Benjamin Graham, il leggendario investitore considerato uno dei padri dell’analisi finanziaria moderna, scrisse una volta che “nel breve periodo il mercato è una macchina per votare, ma nel lungo termine diventa una macchina che pesa”.
Questo concetto, sottolinea il Financial Times in un commento firmato da John Thornhill, si adatta perfettamente alla fase attuale del boom dell’IA.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un entusiasmo quasi maniacale da parte degli investitori privati, che hanno spinto le valutazioni di società come OpenAI e Anthropic verso livelli stratosferici.
Ora però, si sta avvicinando il momento della verità: quando queste aziende approderanno in borsa, gli investitori istituzionali più prudenti e orientati ai risultati concreti inizieranno a valutare non più le promesse futuribili, ma la capacità reale di generare profitti sostenibili nel tempo.
L’entusiasmo degli investitori privati e lo sguardo severo di quelli pubblici
Per anni gli investitori di capitale di rischio della costa occidentale americana hanno gareggiato con offerte sempre più aggressive per finanziare OpenAI e Anthropic, arrivando a valorizzarle quasi mille miliardi di dollari ciascuna in vista della quotazione in borsa.
Si tratta di una dinamica tipica delle startup tecnologiche: con storie aziendali ancora brevi e risultati futuri incerti, le valutazioni si basano soprattutto sulla narrazione e sulla paura di perdere un’opportunità storica legata allo sviluppo di una superintelligenza artificiale.
Il mantra è sempre lo stesso: come si fa a restare fuori da quella che sembra una rivoluzione destinata a cambiare il mondo?
Tuttavia, quando queste società arriveranno sul mercato pubblico, dovranno confrontarsi con investitori istituzionali più pragmatici, spesso della costa orientale, abituati a esaminare con attenzione i bilanci, i flussi di cassa e la capacità di generare utili.
L’entusiasmo degli utenti non si trasformerà automaticamente in valutazioni sostenibili. I prospetti di quotazione dovranno essere solidi, perché le vibrazioni positive da sole non basteranno a giustificare capitalizzazioni così elevate.
Il caso SpaceX
Un termine di paragone spesso citato è SpaceX, quotata di recente a un valore di 1,8 trilioni di dollari.
Gli investitori hanno accolto con favore l’offerta nonostante, secondo Morningstar, la valutazione fosse gonfiata di circa mille miliardi rispetto a una stima più realistica di valore.
Il successo si spiega con due vantaggi importanti: al centro dell’azienda c’è un’attività altamente difendibile costituita dai lanci di razzi e dalla gestione di satelliti, e il fondatore Elon Musk gode di un seguito quasi religioso tra gli investitori individuali.
Eppure anche SpaceX ha mostrato segnali di cautela da parte del mercato. La successiva emissione di obbligazioni per 25 miliardi di dollari ha visto i bond, inizialmente classificati come investment grade dalle agenzie di rating, scivolare rapidamente nel territorio dei titoli spazzatura. Questo riflette le perdite operative ancora significative dell’azienda.
Se una realtà con asset fisici e un leader carismatico incontra già queste difficoltà, le prospettive per le società puramente focalizzate sull’IA appaiono ancora più incerte.
Un modello di business ancora incerto
Il primo grande ostacolo è che né OpenAI né Anthropic hanno ancora dimostrato di possedere un modello di business sostenibile nel lungo termine.
È vero che entrambe hanno sviluppato modelli di IA straordinari, capaci di conquistare gli utenti e di far crescere rapidamente i ricavi. Ma i numeri restano preoccupanti: i costi per rimanere all’avanguardia tecnologica sono enormi e continuano a salire, mentre il rischio di restare indietro potrebbe essere ancora più grave.
Un recente rapporto di Exponential View ha calcolato che il settore tecnologico ha generato circa 110 miliardi di dollari di ricavi dall’IA generativa nell’ultimo anno, un ritmo di crescita mai visto in cicli tecnologici precedenti. Tuttavia, i modelli di base rappresentano solo l’11% di questi ricavi nel primo trimestre del 2026, mentre l’82% va ai servizi di hosting e infrastrutture.
JPMorgan prevede che nei prossimi cinque anni verranno spesi ben 5 trilioni di dollari in infrastrutture legate all’IA. Come osserva Matt Scherer dell’Open Markets Institute, l’industria sta producendo ricavi a undici cifre per coprire spese a tredici cifre, basandosi su aspettative di crescita futura ottimistiche.
I colossi tecnologici da alleati a concorrenti
La situazione si sta complicando perché i giganti americani che avevano pesantemente investito in queste startup, tra cui Microsoft, Alphabet e Amazon, stanno passando da partner a concorrenti agguerriti.
Alphabet, ad esempio, sta raccogliendo 80 miliardi di dollari attraverso una nuova emissione di azioni per finanziare fino a 190 miliardi di investimenti in capitale quest’anno.
Anche SpaceX sta espandendo con decisione la propria attività di IA, inclusa l’acquisizione per 60 miliardi di dollari di Cursor, una startup specializzata nella modifica del codice, in diretta competizione con Anthropic.
Questo cambiamento riduce il sostegno finanziario su cui OpenAI e Anthropic hanno potuto contare finora e aumenta la pressione competitiva sul mercato.
La riduzione dei margini
Un altro fattore preoccupante è la rapida trasformazione dei modelli di IA in prodotti di largo consumo.
Molti direttori finanziari stanno scoprendo che i dipendenti utilizzano questi strumenti con entusiasmo, accumulando costi elevati senza ottenere ritorni proporzionati sugli investimenti. Di conseguenza, sempre più aziende si stanno orientando verso modelli open source più economici, molti dei quali di origine cinese, per le attività di routine.
Anthropic sembra godere attualmente di un vantaggio nel rivolgersi alle aziende, con ricavi in crescita e applicazioni concrete in settori come il diritto e le scienze. Tuttavia, la sua quotazione potrebbe essere ostacolata dalla causa intentata contro il governo americano dopo essere stata inserita nella lista dei “rischi per la catena di fornitura” a seguito di contrasti con il Pentagono.
OpenAI, invece, sta cercando di avvicinarsi all’amministrazione Trump offrendo al governo il 5% delle proprie azioni.
Il nervosismo crescente dei mercati
Intanto i mercati azionari mostrano segnali di inquietudine di fronte ai piani di investimento colossali dell’industria.
Se da una parte i produttori di semiconduttori hanno continuato a correre, dall’altra i cosiddetti Magnificent Seven sono stati eclissati persino dai titoli di stato britannici nella prima metà dell’anno.
Secondo il veterano Jeremy Grantham, il mercato americano ha raggiunto i livelli di valutazione più alti di sempre. La Banca dei Regolamenti Internazionali ha messo in guardia sul fatto che l’attuale euforia per l’IA potrebbe sfociare in un tracollo degli investimenti.
Sono molti i parallelismi con la bolla delle dotcom del 2000: anche allora nacquero colossi destinati a durare come Amazon e Google, ma il Nasdaq crollò del 77% e quasi 4.800 società internet fallirono entro il 2003.
OpenAI e Anthropic devono sperare di aver azzeccato i tempi giusti, perché il passaggio dalla fase di entusiasmo speculativo a quella della valutazione concreta sarà inevitabile e severo.



