A tre anni dall’inizio del lavoro che stiamo compiendo insieme alle comunità ebraiche, ai rappresentanti istituzionali e associativi, dall’impegno del Governo per affrontare la tragica realtà che continua a espandersi a macchia d’olio di orrore verso la popolazione ebrea, l’attualità ci riporta iniziative aberranti che chiaramente hanno una regia politica feroce.
Un link da aprire e un modulo da compilare: è così che ha preso forma una campagna di segnalazioni online che invita a censire la presenza di cittadini israeliani o ebrei negli alberghi, nelle strutture ricettive e nelle attività commerciali per realizzare una “mappatura sionista”.
Nelle Università, dove la cultura dovrebbe vivere la stagione migliore, gli studenti israeliani sono accerchiati dai sinistrosi filo-palestinesi, con la tacita accondiscendenza di insegnanti politicamente scorretti, nonostante la Ministra Bernini abbia assunto la responsabilità di condannare queste forme di discriminazione, affermando che il principio della libertà, la qualità della ricerca e la didattica sono sovrani.
È di queste ore, addirittura, una lettera di alcuni docenti del Comitato Sapienza per la Palestina che rabbiosamente pretende che il futuro rettore o rettrice assuma un impegno vincolante contro Israele, dopo che la precedente rettrice Polimeni aveva impedito che si interrompessero i rapporti accademici con Israele.
Il rischio è che l’antisemitismo contemporaneo venga sottovalutato o letto con categorie che non colgono la natura del fenomeno.
Alcuni partiti dicono che tutti devono professarsi subito antifascisti, ma questo è il nuovo nazifascismo.
Mappare gli ebrei è uno scandalo e non tutte le forze politiche hanno preso posizione contro chi nega il diritto all’esistenza. L’ideologia di alcuni colleghi della Sapienza è vergognosamente un’iniziativa razzista che pretende di condannare gli studenti e i colleghi a subire una fedeltà ideologica.
Demonizzare Israele e replicare alla marea propagandistica è molto faticoso perché, purtroppo, chi non è allineato tra le fila degli insegnanti di ogni ordine e grado viene isolato.
Si strumentalizzano i docenti e i bambini di Gaza, ma degli scolari israeliani rapiti, torturati, violentati e trucidati dai miliziani palestinesi naturalmente non ci si occupa. Neppure di quelli che hanno dovuto lasciare le proprie scuole e le proprie case perché distrutte o ancora minacciate dagli attacchi terroristici.
Il tavolo della Presidenza del Consiglio lavora a testa bassa e abbiamo individuato cinque linee di attività che contrastano l’antisemitismo.
Facciamo passi significativi, nonostante viviamo anche le battute sgradevoli di alcuni colleghi paludati che riescono persino a essere offensivi rispetto all’impegno di chi promuove, propone, agisce con il sostegno dei dirigenti e dei funzionari delle varie strutture dedicate, nell’ambito del documento che è stato elaborato, definito e presieduto dal Coordinatore nazionale per la lotta all’antisemitismo, Cons. Pasquale Angelosanto.
Azioni che portiamo avanti nell’arco di una prospettiva quinquennale e che, nell’ambito della formazione su un tema così delicato, dove trovano i rigurgiti più evidenti, rendono l’impegno particolarmente sensibile e gravoso.
La Strategia delinea un piano quinquennale che impegna gli atenei ad adottare misure, codici etici e programmi di formazione per prevenire l’odio e le discriminazioni, aggiornato con la CRUI, e si articola in cinque pilastri:
- Ricerca e analisi: monitoraggio dei fenomeni di discriminazione in ambito universitario e valorizzazione delle iniziative e dei corsi sulla storia ebraica.
- Formazione: iniziative dedicate a studenti, docenti e personale per riconoscere le attuali forme di pregiudizio e favorire workshop, incontri formativi e la valorizzazione della nuova strategia contro l’antisemitismo.
- Memoria: attività di sensibilizzazione sulla Shoah e sulla storia ebraica.
- Sicurezza: protezione degli spazi universitari e dei membri della comunità accademica.
- Monitoraggio del web: contrasto alla diffusione dell’odio online.
Andiamo avanti anche puntando, come di recente e con il sostegno amministrativo ed economico del Ministero, a stanziare alcune risorse e bandi. È evidente che, lavorando in sinergia, i risultati si ottengono ed è la migliore risposta che si può offrire ai nostri giovani e a chi, senza voler capire cosa anima l’impegno della verità, si permette di giudicare, senza impegno alcuno, la fatica di portare avanti e fare crescere nei giovani la coscienza del diritto di un popolo di esistere.






