Inutile nasconderlo: curiosando in libreria l’attenzione è subito attirata dall’originale fascetta di copertina molto più grande di quelle che si usano solitamente. Tanto spazio è necessario per riprodurre un quadro di Arthur Heyer che raffigura due bellissimi gattini angora. La scelta non è solo estetica ma anche un simbolico omaggio a Mirrina e Timoteo, due mici identici a quelli di Heyerche sono stati gli unici confidenti di Vilfredo Pareto mentre scriveva una sorta di diario con le sue riflessioni sul primo conflitto mondiale. “Guerra e propaganda” (Settecolori, 200 pagine, 18 euro) porta la data del 1918 e inizialmente non era destinato alla pubblicazione. Sta di fatto che un’edizione italiana arriva soltanto adesso grazie all’intuizione dell’editore ed è il momento opportuno perché anche a distanza di quasi un secolo le guerre e la propaganda sono sempre più una minaccia.
Pareto inizia a scrivere le sue riflessioni quando il conflitto sta per concludersi. L’arco temporale del diario è di un mese e mezzo fra il 4 aprile e il 18 maggio del 1918. Dagli eventi di quei giorni ma anche dal ricordo degli orrori cominciati nel 1914 coglie una ventina di spunti con cui dimostra come i governanti hanno saputo manipolare continuamente l’opinione pubblica attraverso la propaganda. Mai è stata fatta conoscere la verità mentre quasi sempre si è riusciti a convincere la gente di quello che si voleva far credere. In questo giocare sporco non esistono buoni e cattivi. Tutt’al più si sono vincitori e vinti. Ma tutti indistintamente hanno utilizzato a piene mani l’arte dell’inganno. E Pareto nelle sue riflessioni non fa sconti a nessuno da Clemenceau al Kaiser fino al governo italiano. Nell’isteria collettiva dei giorni in cui Pareto mette nero su bianco le proprie considerazioni ben pochi avrebbero accettato di discuterne. Così tocca a Mirrina e Timoteo, in un dialogo immaginario, porre domande e fare obiezioni che consentono all’autore di argomentare sempre più compiutamente le malefatte dei governanti e di tutti quelli, giornali compresi, che si sono prestati al loro gioco.
“Guerra e propaganda” è di fatto uno dei più convinti “j’accuse” contro i conflitti e, soprattutto, contro i politicanti che li scatenano e con l’inganno si procurano il consenso popolare. A qualcuno forse sembrerà strano che a scriverlo sia stato Vilfredo Pareto, grande sociologo ed economista al quale viene spesso arbitrariamente affibbiata un’etichetta politica. Vivendo a Losanna ed essendo deceduto nel 1923 pare difficile definirlo un fervente fascista. Purtroppo, a destra e a sinistra, persiste la tendenza a mettere all’indice un autore spesso senza averne letto nemmeno una riga. Di questo ostracismo, oggi amplificato dall’ottusità del politicamente corretto, sono stati vittima in tanti. Tocca ispirarsi all’esempio di Cesare Pavese che, da curatore di una collana dell’editore Einaudi, pubblicò perfino il volume di un ex simpatizzante nazista perché era un’opera di alto valore scientifico sulla storia delle religioni e non parlava di politica. Forse avrebbe apprezzato anche “Guerra e propaganda” come strumento per difendersi adesso dalle manipolazioni dei potenti.






