Considerato l’ultimo baluardo tra i marchi del lusso dell’abbigliamento, Hermès crolla in Borsa dopo una frenata delle vendite in Cina e una crescita della pelletteria inferiore alle attese degli investitori, riportando al centro del mercato le differenze con Kering e i segnali contrastanti di un settore ancora alle prese con consumi più prudenti.
Il titolo della maison francese ha vissuto ieri la peggiore seduta in oltre quindici anni, mentre il gruppo proprietario di Gucci ha registrato il maggiore rialzo giornaliero da anni grazie ai progressi del piano di rilancio.
IL TONFO DI HERMÈS
Le azioni di Hermès sono arrivate a perdere fino all’11,5% a Parigi, chiudendo a 1.509 euro e raggiungendo il livello più basso da gennaio 2023. La flessione, scrive Reuters, ha cancellato 19,7 miliardi di euro di capitalizzazione di mercato e ha segnato la peggiore giornata del titolo in oltre 15 anni.
La società produttrice delle (un tempo) agognatissime borse Birkin ha comunicato nel secondo trimestre vendite pari a 4,1 miliardi di euro, con una crescita del 6,7% a cambi costanti rispetto all’anno precedente, un dato in linea con le attese degli analisti. Il margine operativo del 41% è risultato superiore alle previsioni, ma gli investitori hanno concentrato l’attenzione sul rallentamento della crescita e sulla debolezza della domanda cinese.
La divisione pelletteria, che rappresenta quasi la metà dei ricavi del gruppo – osserva Bloomberg -, ha registrato una crescita del 10,2% nel trimestre a cambi costanti, inferiore alle aspettative degli analisti che indicavano un aumento del 10,7%. La performance ha comunque evidenziato la resilienza del marchio rispetto a molti concorrenti.
LA CINA RESTA IL PUNTO CRITICO
Ma il principale elemento di preoccupazione per Hermès riguarda il mercato cinese, che non ha ancora mostrato una vera ripresa dopo il rallentamento pluriennale dei consumi di lusso. La regione che comprende la Cina, prosegue Bloomberg, ha generato circa il 43% dei ricavi del gruppo nel primo semestre, una quota superiore a quella di LVMH, per cui l’Asia escluso il Giappone ha rappresentato il 29% delle entrate nello stesso periodo.
L’amministratore delegato Axel Dumas ha dichiarato che il mercato cinese si sta stabilizzando, ma senza segnali di una ripresa strutturale. “Vedo una stabilizzazione del mercato cinese, ma non vedo ancora una ripresa fondamentale”, ha affermato, spiegando che Hermès continua comunque a crescere nel Paese a un ritmo più lento rispetto agli anni precedenti.
Per valutare il possibile ritorno della domanda, Dumas ha indicato anche un parametro insolito, quello dei prezzi della carne di maiale, considerata un indicatore dei consumi legati a banchetti e ristoranti. “Sto aspettando la ripresa, che sarà un buon indicatore dell’ottimismo e del desiderio di qualcosa di gioioso”, ha detto agli analisti. I prezzi all’ingrosso del maiale in Cina hanno raggiunto il livello più basso degli ultimi 16 anni.
L’EFFETTO DE MEO SU KERING (E GUCCI)
La giornata negativa di Hermès ha avuto un forte contrasto con il balzo di Kering, le cui azioni sono invece salite fino al 16,9%, chiudendo a 292,85 euro e registrando il maggiore rialzo giornaliero in quasi 24 anni. Il mercato ha premiato i risultati di Gucci, che hanno superato le aspettative e rafforzato la fiducia nel piano di rilancio del Ceo Luca de Meo.
Gucci ha registrato nel secondo trimestre un calo dei ricavi organici del 2%, il dodicesimo trimestre consecutivo in diminuzione, ma il risultato è stato migliore delle previsioni e ha mostrato un miglioramento significativo rispetto al trimestre precedente. Il marchio punta a tornare alla crescita annuale attraverso un piano che prevede la chiusura di 100 negozi entro fine anno e una riduzione delle scorte del gruppo per 1 miliardo di euro entro 12 mesi.
Gli analisti di HSBC, scrive Reuters, hanno aggiornato la raccomandazione sul titolo Kering da “hold” a “buy”, sostenendo che “il gruppo si sta concentrando sulle priorità corrette per recuperare slancio e riconquistare i clienti aspirazionali, in particolare per il marchio Gucci”.
UN SETTORE ANCORA SOTTO PRESSIONE
I risultati di Hermès arrivano in una fase complessa per il comparto del lusso europeo, colpito dalla riduzione della spesa dei consumatori cinesi, dalle pressioni inflazionistiche e dal conflitto in Medio Oriente, che ha pesato sugli acquisti nei principali centri dello shopping come Dubai e sui flussi turistici verso l’Europa.
Anche LVMH, considerato un indicatore di riferimento per il settore, ha registrato risultati senza una forte accelerazione. Il gruppo ha visto il titolo chiudere in calo dello 0,5% dopo una seduta incerta, mentre Kering e Hermès hanno mostrato direzioni opposte.
Richemont, osserva Bloomberg, ha invece riportato risultati superiori alle attese grazie alla forza dei marchi di gioielleria Cartier e Van Cleef & Arpels, indicando una maggiore selettività dei consumatori nella spesa per beni di lusso. Kering ha beneficiato del miglioramento di Gucci, mentre Hermès ha continuato a essere valutata dal mercato sulla capacità di mantenere la crescita e difendere i margini.
“Il problema – ha spiegato l’analista di Morningstar Jelena Sokolova commentando i risultati Hermès – è che le azioni stanno trattando a 38 volte gli utili, di gran lunga il multiplo più alto del settore. E gli utili, essenzialmente, non si sono mossi”.






