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Guerra dei chip, ecco piani e annunci della Cina. Report Economist

Gli Stati Uniti sospettano che una macchina Euv di Asml sia arrivata in Cina, ma l'azienda olandese smentisce. Sullo sfondo si intensifica lo scontro tra Washington, Pechino e Bruxelles per il controllo dei semiconduttori.

I Paesi Bassi hanno storicamente influenzato gli equilibri globali attraverso il trasferimento di competenze tecnologiche, dalle innovazioni agricole del XVII secolo fino ai progetti nucleari sottratti negli anni ’70. Oggi l’amministrazione Trump accusa il know-how olandese di aver alterato nuovamente i rapporti di forza mondiali. Dal 2019 gli Stati Uniti bloccano l’esportazione in Cina dei macchinari per la litografia a raggi ultravioletti estremi (EUV), fondamentali per produrre i semiconduttori avanzati che alimentano i modelli di intelligenza artificiale più performanti. Queste macchine sono prodotte in esclusiva mondiale dalla società olandese ASML. Nelle ultime settimane, il segretario al Commercio americano, Howard Lutnick, ha gettato l’azienda nel caos condividendo il timore che uno di questi impianti sia finito in Cina – scrive The Economist.

IL CASO ASML IN CINA

ASML respinge categoricamente l’accusa, definendola impossibile. La società ha dichiarato alle autorità americane di conoscere l’esatta posizione di tutte le 340 macchine EUV prodotte finora, precisando che nessuna si trova in Cina. Inoltre, l’azienda sottolinea che solo i propri ingegneri possono trasportare e monitorare online questi macchinari altamente sensibili.

Nonostante le richieste, ASML non ha ancora ricevuto alcuna prova a sostegno delle affermazioni di Lutnick. Anche il governo olandese, pur prendendo sul serio la segnalazione, frena: il ministro del Commercio Sjoerd Sjoerdsma ha confermato che l’esecutivo olandese applica rigorosamente i controlli sulle esportazioni ma che, al momento, non ha avviato alcuna indagine ufficiale sulla base delle affermazioni americane.

Gli esperti del settore ritengono altamente improbabile il trasferimento di un’intera macchina EUV, ma non escludono che singoli componenti sensibili possano essere arrivati in Cina tramite fornitori terzi. Altri analisti pensano che la vera controversia riguardi i macchinari DUV (ultravioletti profondi) di vecchia generazione, che non sono coperti dai blocchi e hanno rappresentato circa un terzo dei ricavi di ASML nel 2025. Al di là della disputa sui singoli macchinari, emergono profonde divergenze strategiche su come l’Occidente debba rispondere ai progressi tecnologici cinesi. Diversi funzionari europei temono che l’amministrazione Trump stia usando la linea dura per costringere ASML a spostare una quota maggiore delle proprie attività negli Stati Uniti per favorire l’industria dei chip americana.

A CHE PUNTO È LA CINA SUI CHIP?

Un interrogativo centrale riguarda lo stato di avanzamento tecnologico della Cina. Nel dicembre scorso sono emerse notizie secondo cui un team di ex ingegneri di ASML avrebbe completato un prototipo di macchina EUV all’inizio del 2025, avviando i test in un laboratorio blindato a Shenzhen. Il governo cinese si è posto l’obiettivo di produrre microchip funzionanti entro il 2028; sebbene molti esperti ritengano che servirà almeno un decennio per avere un sistema EUV pienamente operativo, Pechino sta registrando progressi più rapidi del previsto. Inoltre, aziende cinesi come SMIC e Huawei hanno sviluppato tecniche di “multi-patterning” usando i vecchi sistemi DUV per produrre chip inferiori ai 7 nanometri, un risultato finora ritenuto possibile solo con le macchine EUV. Questo processo è costoso e soggetto a errori, ma potrebbe consentire alla Cina di produrre i milioni di semiconduttori avanzati necessari per competere nella corsa all’IA.

L’ALLEANZA PAX SILICA

Per rispondere a questa sfida, gli Stati Uniti hanno promosso l’alleanza Pax Silica, siglata anche dall’Unione Europea e dai Paesi Bassi, per uniformare i controlli sulle esportazioni. Al contempo, l’iniziativa americana più divisiva è il MATCH Act, una proposta di legge bipartisan che punta a bloccare non solo la vendita delle macchine DUV in Cina, ma anche la fornitura di assistenza, pezzi di ricambio e software per le centinaia di macchinari già presenti nel Paese. La legge impone ai governi alleati un limite di 150 giorni per adeguarsi alle restrizioni americane, pena l’applicazione di sanzioni extraterritoriali.

I PAESI BASSI CONTRO IL MATCH ACT

Il governo olandese contesta l’approccio del MATCH Act, criticando la pretesa di applicare le leggi statunitensi ad aziende europee e sottolineando la contraddizione di un’amministrazione che chiede il blocco dei vecchi macchinari olandesi ma consente a Nvidia l’esportazione in Cina dei chip IA H200. Nel frattempo, la Cina ha condannato la legge americana e ha introdotto contromisure per penalizzare le aziende estere che rispettano le sanzioni di Washington. I Paesi Bassi stanno già subendo le ritorsioni di Pechino dopo la decisione di assumere il controllo di Nexperia, un produttore di chip olandese di proprietà cinese, per impedirne il trasferimento in Asia: il governo cinese ha bloccato le esportazioni di Nexperia dalla Cina, danneggiando le catene di fornitura dell’industria automobilistica europea e giapponese. La disputa sui macchinari di ASML si inserisce in una più ampia battaglia geopolitica sul controllo tecnologico, della quale questo scontro rappresenta solo l’inizio.

(Estratto dalla rassegna stampa di eprcomunicazione)

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