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Autostrade, servono gallerie e ponti nuovi (non tutti a norma). Parola di Aiscat

Parole, numeri, mea culpa e auspici (verso lo Stato) di Fabrizio Larini, presidente Aiscat, l'associazione che riunisce le concessionarie autostradali

Molti ponti e gallerie delle autostrade non sono a norma, dunque serve un supporto dello Stato: è necessario approvare i Piani Economico-Finanziari (PEF) e garantire un quadro regolatorio stabile, condizioni indispensabili per programmare e realizzare gli investimenti.

E’ quello che dicono in sostanza le concessionarie autostradali. Ecco che cosa è emerso dall’assemblea dell’associazione confindustriale.

COME STANNO PONTI E GALLERIE DELLE AUTOSTRADE

“Le infrastrutture autostradali italiane richiedono importanti interventi di rigenerazione: oggi il comparto si trova nella situazione di dover adeguare alle nuove norme oltre il 70% delle gallerie e il 50% dei ponti esistenti, costruiti prima degli anni ’80. Pertanto, si rende necessario per le società concessionarie effettuare investimenti dell’ordine di 50 miliardi di euro complessivi, che le concessionarie hanno gia’ cominciato ad avviare negli scorsi anni anche in assenza di nuovi PEF aggiornati o approvati”. Lo ha detto senza tanti giri di parole il presidente di Aiscat, Fabrizio Larini, parlando delle sfide future delle concessionarie autostradali.

CHE COSA HA DETTO IL PRESIDENTE DI AISCAT

“Gli anni che ci attendono saranno dunque, per il settore autostradale, una nuova stagione di grandi trasformazioni, paragonabile a quella degli anni Settanta. Saremo chiamati ad adeguare la rete alle nuove esigenze della mobilita’, ad aumentare ulteriormente i livelli di sicurezza, a recepire le normative europee e a garantire infrastrutture sempre piu’ accessibili e inclusive, con particolare attenzione alle persone con disabilita’. Dobbiamo quindi senz’altro guardare al futuro con lungimiranza. E’ giusto affrontare le esigenze dell’oggi, ma con una visione capace di costruire la mobilita’ dei prossimi decenni”.

L’APPELLO DI LARINI

Quindi un appello lanciato dal neo presidente di Aiscat: “Dobbiamo impegnarci anche a cambiare la percezione delle concessionarie autostradali. Non siamo soltanto il pedaggio, peraltro strettamente connesso agli investimenti effettuati dalle concessionarie ed il frutto di un percorso autorizzativo che coinvolge ministero e Autorità. Siamo i custodi di un patrimonio infrastrutturale essenziale per il Sistema Paese. Far comprendere questo valore ai cittadini è una responsabilità che dobbiamo assumerci tutti, perché solo così sarà riconosciuto il ruolo fondamentale che le concessionarie svolgono ogni giorno per la crescita, la sicurezza e la competitività dell’Italia”, ha detto Larini alla platea dell’assemblea pubblica dell’associazione ‘Un comparto, una visione: i valori della ripartenza per il futuro del settore’.

OBIETTIVI ED ERRORI DELLE CONCESSIONARIE AUTOSTRADALI

“Nonostante il costante impegno e i risultati conseguiti, siamo consapevoli che il valore del lavoro svolto dal comparto non sempre riesce a emergere pienamente nel dibattito pubblico. Per questo dobbiamo essere noi, per primi, capaci di comunicare meglio cio’ che realizziamo ogni giorno: gli investimenti sulla sicurezza, la manutenzione delle infrastrutture, l’innovazione tecnologica, l’assistenza agli utenti e il contributo concreto che la rete autostradale offre allo sviluppo economico e sociale del Paese” premette. E in questo percorso “riteniamo fondamentale costruire un rapporto sempre piu’ aperto, trasparente e collaborativo con il mondo dell’informazione, utile a comprendere la complessita’ e il valore strategico del nostro settore”. “Raccontare questo valore significa restituire ai cittadini una fotografia piu’ completa del nostro ruolo’ conclude.

IL CASO MORANDI DI AUTOSTRADE DELL’EPOCA BENETTON

Ma proprio oggi è tornato in auge il caso Morandi, come svelato oggi dal Corriere della sera: «Nel tempo che seguì il crollo del ponte Morandi continuavo a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo… Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili, porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale… Rompiamo dunque il silenzio». A otto anni dal disastro del ponte Morandi e alla vigilia dell’attesa sentenza al termine di un processo monstre, arriva la sorprendente lettera di scuse da parte di Autostrade per l’Italia (Aspi), il concessionario che gestiva la struttura. La firma è di Arrigo Giana, amministratore delegato della società dallo scorso anno, che ricorda come l’azienda sia profondamente cambiata. Ci sono nuovi azionisti, nuovi dirigenti e lo Stato si è messo al timone con un occhio attento alla sicurezza. La lettera (testo integrale in pagina) è anche una presa di distanza dalla vecchia proprietà, la famiglia Benetton, che a Genova non gode di molte simpatie e le mancate scuse dopo la tragedia non hanno aiutato. «Dalle nostre parti il silenzio è considerato un segno di rispetto», cercò di spiegare Gilberto Benetton, venuto a mancare pochi mesi dopo il crollo, in rappresentanza del gruppo trevigiano allora proprietario (era primo azionista di Atlantia che controllava Aspi). Un anno dopo fu suo fratello Luciano a far insorgere i parenti delle vittime: «Nessun componente della famiglia ha mai gestito Autostrade, siamo parte lesa», disse e si alzò un altro polverone. Solo nel 2022 Alessandro Benetton, figlio di Luciano, fresco di nomina a presidente della holding di famiglia Edizione, che aveva firmato l’accordo con Cassa depositi e prestiti per uscire dal capitale di Aspi, fece un mea culpa: «Avremmo dovuto subito chiedere scusa».

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