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La Russia gioca la partita del gas verso la Cina

di

dipendenza energetica

Portandoli a 100 miliardi di dollari nel 2015 e 200 miliardi di dollari nel 2020. I rapporti commerciali tra le due potenze asiatiche riguardano il settore dello spazio, della farmaceutica, dell’energia atomica, delle tecnologie informative. Ma il vero obiettivo della visita di Putin a Pechino sarà la firma di un importantissimo contratto di fornitura di gas: si tratta di ben 38 miliardi di metri cubi all’anno per i prossimi 30 anni.

La firma dovrebbe avvenire in questi due giorni, si è molto lavorato a questo accordo, tornato di attualità viste le difficoltà che la Russia sta incontrando sul versante europeo, a causa della crisi ucraina e dell’atteggiamento ostile di Ue e Usa su nuovi progetti come la nuova pipeline South Stream, che dovrebbe collegare la Russia con il Centro-Sud Europa.

Mosca torna a guardare ad Est, fornendo gas metano alla Cina. Ma il rapporto tra i due giganti dell’Asia non è lineare, come può sembrare ad una prima lettura di superficie. La Cina importa gas dal Turkmenistan tramite un gasdotto lungo 7000 km, per ora con un volume di circa 15/20 miliardi di metri cubi che sono destinati ad aumentare. Il Turkmenistan inoltre beneficia di investimenti cinesi (China National Petroleum Corporation) sul proprio territorio, proprio per lo sviluppo del giacimento di gas che poi prende la via verso la Cina, giacimento originariamente conosciuto con il nome di Iolotan-Osman, e oggi ribattezzato “Rinascimento”.

Il Turkmenistan nei piani di Mosca doveva essere un subfornitore della Russia per gli approvvigionamenti in direzione dell’Europa, che, data la recessione, consuma meno che nel passato. Il Turkmenistan intende realizzare altre pipeline di gas verso la Cina, che per ora vede crescere la sua domanda interna di metano, pur rimanendo un paese grande consumatore di carbone.

Si spiega facilmente l’interesse di Mosca a non rimanere fuori dalla partita del gas verso Est, anche se la firma del maxi contratto di fornitura di gas a Pechino non dovrebbe significare un’entrata dei cinesi nell’azionariato di Gazprom, stando almeno alle dichiarazioni ufficiali che hanno preceduto la visita di oggi.

 

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