L’amministrazione Trump ha annunciato l’avvio di una partnership internazionale per accelerare lo sviluppo di reti wireless 6G sicure, coinvolgendo oltre venti alleati chiave.
L’iniziativa mira a contrastare l’influenza della Cina sul futuro delle telecomunicazioni e a garantire che gli Stati Uniti e i loro partner mantengano la leadership tecnologica nella prossima generazione di reti, destinata a sostituire il 5G negli anni Trenta.
Come sottolinea Politico in un report che analizza la notizia, attraverso il coordinamento strategico, la condivisione di risorse tecniche e la preparazione alla commercializzazione, Washington vuole plasmare standard internazionali che riflettano valori di sicurezza, apertura e innovazione, piuttosto che modelli basati su sorveglianza e controllo.
Il contesto geopolitico
Il cuore dell’iniziativa è chiaramente la competizione con Pechino. Dopo le battaglie sul 5G, in cui gli Stati Uniti hanno speso miliardi per rimuovere attrezzature Huawei e ZTE dalle reti americane e hanno convinto molti alleati a fare lo stesso per ragioni di sicurezza nazionale, Washington vuole evitare di ripetere gli stessi errori con il 6G.
La Cina ha ambizioni espansive nel settore delle telecomunicazioni e aziende come Huawei e ZTE rappresentano ancora una presenza ingombrante a livello globale. L’alleanza serve proprio a creare un contrappeso credibile, soprattutto in vista della World Radiocommunication Conference del prossimo anno a Shanghai, dove si decideranno aspetti tecnici cruciali per il futuro delle reti wireless.
Senza un’azione coordinata, il rischio è che gli standard internazionali finiscano per rispecchiare priorità cinesi legate a censura, sorveglianza e controllo.
I Paesi coinvolti
La partnership lanciata dagli Usa include alleati consolidati come Regno Unito, Germania e Giappone, ma si estende a una lista più ampia di nazioni: c’è il nostro Paese e poi Albania, Australia, Canada, Repubblica Ceca, Corea del Sud, Costa Rica, Danimarca, Estonia, Filippine, Finlandia, Francia, Grecia, Honduras, Lettonia, Lituania, Norvegia, Panama, Paraguay, Romania e Svezia.
Si tratta di un gruppo eterogeneo ma accomunato dall’intenzione di lavorare con “nazioni affini”, ovvero Paesi con visioni simili su sicurezza e valori democratici.
L’iniziativa non si limita a dichiarazioni di principio: prevede punti di contatto tra governi, condivisione di risorse tecniche e un lavoro preparatorio per lo sviluppo commerciale.
Arielle Roth, responsabile della National Telecommunications and Information Administration (NTIA) che guida il progetto, ha sottolineato che il 6G sarà “drammaticamente diverso” dal 5G e richiederà quindi un “playbook” completamente nuovo, basato su una collaborazione internazionale senza precedenti.
Gli obiettivi e i principi guida
Il documento di intenti dell’alleanza è molto chiaro sugli obiettivi da perseguire. Si tratta di promuovere un sistema di comunicazioni globale aperto, interoperabile, sicuro, resiliente, supportato dall’IA e altamente innovativo ed efficiente dal punto di vista delle risorse.
I governi si impegnano a sviluppare basi solide per la sicurezza e la resilienza delle reti, lavorando a stretto contatto con industria, mondo accademico e altri stakeholder.
L’enfasi è posta sul rafforzamento delle catene di fornitura 6G, sull’accelerazione dell’innovazione e sulla necessità che il futuro delle comunicazioni wireless sia plasmato da nazioni ben sintonizzate su valori e principi comuni.
Sono stati fissati benchmark concreti nei prossimi mesi, inclusa una riunione in presenza degli alleati nel 2027 per discutere di best practices, analizzare il panorama strategico con gli attori industriali e pianificare le priorità successive.
Il collegamento con le politiche di Trump
Questa mossa si inserisce perfettamente nella visione di Trump per il primato americano nel settore tecnologico.
L’anno scorso il varo dell’One Big Beautiful Bill Act ha tracciato una strada per lo sviluppo delle reti di nuova generazione, mentre un memorandum presidenziale di dicembre ha esplicitamente chiesto la costruzione di coalizioni diplomatiche.
Roth ha ricordato che già a marzo aveva anticipato l’esigenza di abbandonare modelli obsoleti basati su censura e sorveglianza. L’iniziativa rappresenta quindi la concretizzazione di una strategia pensata da tempo.
Oggi è previsto un evento di lancio dell’iniziativa al Center for Strategic and International Studies con la presenza di Roth e del vicesegretario al Commercio Paul Dabbar, durante il quale verranno forniti ulteriori dettagli.






