Caro direttore,
confesso di non essere rimasto sorpreso nell’aver reperito nel mare magno di Internet e dei social media numerosi riferimenti a spiegazioni della crisi di Ceuta come a un “complotto sionista”.
Ho riscontrato diverse variazioni sul tema, una delle quali mi sembra degna di menzione: l’invasione dei migranti sarebbe il frutto per l’appunto di un complotto degli onnipotenti israeliani ordito con il sostegno degli Stati Uniti per punire il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez per il sostegno alla causa palestinese e per aver negato agli Usa la concessione delle proprie basi durante il conflitto tra Washington, Tel Aviv e Teheran.
Che dire? È ben noto che l’universo dei social media è il ricettacolo di ogni tipo di teoria cospirazionista. Ma a me sembra che la questione vada al di là del mezzo impiegato per diffondere la fandonia. Siamo piuttosto di fronte al compimento definitivo dell’iranizzazione della nostra società, entro la quale sono ormai numerosissime le voci che, proprio come nella Repubblica islamica, attribuiscono ai cosiddetti Piccolo e Grande Satana, cioè Israele e Stati Uniti, le radici di ogni male.
Le cause di questa deriva sono profonde, e scavando in fondo potremmo anche trovare qualche responsabilità. Giusto in questi giorni ho assistito a due episodi che mi hanno fatto molto riflettere. Nel primo caso si trattava di un’interrogazione parlamentare a un ministro della Repubblica, da me ascoltata attraverso le frequenze della benemerita Radio Radicale, in cui un deputato del cosiddetto campo largo, detto anche campo Lavrov, chiedeva con toni molto accesi al malcapitato ministro come mai non si fosse fatto ancora nulla per recidere di netto i legami con lo Stato ebraico, ovviamente genocida. Nel secondo caso si trattava di un’intervista televisiva a un altro esponente del suddetto campo, il quale esponeva i punti fermi del programma elettorale prossimo venturo del fronte progressista, per adesso ancora non pervenuto: salario minimo, aumento delle spese nella sanità e, dulcis in fundo, rescissione di ogni tipo di rapporto con Tel Aviv da parte del nostro Paese. Una vera e propria ossessione.
Sono ancora fresche d’altronde le memorie delle oceaniche manifestazioni di piazza del movimento pro-pal, nell’ambito delle quali si ostentavano con orgoglio le bandiere di Hezbollah e si urlava in coro lo slogan “Palestina libera dal fiume al mare” ripetendo uno dei punti programmatici di Hamas, che altro non è che la distruzione di Israele e la nascita di uno Stato palestinese che ne prendesse in consegna i territori, gettando gli ebrei a mare.
Certo, ritenere che la longa manus del Mossad posso arrivare fino al punto di spostare 70.000 persone dal Marocco all’exclave di Ceuta richiede una fervida immaginazione o un’ostinazione nel credere alle proprie credenze, elevate a verità assoluta e resistenti ad ogni contatto con altre verità. D’altra parte, poiché Israele è riuscita a condurre pressoché indisturbata le proprie operazioni militari a Gaza per due anni, causando il più curioso genocidio della storia in cui una popolazione, anziché essere falcidiata, è cresciuta di numero, bisogna senz’altro invocare poteri tentacolari e lobby occultissime.
Siamo in fin dei conti il Paese dei Comuni che concedono con gioia la cittadinanza onoraria alla relatrice speciale Onu Francesca Albanese, nota divulgatrice di teorie conspirative circa la responsabilità occidentale nelle azioni dello Stato ebraico, per tacere delle convinzioni della suddetta sulle radici del conflitto israelo-palestinese che debordano abbondantemente nell’antisemitismo.
Quanto alla presunta volontà di Donald Trump di punire Sánchez, mi preme sottolineare di avere appena letto tra le pagine del principale e più autorevole quotidiano italiano un riferimento alla guerra “illegale”, cito testualmente, condotta dalle armate del tycoon contro l’Iran. Naturalmente a qualche lettore non prevenuto sarà pur venuto in mente che l’unica cosa illegale che c’è in questo caso è il programma nucleare clandestino degli ayatollah che giustamente l’America ha deciso di terminare per il bene del mondo oltreché di una regione turbolenta come il Medio Oriente dove lo spettro dell’atomica iraniana ha condotto a un riarmo mostruoso da parte di tutte le potenze dell’area.
Facciamocene una ragione, dunque: l’anno prossimo, quando si apriranno le urne, a votare saranno anche costoro. Quelli che, mentre invocano a ogni piè sospinto i diritti LGBTQ, hanno sventolato la bandiera di un Paese ancora inesistente dove gli omosessuali sono perseguitati e puniti anche con la morte. Quelli che hanno dimenticato, insomma, che le loro libertà le devono all’immane sacrificio delle truppe alleate che ottant’anni fa ci hanno garantito la facoltà di dire impunemente ogni sciocchezza.
Cordiali saluti,
Marco Orioles




