Vitol, una delle principali compagnie di commercio di materie prime energetiche al mondo, ha chiuso il 2025 con un utile netto di 4,5 miliardi di dollari, in forte diminuzione rispetto ai risultati stellari del periodo 2022-2024. Lo ha scritto Reuters sulla base delle informazioni ricevute da due fonti, dato che Vitol non è quotata in borsa – gli azionisti sono alcuni dipendenti – e dunque non pubblica bilanci completi.
Il risultato del 2025, come detto, è nettamente inferiore rispetto agli utili registrati negli anni successivi all’invasione russa dell’Ucraina, che ha provocato una crisi internazionale dei prezzi dell’energia, ma rimane comunque il quarto miglior risultato della società.
CHE È SUCCESSO AI PROFITTI DI VITOL?
Nel 2022, grazie alla volatilità sui mercati energetici causata dalla guerra in Ucraina, Vitol aveva guadagnato circa 15 miliardi di dollari. Nel 2023 gli utili erano ammontati a 13 miliardi, mentre nel 2024 a circa 8 miliardi. Prima del 2022 gli utili annuali si aggiravano invece sui 1-4 miliardi.
Il calo dei profitti del 2025 – che comunque rimangono superiori a qualsiasi anno precedente al 2022 – è dovuto principalmente al ritorno a condizioni di mercato più normali, con minori oscillazioni dei prezzi dell’energia tra le varie aree del mondo. Semplificando, le società di commodity trading acquistano petrolio, gas naturale e altre materie prime nelle regioni dove costano meno e le rivendono dove la domanda è maggiore e i prezzi sono più alti; più il mercato è turbolento – cioè volatile -, maggiori sono le opportunità di profitto.
FATTURATO E VOLUMI IN CRESCITA
Nonostante il calo degli utili, a marzo Vitol aveva comunicato che il suo fatturato del 2025 era cresciuto del 3,6 per cento, raggiungendo i 343 miliardi di dollari. Ad aumentare sono stati anche i volumi di petrolio e dei prodotti energetici scambiati, l’11 per cento in più su base annua.
COME VA TRAFIGURA
Trafigura, una delle concorrenti principali di Vitol, ha registrato profitti di 4 miliardi nel primo semestre dell’ultimo anno finanziario, conclusosi a marzo: si tratta del terzo miglior risultato semestrale della sua storia, superato solo dal periodo successivo all’invasione dell’Ucraina. Stavolta, invece, il boom dei profitti è legato al rialzo dei prezzi delle commodities successivo alla guerra nel golfo Persico e alla chiusura dello stretto di Hormuz.







