionale o sull’onda delle urgenze rappresentate dai momenti di maggior concentrazione di eventi drammatici, potendo permettersi di porre in secondo piano il tema delle tutele e della salute e sicurezza sul lavoro.

La prevenzione efficace è un’azione di sistema che richiede interventi programmatici, svolti in sinergia e perseguiti in modo sistematico e continuativo. Denunciare da anni la mancanza di una Strategia nazionale di prevenzione vuol dire non avere come Paese né come Europa una progettazione a medio-lungo termine e, pertanto, una visione chiara di insieme su quali devono essere le priorità da realizzare, i controlli e le verifiche da svolgere, gli interventi mirati da pianificare, prevedendo modalità di collaborazione permanente tra i principali attori, istituzionali e delle parti sociali, impegnati nella prevenzione, a livello nazionale, ma anche sul livello regionale, dove le responsabilità non sono meno rilevanti, tenuto conto del ruolo che la legislazione concorrente oggi ancora gli attribuisce, sia in tema di prevenzione, di salute, che di formazione che è di scarsissima qualità.

I dati rilevati dai vari osservatori di ciascun anno evidenziano a livello nazionale un incremento sia dei casi avvenuti in occasione di lavoro, sia di quelli in itinere, occorsi cioè nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il posto di lavoro, che hanno fatto registrare un incremento pari al 15,0%. Un particolare questo che coinvolge in maggior misura annualmente sempre le lavoratrici. Un dato già registrato negli anni precedenti da Inail che conferma la rilevanza degli infortuni in itinere per le lavoratrici che sono oltre la metà dei casi mortali nel tragitto di andata e ritorno tra la casa e il luogo di lavoro.

Un problema evidentemente da attribuirsi alla stanchezza del doppio lavoro e della mancanza di conciliazione tra lavoro di cura e azienda e allo stress correlato che le lavoratrici accumulano. È proprio di questi giorni una denuncia reiterata e documentata delle lavoratrici che per maternità subiscono pressioni e minacce di licenziamento. Da Paese incivile che da una parte si preoccupa della scarsa natalità, dall’altra parte perseguita le lavoratrici e promette inutilmente di sostenere nel Def i nuovi nati e poi si rimangia la parola.

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