Dalle cronache del caso Ranucci-Lavitola ho scoperto che cosa mi sia perduto resistendo tante volte alla tentazione di andare al Cefalù, il ristorante romano di pesce allestito dal mio amico Walter -sì, Lavitola, proprio lui- dopo le sue avventure e disavventure politiche, giudiziarie e editoriali. Alle quali mi capitò per qualche mese di partecipare collaborando, su richiesta del nostro comune amico Fabrizio Cicchitto, al tentativo di rianimare la storica testata socialista di Avanti! mettendogli l’articolo e l’apostrofo con la benevola disattenzione della magistratura napoletana. Scappai via quando seppi, fra l’altro, che Lavitola stava trattando con Massimo D’Alema, o qualche suo emissario, per cedergli la testata. Sentii, non so ancora se a torto o a ragione, puzza di tradimento anche personale di Bettino Craxi e me ne andai ritirando la partecipazione del tutto gratuita, come per il resto, ad un comitato di garanzia, o qualcosa del genere, in cui avevo accettato di entrare, fra gli altri, con Margherita Boniver.
Già allora tuttavia avevo avvertito odore o puzza, come preferite, di pesce sentendo Walter, alla guida della sua auto, trattare al telefono partite importanti di pesca parlando al telefono con un amico o socio in Sud America.
Mi sono perso, tornando all’inizio, ciò che invece ha visto e vissuto al Cefalù il mio amico più socievole e curioso Paolo Mieli. Che ha raccontato, anzi testimoniato, in televisione di Lavitola e della sua amicizia col conduttore, inchiestista e altro ancora della Tv di Stato Sigfrido Ranucci. Di cui Walter, commissionando o preparando sondaggi, si sarebbe messo in testa di coltivare o assecondare un’impresa politica nel campo largo, larghissimo dell’alternativa al centrodestra. Dove il volenteroso, generoso e fantasmagorico Goffredo Bettini, magari, avrebbe potuto rimediare un posto se la faccenda non avesse avuto gli sviluppi persino “stragisti” di un attentato finalizzato ad aumentare la visibilità di Ranucci. Che ora non si dà pace, pubblicamente, del carattere a dir poco paradossale della sua vicenda mediatica. Come -risulta dalle dichiarazioni di un avvocato- non se ne dà lo stesso Lavitola, sotto indagini sinora a piede libero dopo essere stato interrogato e perquisito.




