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Come stanno andando i conti di Tim

Tim torna all’utile per 88 milioni di euro nel secondo trimestre e conferma la guidance 2026-2027. Crescono ricavi e margini nel semestre, ma rosso da 204 milioni. Tutti i dettagli

Dopo il rosso di inizio anno Tim torna all’utile nel secondo trimestre.

L’operatore tlc italiano ha archiviato il primo semestre dell’anno con ricavi e margini in crescita. A sostenere i conti è soprattutto il secondo trimestre, nel quale il gruppo guidato da Pietro Labriola (foto) è tornato all’utile con un risultato netto positivo pari a 88 milioni di euro, rispetto alla perdita di 8 milioni dello stesso trimestre del 2025 e alla perdita di 292 milioni di euro del primo trimestre 2026, che scontava oneri non ricorrenti legati a costi e accantonamenti sul personale per 210 milioni di euro, indica la nota della società.

Nel semestre resta però un rosso di 204 milioni su ricavi in aumento del 2% a 6,8 miliardi di euro. L’ebitda after lease è cresciuto dell’1,2% a 1,8 miliardi. Sulla base di questi numeri il cda presieduto da Alberta Figari ha confermato le guidance 2026-2027.

I risultati arrivano dopo che il 18 luglio il cda di Tim ha approvato all’unanimità l’Opas del suo maggiore azionista, Poste Italiane, in un’operazione del valore di circa 10,8 miliardi di euro che punta al delisting della società di telecomunicazioni, con l’obiettivo della sua integrazione nel gruppo postale.

Tutti i dettagli.

I NUMERI DEL PRIMO SEMESTRE 2026

Nel primo semestre 2026 i ricavi del gruppo sono saliti del 2% su base annua a 6,8 miliardi di euro (+0,2% nel domestico a 4,6 miliardi di euro, +6,0% in Brasile a 2,3 miliardi di euro), mentre i ricavi da servizi sono aumentati del 2,1% a 6,4 miliardi (+0,1% nel domestico a 4,2 miliardi di euro, +6,1% in Brasile a 2,2 miliardi di euro). I margini risultano in miglioramento: l’Ebitda After Lease è cresciuto dell’1,2% a 1,8 miliardi di euro (-2,5% nel mercato domestico a 0,9 miliardi, +5,5% in Brasile a 0,9 miliardi), al netto della componente legata alle attività Mvno, l’incremento sarebbe stato del 6,3%.

Al 30 giugno 2026 l’Indebitamento Finanziario Netto rettificato After Lease di Gruppo  è sceso a 7,3 miliardi di euro, sostanzialmente stabile rispetto al 31 marzo 2026 e in miglioramento di oltre 0,2 miliardi di euro rispetto al 30 giugno 2025, con una leva finanziaria pari a 1,94x, precisa la nota.

Tuttavia, il semestre è ancora in perdita: nonostante il ritorno all’utile nel secondo trimestre, il risultato netto dei primi sei mesi resta negativo per 204 milioni di euro, perché pesa il rosso del primo trimestre.

IL RITORNO ALL’UTILE NEL SECONDO TRIMESTRE

Come già detto, il secondo trimestre riporta il gruppo all’utile. Tra aprile e giugno Tim ha registrato profitti per 88 milioni di euro, contro la perdita di 8 milioni dello stesso periodo del 2025 e soprattutto dopo il rosso di 292 milioni del primo trimestre 2026, influenzato da oneri non ricorrenti legati a costi e accantonamenti sul personale per 210 milioni di euro.

Proprio il secondo trimestre ha sostenuto la performance dell’intero semestre, grazie all’accelerazione della redditività nel periodo con l’Ebitda e l’Ebitda After Lease in crescita rispettivamente del 4,2% e del 4,5% anno su anno, e dal ritorno alla crescita del perimetro domestico. Accelerazione che sale rispettivamente all’8,1% e al 9,1% nel perimetro domestico escludendo l’effetto delle attività Mvno. Secondo la nota della società, questi risultati riflettono la progressiva normalizzazione degli effetti legati all’avvicendamento dei grandi clienti nel business Mvno, che avevano inciso soprattutto sui risultati del primo trimestre.

L’Equity Free Cash Flow After Lease del secondo trimestre è positivo per 1,0 miliardo di euro e comprende l’incasso del rimborso del canone di concessione 1998.

TIM CONSUMER IN CALO, CRESCONO INVECE ENTERPRISE E TIM BRASIL

Guardando alle singole aree di business dell’ex monopolista delle tlc italiano, Tim Enterprise e Tim Brasil hanno continuato a sostenere la performance del gruppo.

Nel primo semestre il segmento Tim Consumer ha registrato ricavi pari a 2,9 miliardi di euro, in diminuzione del 2,7% rispetto allo stesso periodo del 2025. La flessione è attribuita principalmente alla prevista contrazione delle attività Mvno, legata al graduale avvicendamento dei grandi clienti wholesale tra il 2025 e il 2026, al netto del quale l’andamento dei ricavi totali e da servizi del semestre sarebbe risultato stabile, precisa la nota. Nel secondo trimestre è proseguito il miglioramento dell’Arpu fisso, mentre sono rimasti stabili l’Arpu mobile e il tasso di churn.

Prosegue invece la crescita di Tim Enterprise, che nel semestre ha registrato ricavi per 1,7 miliardi di euro, in aumento del 5,6%, e ricavi da servizi in crescita del 5,7%. L’espansione è stata trainata soprattutto dal cloud, che si conferma la principale linea di business per contributo alla crescita, con ricavi in aumento del 18,1% anno su anno e un peso salito al 45% dei ricavi da servizi; la componente IT rappresenta il 67% dei ricavi da servizi, dal 65% del primo semestre 2025. I ricavi generati dal Polo Strategico Nazionale (Psn) sono cresciuti del 50% rispetto al primo semestre 2025 e il portafoglio ordini di Tim Enterprise è atteso superare i 4,5 miliardi di euro nel 2026 dai 4,0 miliardi del 2025.

Anche Tim Brasil ha chiuso il semestre in crescita, con ricavi pari a 2,3 miliardi di euro (+6%) ed Ebitda After Lease pari a 0,9 miliardi (+5,5%).

LE PAROLE DELL’AD LABRIOLA

“I risultati del primo semestre confermano la solidità del percorso intrapreso, che in questi cinque anni ha profondamente trasformato Tim. Nel secondo trimestre abbiamo registrato una chiara accelerazione della redditività e il ritorno alla crescita delle attività domestiche, superando progressivamente gli effetti temporanei che avevano caratterizzato l’inizio dell’esercizio. Tim continua a rafforzare il proprio ruolo di riferimento per la trasformazione digitale del Paese e Tim Brasil prosegue il proprio percorso di crescita” ha commentato l’ad Pietro Labriola, aggiungendo che “Su queste basi confermiamo tutti gli obiettivi indicati al mercato. In queste settimane si è aperto intanto un nuovo capitolo: lo scorso 18 luglio il Consiglio di Amministrazione ha infatti valutato positivamente l’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio promossa da Poste Italiane, ritenendone congruo il corrispettivo sul piano finanziario e apprezzandone il razionale e le prospettive industriali. La destinazione non cambia, cambia la velocità con cui possiamo raggiungerla”.

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