- I mercati stanno ormai incorporando quasi integralmente un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve a settembre. Continuiamo a ritenere che livelli dei tassi USA intorno al 4,5% siano coerenti con una posizione neutrale per l’economia.
- L’indice di fiducia Sentix, gli ordinativi industriali tedeschi e la produzione industriale hanno tutti sorpreso positivamente rispetto alle attese. Manteniamo una visione neutrale sui tassi, ma riteniamo che rendimenti del Bund tedesco nell’area del 3,1%-3,2%, in prossimità dei massimi degli ultimi mesi, possano rappresentare livelli interessanti per adottare tatticamente una posizione lunga di duration.
- I portafogli sono stati riposizionati su una duration moderatamente lunga, principalmente attraverso un incremento dell’esposizione ai titoli di Stato italiani, mantenendo invariata quella sui titoli governativi tedeschi.
- L’esposizione alla curva dei rendimenti privilegia il tratto breve e intermedio delle scadenze, mentre permane un sottopeso sul segmento a lunga scadenza.
Nell’ultima settimana, il rendimento del Treasury statunitense è tornato in prossimità del 4,6%, in seguito alle notizie relative alle tensioni tra Stati Uniti e Iran legate al controllo dello Stretto di Hormuz. I tassi reali hanno continuato a salire, raggiungendo il 2,32%, mentre i tassi breakeven sull’inflazione (BE rate) sono rimasti sostanzialmente stabili intorno al 2,25%.
I verbali della Federal Reserve hanno rafforzato le preoccupazioni sul fronte dell’inflazione, evidenziando il possibile impatto di prezzi energetici più elevati, maggiori costi di produzione, pressioni sui prezzi legate all’Intelligenza Artificiale (AI) e agli effetti dei dazi commerciali. I membri della Fed hanno indicato che un ulteriore inasprimento della politica monetaria potrebbe rendersi necessario qualora l’inflazione dovesse dimostrarsi persistente e il mercato del lavoro continuasse a mostrare segnali di forza.
L’ISM Services si è attestato a 54,0, in linea con le attese, evidenziando una dinamica favorevole dell’occupazione e una moderazione della componente relativa ai prezzi pagati.
Sul fronte della crescita, le vendite al dettaglio sono previste sostanzialmente stabili, mentre la produzione industriale dovrebbe mostrare un rafforzamento, sostenendo i margini aziendali. Particolare attenzione sarà inoltre rivolta all’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan, atteso a 51,0 rispetto al 49,5 del mese precedente.
Gli investitori seguiranno con interesse anche le audizioni del Governatore della Fed Kevin Warsh davanti alle commissioni della Camera dei Rappresentanti e del Senato statunitensi.
I mercati stanno ormai incorporando quasi integralmente un rialzo dei tassi della Fed a settembre, sostenuti dalle aspettative di un contesto economico ancora solido, da un’inflazione superiore al 4% e da un mercato del lavoro resiliente. Continuiamo a ritenere che livelli dei tassi USA intorno al 4,5% siano coerenti con una posizione neutrale per l’economia; tuttavia, l’evoluzione delle tensioni tra Iran e Stati Uniti e la pubblicazione dei prossimi dati macroeconomici potrebbero generare ulteriore volatilità attorno a tali livelli.
I rendimenti del Bund tedesco sono saliti fino al 3,1%, in seguito alle ultime notizie provenienti dall’Iran e al rialzo del prezzo del petrolio verso gli 80 dollari al barile. Contestualmente, i tassi breakeven sull’inflazione (BE rate) sono aumentati fino al 2,02%, mentre le aspettative d’inflazione a termine 5Y5Y sono rimaste sostanzialmente stabili intorno al 2,12%.
L’indice Sentix, gli ordinativi industriali tedeschi e la produzione industriale hanno registrato risultati superiori alle attese, rafforzando i segnali che il ciclo di crescita dell’Eurozona potrebbe aver raggiunto un punto di minimo. Anche i verbali della Banca Centrale Europea (BCE) hanno mostrato un orientamento moderatamente restrittivo (hawkish), lasciando aperta la possibilità di ulteriori interventi di politica monetaria qualora necessario.
La produzione industriale dell’Eurozona è attesa in recupero, fornendo ulteriori evidenze della graduale stabilizzazione dell’economia europea. A seguito del recente rialzo dei prezzi energetici, il mercato è tornato a scontare la possibilità di un rialzo dei tassi BCE nel prossimo meeting di settembre.
Manteniamo una posizione neutrale sui tassi d’interesse, ma riteniamo che rendimenti del Bund compresi tra il 3,1% e il 3,2%, in prossimità dei massimi degli ultimi mesi, possano rappresentare livelli interessanti per assumere tatticamente una posizione di duration moderatamente lunga.
Lo spread BTP-Bund decennale si è mantenuto nell’intervallo compreso tra 70 e 80 punti base a partire dal mese di maggio. Qualora il quadro geopolitico non compromettesse il processo di stabilizzazione dei prezzi dell’energia, i BTP potrebbero continuare a mostrare una fase di consolidamento.
I portafogli sono stati riposizionati su una duration moderatamente lunga, principalmente attraverso un incremento dell’esposizione sui titoli di Stato italiani, mantenendo invariata quella sui titoli governativi tedeschi. Restano inoltre invariate le posizioni lunghe sui titoli governativi di Spagna, Grecia e dell’Unione Europea, così come la posizione corta sui titoli governativi francesi.
Per quanto riguarda la curva dei rendimenti, i portafogli continuano a privilegiare il segmento delle scadenze brevi e intermedie, mantenendo al contempo una posizione sottopesata sul tratto trentennale della curva.
Manteniamo invariata l’esposizione al credito Investment Grade (IG), poiché i rischi al ribasso restano contenuti in assenza di una significativa escalation del contesto geopolitico. Il comparto del credito Investment Grade europeo ha dimostrato una buona capacità di tenuta nonostante le recenti preoccupazioni inflazionistiche legate agli sviluppi in Medio Oriente, mentre l’attuale contesto di tassi d’interesse elevati continua a sostenere la domanda di obbligazioni societarie, grazie a livelli di carry e di reddito cedolare particolarmente interessanti.
Continuiamo a privilegiare le obbligazioni cash rispetto ai Credit Default Swap (CDS), poiché il miglioramento dei fattori tecnici di mercato, favorito da una minore offerta sul mercato primario, dovrebbe fornire ulteriore supporto al comparto del credito corporate.
Il rischio di credito è stato gradualmente ridotto attraverso una minore esposizione ai settori ciclici e al debito subordinato. Manteniamo tuttavia un sovrappeso nelle obbligazioni con rating BBB e negli strumenti Financials Tier 2, oltre a una preferenza per il tratto intermedio della curva dei rendimenti, dove i rendimenti corretti per il rischio continuano a risultare interessanti.






