Caspita. Già ci risiamo con la condivisione di una posizione di Marco Travaglio. La cosa comincia a preoccuparmi davvero. Gli riconosco il merito della chiarezza nella rappresentazione della gara in corso nel cosiddetto campo largo per definire leader e programma di un governo alternativo a quello in carica di centrodestra guidato da Giorgia Meloni. Leader e programma, in particolare, di politica estera e di difesa.
“Se il premier -ha spiegato Travaglio sul Fatto Quotidiano raccontando dell’”ultima piazza” dove si sono esibiti a Napoli insieme la segretaria del Nazareno e l’ex premier pentastellato- sarà la Schlein e alla Difesa andrà uno qualunque del Pd (su questo Guerini, Fassino, Quartapelle e lo schleiniano Taruffi la pensano allo stesso modo), non cambierà nulla” rispetto a quanto fa la Meloni aiutando l’Ucraina e partecipando all’aumento delle spese militari nell’Unione Europea, “Se invece il premier sarà Conte e alla Difesa andrà un nemico del riarmo, cambierà almeno qualcosa”, ha scritto Travaglio non spingendosi sino al “tutto” chissà per quale crisi intervenuta nei suoi rapporti di stima, se non di devozione, con l’aspirante pentastellato al ritorno a Palazzo Chigi.
“Se non si scioglie questo nodo”, anzi “il nodo”- ha spiegato Travaglio calandosi anche lui nelle cronache di piazza e dintorni- è inutile farsi i selfie in trattoria o i comizi “unitari” parlando d’altro o sparando retorica “mai più divisi”: le foto puzzano di fasullo almeno quanto le parole”. Un campo largo, se non “giusto” come lo preferisce Conte, ma un po’ anche maleodorante.
Credo che anche dalla rappresentazione di Travaglio abbia ricavato l’insospettabile Massimo Giannini, sulla Repubblica di carta in crisi di identità e di direzione col suo nuovo editore greco, la sensazione che il progetto dell’alternativa sia fatto solo di “illusioni”. E che le carte continui ad averle in mano la Meloni, pur sconfitta nel referendum sulla riforma costituzionale della magistratura. Che peraltro non se la passa proprio bene neppure essa, dopo essere scampata al destino che temeva di sottomissione al governo. Essa è sottomessa, ancora peggio, ai suoi giochi interni.




