La deglobalizzazione non rappresenta soltanto un rischio, ma sta creando nuovi beneficiari grazie all’affermarsi del nearshoring, con America Latina e India tra i principali vincitori.
Il Messico, in particolare, emerge come uno dei maggiori beneficiari grazie alla sua vicinanza agli Stati Uniti e al suo ruolo nella manifattura a basso e medio valore aggiunto. Anche l’India sta beneficiando della diversificazione delle catene di approvvigionamento lontano dalla Cina, pur non attirando ancora lo stesso livello di manifattura avanzata presente in Corea o Taiwan.
L’America Latina è ben posizionata per il prossimo ciclo
L’America Latina è uno dei principali potenziali beneficiari di un nuovo ciclo positivo per i mercati emergenti. Storicamente, la regione tende a performare bene in un contesto di indebolimento del dollaro statunitense, favorita da valute più forti e dall’esposizione alle materie prime.
Inoltre, diversi fattori di supporto stanno convergendo: l’esposizione alle commodity, l’importanza del rame e di altri materiali strategici, il miglior allineamento con le catene di fornitura statunitensi e il fenomeno del nearshoring. Anche il Brasile presenta un interessante profilo rischio/rendimento nonostante l’incertezza politica, e continua a offrire numerose opportunità di investimento nella regione.
La performance dei mercati emergenti potrebbe avere ancora margini di crescita. Una delle ragioni è che un dollaro più debole ha storicamente favorito le azioni dei mercati emergenti. Un’altra è la crescente attenzione, in alcuni paesi emergenti, alle riforme a favore degli azionisti e alla disciplina nella remunerazione del capitale.
Inoltre, gli investitori devono riconsiderare alcune convinzioni consolidate sull’eccezionalismo statunitense. Poiché i mercati emergenti sono destinati a contribuire in misura significativa alla crescita globale futura e molte istituzioni risultano ancora sottopesate o completamente assenti da tali mercati, esiste un forte argomento a favore di una maggiore attenzione verso questa asset class.
La finanziarizzazione e l’inclusione finanziaria
La finanziarizzazione resta uno dei temi strutturali più sottovalutati nei mercati emergenti, sostenuta dai bassi livelli di penetrazione dei servizi finanziari e dal crescente accesso al sistema bancario e ai servizi finanziari. La tecnologia sta accelerando questa tendenza, consentendo alle istituzioni finanziarie di raggiungere popolazioni precedentemente escluse, in particolare in regioni come l’America Latina. I miglioramenti nell’onboarding digitale, nella valutazione del credito e nell’utilizzo dei dati permettono alle principali banche di espandere l’erogazione di prestiti mantenendo al contempo rigorosi standard di rischio.
Ciò favorisce sia lo sviluppo economico sia la crescita delle imprese, rendendo l’inclusione finanziaria un’opportunità d’investimento pluriennale nei mercati emergenti.
L’ambizione della Corea del Sud: diventare un mercato sviluppato
La Corea del Sud si sta candidando a una possibile riclassificazione come mercato sviluppato, sostenuta da solidi fondamentali economici e da un elevato Pil pro capite. Elemento centrale di questo percorso è il programma governativo “Value-Up”, che punta a migliorare la governance societaria, la trasparenza e i rendimenti per gli azionisti, riducendo il tradizionale “sconto Corea”. Sebbene una riclassificazione possa attrarre ulteriori capitali globali, potrebbe anche ridurre il peso della Corea negli indici dei mercati emergenti. Più in generale, il mercato sta attraversando un miglioramento strutturale sostenuto sia dalle riforme sia dalla continua forza del settore tecnologico.
Il driver dell’IA
L’intelligenza artificiale è oggi il principale motore dei mercati emergenti, soprattutto attraverso Corea del Sud e Taiwan, che si trovano al centro della catena di fornitura globale dell’IA. Le società attive nei semiconduttori, nelle memorie e nella produzione di chip hanno registrato guadagni significativi grazie all’impennata della domanda proveniente dai grandi hyperscaler statunitensi.
Questo ha creato una dinamica speculare a quella osservata negli Stati Uniti con i “Magnifici Sette”: i mercati emergenti sono sempre più trainati da un numero ristretto di grandi società tecnologiche. L’esposizione della Corea è concentrata nei produttori di memorie come Samsung e Hynix, mentre il mercato taiwanese è fortemente influenzato da TSMC e da altre aziende legate ai semiconduttori.
I mercati emergenti sono diventati insolitamente concentrati, al punto che un ristretto gruppo di società rappresenta ormai una quota sproporzionata degli indici di riferimento. TSMC, Samsung e Hynix rappresentano insieme oltre un quarto dell’indice dei mercati emergenti, rendendo la concentrazione un tema rilevante per i gestori attivi.
La spinta della Cina verso l’autosufficienza
La Cina è sempre più focalizzata sul raggiungimento dell’autosufficienza in settori chiave, in particolare nella tecnologia, nei semiconduttori e nella manifattura avanzata. Questo cambiamento è alimentato dalle tensioni geopolitiche e dalle restrizioni all’accesso alle tecnologie straniere, che stanno accelerando innovazione e investimenti domestici. Di conseguenza, la Cina sta salendo lungo la catena del valore, passando da un modello di crescita trainato dalla manifattura a uno maggiormente orientato all’innovazione, con implicazioni rilevanti sia per le aziende nazionali, sia per le catene di fornitura globali.





