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Come andranno tassi e prezzi

I tassi di interesse, la concentrazione e le tensioni geopolitiche sono i sorvegliati speciali dell’estate. L'analisi di Carlo Benetti, Market Specialist di GAM

Gli investitori sanno che il tempo è il loro miglior alleato ma sanno anche che negli intervalli più brevi si nascondono i pericoli e il mese di agosto, con le sale operative semi-vuote e i volumi sottili, nella storia dei mercati finanziari è stato un mese particolarmente insidioso.

La rivoluzione del sistema monetario globale avvenne nell’agosto del 1971, nei canicolari agosti milanesi Enrico Cuccia predisponeva operazioni che richiedevano la massima riservatezza. Furono tribolate le estati del 1997, con la crisi del bath tailandese, e del 1998, quando il collasso del debito russo trascinò nella polvere il Long Term Capital Management, il “fondo dei premi Nobel”.

La prima crepa nell’edificio dei debiti cartolarizzati si verificò nell’agosto 2007, con la sospensione di tre fondi di investimento. Poi vennero la paura del 2015, con la svalutazione dello yuan, l’inversione della curva dei rendimenti nel 2019, i crolli nell’agosto 2024.

Insomma, come l’amore del film commedia americano, anche i mercati non vanno in vacanza o, per dirla con il poeta, “il denaro non dorme mai”.

Nella prima metà dell’anno i mercati hanno dimostrato olimpica indifferenza verso le tortuose vicende dello Stretto di Hormuz, continuando a registrare performance brillanti grazie alla fiducia riposta nella nuova struttura dell’economia americana, sempre più fondata su automazione, data center e industria della difesa.

L’Europa dal tardo passo è rimasta un po’ più indietro, penalizzata dall’affanno dell’economia tedesca e dalla crescente concorrenza industriale cinese. Ma ci sono splendide storie industriali, principalmente nei settori energetico e difesa, accompagnate da robusta crescita degli utili; anche da questa parte dell’Atlantico gli indici hanno messo a segno nuovi record e si è distinta Piazza Affari, trainata dal dinamismo del comparto bancario, dai titoli industriali e della difesa.

I record dei mercati celano tuttavia le insidie dell’incertezza; il tono di Wall Street sarà altrettanto forte e lineare come lo è stato negli ultimi mesi? si chiedeva il Financial Times qualche giorno fa. Dal canto loro, gli investitori osservano dubbiosi l’apparente immunità del mercato americano alle cattive notizie, si interrogano sulla possibile formazione di una bolla alimentata dall’entusiasmo per l’intelligenza artificiale.

“Chi dorme ad agosto dorme a suo costo”, recita un proverbio toscano: il desiderio di un meritato periodo di riposo è ovviamente ragionevole, in ogni caso sarà prudente dormire con un occhio solo, per non lasciarsi sfuggire i segnali che affiorano in superficie e i movimenti che si agitano sotto di essa.

I sorvegliati speciali dell’estate sono:

  1. i tassi di interesse: a giugno l’inflazione negli Stati Uniti è scesa al 3,5% tuttavia, con i prezzi del petrolio ancora nella girandola della volatilità, le prospettive sono di una inflazione ostinata, le pressioni sui prezzi e le tensioni in Medio Oriente tengono l’obiettivo del 2% della Fed fuori dalla portata immediata. La lettura di giugno ha dato un certo sollievo alla Fed di Warsh, che pure ha dichiarato la sua determinazione nel contrasto all’aumento dei prezzi ed ha adottato una postura restrittiva. Un’ulteriore variabile da monitorare sarà il progressivo venir meno della “forward guidance”. Kevin Warsh adotterà uno stile comunicativo più sobrio, rendendo più complessa l’interpretazione dell’orientamento della Federal Reserve. Gli analisti saranno così costretti a dedicarsi a minuziose esegesi dei comunicati ufficiali, moderni cremlinologi intenti a decifrare i segnali lessicali. L’effetto probabile sarà un aumento dell’incertezza, accompagnato da una maggiore volatilità dei mercati;
  2. la concentrazione azionaria: i mercati sembrano essersi abituati all’anomalia di indici sostenuti da una manciata di titoli, i protagonisti della rivoluzione digitale. L’economia americana si sta progressivamente ridefinendo attorno a una nuova base industriale, fondata su data center, automazione, aerospazio e difesa. Il mercato azionario riflette questa trasformazione premiando soprattutto i titoli tecnologici e industriali. Una certa concentrazione è sempre stata presente negli indici azionari americani, ma oggi il fenomeno ha raggiunto livelli senza precedenti: i primi dieci titoli rappresentano oltre il 37% dello S&P 500. A sostenere questa dinamica contribuisce la cosiddetta “trappola della concentrazione passiva”: i flussi diretti verso gli strumenti d’investimento passivi acquistano i titoli in proporzione alla loro capitalizzazione di mercato, alimentandone ulteriormente i prezzi e accrescendone il peso all’interno degli indici. Questa spirale autoalimentata rende il mercato più vulnerabile a shock improvvisi, ad esempio variazioni dei tassi d’interesse o delusioni sugli utili, e lascia molti investitori esposti, spesso inconsapevolmente, a portafogli sbilanciati, più concentrati e meno diversificati di quanto ritengano
  3. la geopolitica, le sue possibili conseguenze inflazionistiche. Le tensioni nello Stretto di Hormuz si sono nuovamente intensificate: il Memorandum firmato a giugno ha avuto una durata effimera, dissolto nel giro di poche settimane. Il confronto con l’Iran continua a rappresentare un fattore di pressione sui prezzi dell’energia e, di riflesso, sulle aspettative di inflazione e sulle decisioni delle banche centrali. Prezzi energetici più elevati limitano i margini di manovra delle autorità monetarie, costringendole a mantenere un atteggiamento prudente o addirittura restrittivo; e una politica monetaria più rigida non è mai stata amica dei mercati finanziari.

Lo scenario economico continua a evolvere e trasformarsi: il prezzo del petrolio e l’andamento dell’inflazione saranno tra i principali fattori in grado di orientare le scelte di politica monetaria. Ci troviamo in un contesto complesso e in continua evoluzione, nel quale la diversificazione torna a esprimere pienamente il proprio valore, soprattutto attraverso l’inserimento di classi di attivo alternative. Grazie alla loro bassa correlazione con le asset class tradizionali, queste soluzioni possono contribuire a migliorare il profilo di rischio dei portafogli e a contenere la volatilità; al tempo stesso, cercano di cogliere opportunità presenti anche nelle fasi di mercato caratterizzate da maggiore incertezza. Il risparmiatore che diversifica il portafoglio riesce così a mantenere un approccio pragmatico e flessibile, preserva la capacità di adattarsi ai cambiamenti dello scenario geopolitico e della politica monetaria.

La calura estiva induce alla tentazione di lasciare che tutto scorra fino a settembre ma i mercati non si fermano. Godiamoci questo tempo di riposo, non sarà necessario trascorrere le vacanze compulsando grafici e agenzie di stampa, ma non chiudiamo gli occhi completamente.

La pazienza è una virtù dei mercati, l’inerzia è un rischio.

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