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La dichiarazione di indipendenza americana e il genio (sottovalutato) italiano

L'intervento di Massimo Balducci

 

La data del 4 luglio, anniversario della dichiarazione di indipendenza degli USA (realizzatasi nel 1776), sta diventando una data calda in considerazione dello stato dei rapporti tra Italia e USA. Da studioso delle istituzioni e del loro sviluppo storico non posso fare a meno di rimproverare al dibattito il fatto che venga ignorato che un contributo fondamentale alla stesura della Dichiarazione di Indipendenza USA fu dato dall’italiano Filippo MAZZEI. A Filippo MAZZEI  si deve tra l’altro la formalizzazione del concetto secondo cui “all men are created equal… they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights… Life, Liberty and the pursuit of Happiness” (concetto che ogni cittadino è responsabile della sua felicità). Qui di seguito  riassumerò schematicamente (i) il valore i questo principio, (ii) i fondamenti storici che giustificano l’attribuzione a MAZZEI di questo principio, (iii)  le conseguenze che se ne potrebbero/dovrebbero trarre oggi.

Riconoscere a ogni essere umano il diritto di pursuit of Happiness significa superare una tradizione plurisecolare che assegnava ad un potere superiore -vuoi lo Stato, vuoi la Chiesa- la responsabilità esclusiva di decidere per ogni uomo/suddito che cosa fosse bene per lui in vista della futura vita eterna, laddove su questa terra non poteva esserci felicità ma solo dolore ed espiazione.

Filippo Mazzei era nato a Poggio a Caiano (tra Firenze e Prato) nel 1730. Dopo aver peregrinato tra Pisa e Smirne nel 1754 si trasferì a Londra dove conobbe Benjamin Franklin e Thomas Adams. Su invito di questi amici si trasferì nel 1773 in Virginia. Qui incontrò Thomas Jefferson nella di lui tenuta di Monticello. Tra Jefferson e Mazzei si sviluppò presto un sodalizio commerciale e intellettuale. Mazzei si trovò presto coinvolto nei sommovimenti della Virginia e scrisse numerosi libelli alcuni dei quali furono tradotti in Inglese  da Jefferson che ne fu influenzato al punto che diverse frasi di Mazzei si ritrovano  nella Dichiarazione di Indipendenza  del 1776 (tra queste la pursuit of Happiness). Uno scritto di Mazzei (Instructions of the Frreholders of Albemarle County to their Delegates in Convention) servì più tardi a Jefferson come bozza per il primo tentativo di stesura della Costituzione. Nel 1778, oramai naturalizzato come cittadino americano, fu mandato in Francia a cercare sostegni e armi per la rivoluzione USA.

C’è da chiedersi come mai il ruolo di Filippo Mazzei sia stato pesantemente sottovalutato ed ignorato dalla cultura italiana e statunitense, con l’eccezione di una emissione filatelica congiunta delle poste americane e delle poste italiane del 1980 in occasione del 250esimo anniversario della nascita di Mazzei. Per quanto riguarda il silenzio sul versante italiano è possibile che una causa sia rappresentata dal fatto che Mazzei era un libero muratore. Il silenzio americano forse ha altri motivi che andrebbero investigati. I nudi fatti, peraltro, mettono in evidenza un ruolo giocato da Mazzei nella Rivoluzione USA certamente non inferire a quello avuto da LaFayette.

I legami tra Italia e USA non si esauriscono nei venti milioni di italo americani e nel prestigio della cucina italiana. La stessa base culturale su cui si è sviluppata la società statunitense è pesantemente intrisa di valori propri della cultura italiana. Quando alla fine della seconda guerra mondiale i giovani statunitensi sono venuti in Italia ed hanno sacrificato le loro vite, liberandoci dal giogo nazifascista e tenendoci lontano dalla minaccia stalinista, in effetti ci hanno aiutato a far prevalere quei valori che la cultura italiana, per il tramite di Mazzei, aveva posto alla base della società americana, valori che condividiamo da sempre.

Per chi fosse interessato ad approfondire il tema suggerisco la lettura di Elisabetta Catelani (a cura di) Filippo Mazzei, il granduca Pietro Lepoldo e la riscoperta dell’America,  C&P Adver Effici, 2026.

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