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L’accordo sul clima di Usa e Cina è solo un primo passo. Il riscaldamento globale non aspetta

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Obama
Obama

L’accordo storico sul clima raggiunto da Cina e Usa al vertice dei paesi del Pacifico è un traguardo senza precedenti. Pechino e Washington sono responsabili di un terzo delle emissioni di gas serra nel mondo, si calcola circa il 45%. E da sempre si è sostenuto che il Protocollo di Kyoto avrebbe avuto poco senso se a responsabilizzarsi sul versante delle emissioni di gas serra fosse stata solo l’Europa. Ora Pechino ha anche il problema della qualità dell’aria che respirano i cinesi, risultato di uno sviluppo economico senza regole e basato tutto sul profitto e sul risultato economico.

Nel dettaglio cosa hanno deciso di fare Usa e Cina? Obama si è impegnato a ridurre le emissioni del 26/28% entro il 2025, mentre Pechino intende aumentare sino al 20% la quota di energia rinnovabili entro il 2030. Gran parte dello sviluppo industriale del Dragone è fondato sul carbone, e quest’anno per la prima volta l’utilizzo di carbone sta scendendo.

“Si tratta di un accordo molto importante, nato tra lo scetticismo di molti. Un risultato prevedibile visto l’interesse della Cina all’espansione della green economy, in grado di valorizzare la sua posizione di leadership sull’eolico, il fotovoltaico, il solare termico e considerata l’insostenibilità dell’inquinamento delle sue città. Diventa a questo punto molto più probabile il raggiungimento di un accordo alla conferenza sul clima dell’anno prossimo a Parigi”. Dice Gianni Silvestrini del Coordinamento Free, Fonti rinnovabili ed efficienza energetica, che continua: “è prevedibile inoltre un forte incremento degli investimenti su rinnovabili ed efficienza in tutto il mondo. Il solo impegno della Cina implica la realizzazione ogni anno di 60.000 MW (la metà della potenza elettrica totale installata in Italia) senza emissioni di CO2, prevalentemente da fonti rinnovabili. Peraltro è probabile che le emissioni raggiungano un picco in Cina ben prima del 2030 indicato nell’accordo. Lo scorso anno la nuova potenza da rinnovabili ha superato infatti quella delle nuove centrali a carbone e nucleari. Inoltre, secondo i primi dati del 2014, si sarebbe registrata una storica inversione con un calo dell’1% dei consumi di carbone”.

“Rispetto ai ripetuti allarmi del mondo scientifico gli impegni di riduzione delle emissioni firmati a Pechino – dichiara Sergio Andreis di Kyoto Club – restano modesti e  i tempi troppo lunghi se si considera la gravità delle conseguenze dei cambiamenti climatici, che anche in Italia si manifestano con sempre maggiore intensità. Un passo nella direzione giusta, quindi, ma che necessita di maggiore ambizione e, da parte dell’Unione Europea, di maggiore coraggio nel dimostrare alle altre regioni del pianeta che le fonti rinnovabili, l’economia verde, l’efficienza energetica e l’uso efficiente delle risorse rappresentano delle alternative già praticabili, con potenziali enormi per economia, occupazione e riduzione delle diseguaglianze e la qualità della vita”.

 

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