“Resistir es vencer”, ovvero: resistere è vincere. Per questa frase viene ricordato Juan Negrín, ultimo presidente della Seconda Repubblica spagnola: dal suo punto di vista, per i soldati repubblicani era meglio morire in battaglia contro i franchisti durante la guerra civile che consegnarsi indifesi nelle loro mani. Resistere, insomma, anche davanti a una sconfitta quasi certa, aveva comunque il retrogusto di vittoria.
Il primo ministro Pedro Sánchez dovrebbe saperne qualcosa. Un po’ perché il suo primo libro, scritto ancora prima di essere arrivato alla Moncloa, si intitola proprio Manual de resistencia (Manuale di resistenza). Un po’ perché, nelle ultime settimane, il cerchio intorno a lui ha iniziato a stringersi.
Un cerchio fatto di indagini che riguardano sia i suoi famigliari che membri della formazione di cui è segretario generale, il Partito socialista spagnolo (Psoe). Per il momento, Sánchez è nell’occhio del ciclone: non è indagato e difende la presunzione di innocenza delle persone che lo circondano.
Resistere, e quindi vincere, come insegna Negrín, per Sánchez significa oggi mantenere la calma mentre tutto intorno a lui si muove sempre più velocemente, in direzioni sempre più inaspettate: dal Venezuela alla Cina, per tornare (quasi) sempre a Ferraz, la sede del suo partito.
Ma per capire davvero cosa succede, non basta vedere cosa è successo nelle ultime due settimane: bisogna tornare indietro di almeno tre anni, in alcuni casi anche più.
Le indagini sulla moglie e sul fratello
Il 24 aprile 2024 sono iniziate le indagini su Begoña Gómez, moglie di Sánchez, per presunti reati di traffico di influenze illecite e corruzione. Gómez avrebbe sfruttato la sua posizione per favorire le aziende di Carlos Barrabés, imprenditore e co-direttore, insieme a Gómez, della cattedra di Trasformazione sociale competitiva all’Università Complutense di Madrid, in diversi concorsi pubblici.
Inoltre, avrebbe favorito il salvataggio della compagnia aerea Air Europa, che a sua volta avrebbe firmato un contratto da 40mila euro all’anno con IE África Center, ente di cui Gómez è stata direttrice tra il 2018 e il 2022.
Nell’autunno dello stesso anno, si sono aggiunte altre due ipotesi di reato, esercizio abusivo della professione e appropriazione indebita, entrambe legate al suo ruolo all’università: nel primo caso, avrebbe redatto una serie di documenti senza avere le qualifiche tecniche necessarie; nel secondo, avrebbe registrato a suo nome un software sviluppato dalla Complutense.
Nel 2025 si è sommato il presunto reato di malversazione, contestato anche alla consulente della Presidenza del governo Cristina Álvarez: insieme a Gómez, è accusata di aver utilizzato risorse pubbliche (lo stipendio e l’orario di lavoro di Álvarez, pagati dalla Moncloa) per svolgere attività private a vantaggio di Gómez.
A inizio aprile, il giudice istruttore Juan Carlos Peinado ha chiuso l’istruttoria e chiesto il rinvio a giudizio. Il pubblico ministero chiede l’assoluzione: l’accusa invece vuole 24 anni di prigione. Gómez è stata convocata in tribunale per un’udienza il prossimo 9 giugno.
La denuncia che ha fatto partire l’indagine arriva da Manos Limpias, un’organizzazione nota per le sue posizioni di estrema destra (Manos Limpias vuol dire “mani pulite” e sì, il riferimento a Tangentopoli è voluto).
Il suo fondatore, Miguel Bernard, è un ex candidato di Frente Nacional, una formazione neofranchista.
La stampa spagnola lo definisce spesso uno “pseudosindacato”: a livello legale è un sindacato, ma nella pratica la principale attività di Manos Limpias è presentare denunce contro personaggi politici o persone a loro vicine.
I suoi bersagli più comuni sono figure progressiste o vicine all’indipendentismo basco o catalano: in passato, nella maggior parte dei casi, le accuse nei loro confronti si sono rivelate infondate o inconcludenti.
In Spagna, cittadini e organizzazioni possono partecipare a un processo penale anche senza essere vittima del reato costituendosi come acusación popular. Chi lo fa può sostenere l’accusa nel processo, chiedere prove, presentare conclusioni e sollecitare pene o condanne.
Nel caso di Gómez, fanno parte dell’acusación popular il partito di estrema destra Vox, il content creator e avvocato complottista Aitor Guisasola, l’associazione ultracattolica e antiaborto Hazte Oír e l’ “antipartito” Iustitia Europa.
Sempre nel 2024, Manos Limpias ha denunciato David Sánchez, fratello del primo ministro e funzionario a Badajoz.
Nel 2017, Sánchez era stato assunto come coordinatore delle attività dei conservatori della provincia: cinque anni dopo, aveva assunto la carica di direttore dell’ufficio di arti sceniche, un ruolo che, secondo l’organizzazione, era stato creato ad hoc per lui e assegnato in maniera irregolare.
A oggi, Sánchez, insieme ad altre dieci persone, è indagato per abuso d’ufficio e traffico di influenze illecite: lo scorso 28 maggio è iniziato il dibattimento in aula.
L’ombra lunga del “caso Koldo”
In seguito a una denuncia da parte di un esponente del Partido Popular (Pp, centrodestra), nell’aprile del 2022 il pubblico ministero spagnolo apre un’indagine sull’impresa Soluciones de Gestión y Apoyo a Empresas S.L. per la vendita irregolare di materiale sanitario durante la pandemia da Covid-19.
Nel 2023, tra gli indagati figura Koldo García, ex collaboratore del ministro dei Trasporti José Luis Ábalos tra il 2018 e il 2021: un anno dopo viene arrestato insieme ad altre venti persone, tra cui la moglie.
Il caso coinvolge non solo il ministero dei Trasporti, ma anche quelli della Sanità e dell’Interno, oltre ai governi regionali delle isole Baleari e delle Canarie, all’epoca guidati da esponenti del Psoe.
A fine 2024, un dossier dell’unità anticorruzione della Guardia Civil attribuisce un ruolo rilevante nella vicenda anche all’ex ministro José Luis Ábalos e all’imprenditore Víctor de Aldama (all’epoca in prigione preventiva per frode fiscale, riciclaggio e corruzione nella distribuzione e commercializzazione dei carburanti in Spagna: il caso che è conosciuto come “la trama de los hidrocarburos”).
Non solo: la Guardia Civil ipotizza che le irregolarità nella vendita di mascherine siano solo la parte più visibile di una rete più ampia.
A giugno 2025, Ábalos, Koldo e il segretario organizzativo del Partito socialista Santos Cerdán vengono indagati per corruzione, associazione a delinquere e traffico di influenze illecite.
Secondo la Guardia Civil, infatti, tra il 2019 e il 2023, i tre avrebbero ricevuto circa 600mila euro in tangenti da numerose società in cambio di appalti assegnati dal ministero dei Trasporti.
Lo scandalo ha gettato un’ombra di sospetto sugli ultimi dieci anni di gestione del Psoe e su un’altra narrazione: quella che ha portato Sánchez prima alla guida dei socialisti e poi al governo.
Come ho raccontato nel libro La Spagna è diversa, pubblicato da People, Sánchez nel 2016 si dimette sia come segretario del Psoe che come deputato in seguito a una serie di dissidi interni.
Da lì inizia la sua lunga marcia, quella che l’ha portato prima a ricandidarsi come segretario dei socialisti, poi a sbaragliare i suoi oppositori interni al partito e infine a sostituire Rajoy al governo.
Un percorso lungo sei mesi in cui Sánchez, a bordo della sua Peugeot 407, percorre la Spagna per riconquistare la fiducia degli elettori: un’impresa donchisciottesca che consolida la sua immagine di underdog, di eterno sostituto che però non si arrende, anzi, tocca il fondo e lotta per rialzarsi.
Su quella Peugeot 407, con lui, c’erano anche Ábalos, García e Cerdán.
Il giorno stesso in cui è stato reso pubblico il dossier della Guardia Civil, Sánchez ha affermato di essere estraneo ai fatti, ha chiesto scusa alla popolazione e annunciato un pacchetto di misure anticorruzione.
Per il caso Koldo (o caso de las mascarillas, il caso delle mascherine), Ábalos e García sono in carcere preventivo dallo scorso novembre e rischiano dai 12 ai 30 anni di prigione.
Santos Cerdán è in libertà provvisoria: oltre a essere indagato insieme ad Ábalos e García per il caso delle tangenti legato al ministero dei Trasporti, lo è anche per presunti pagamenti in contanti che avrebbe ricevuto da parte del partito tra il 2017 e il 2025 per circa 30mila euro e per il caso Leire.
Il caso Leire
Nel maggio del 2025, il giornale El Confidencial pubblica una serie di audio in cui la militante socialista Leire Díez chiede a un imprenditore informazioni compromettenti sul tenente colonnello Antonio Balas, a capo dell’unità della Guardia Civil che dirige le indagini su tutti i casi di cui abbiamo parlato finora (da quello alla moglie a quello sul fratello di Sánchez, passando per le varie ramificazioni del caso Koldo).
Un mese dopo, Díez lascia il partito, ma si difende dicendo che quelle informazioni le servivano per un’inchiesta giornalistica a cui stava lavorando. La Guardia Civil avvia indagini nei suoi confronti per presunto traffico di influenze illecite e intralcio alla giustizia. Da qui, il caso si dirama in due direzioni:
Díez viene accusata di gestire dal 2024 una serie di campagne di disinformazione e destabilizzazione ai danni di magistrati e agenti della Guardia Civil (non solo Balas) per insabbiare o screditare i casi giudiziari in cui sono coinvolti i familiari di Sánchez e alcuni membri del Psoe.
A orchestrare queste campagne sarebbe stato proprio l’ex segretario organizzativo del partito, Santos Cerdán, che avrebbe retribuito Díez attraverso una serie di fatture false, con la complicità della responsabile finanziaria della formazione, Ana Fuentes.
È nell’ambito di questa inchiesta che lo scorso 27 maggio la Guardia Civil ha trascorso più di 12 ore nella sede del Partito socialista a Madrid alla ricerca di materiali e documenti mentre Sánchez era in visita dal Papa Leone XIV a Roma.
Díez è indagata anche per abuso d’ufficio, malversazione, associazione a delinquere e traffico di influenze illecite nell’assegnazione di appalti per opere pubbliche (per un valore di 132,9 milioni di euro, tra il 2021 e il 2023) insieme a Vicente Fernández, ex presidente della SEPI (l’ente che gestisce le partecipazioni societarie statali) e all’imprenditore Antxon Alonso.
Il caso Plus Ultra e Zapatero
Martedì 19 maggio è stato sollevato il segreto istruttorio sulle indagini che vedono l’ex primo ministro socialista José Luis Rodríguez Zapatero accusato di traffico di influenze illecite, associazione a delinquere e falsificazione di documenti: è la prima volta che un ex premier viene indagato per corruzione in Spagna.
Zapatero avrebbe ricevuto illegalmente circa due milioni di euro dei 53 che il governo spagnolo aveva erogato nel 2021 per salvare Plus Ultra, una piccola compagnia aerea con poche tratte all’attivo, soprattutto verso l’America del Sud.
Al centro delle indagini che coinvolgono l’ex primo ministro ci sono i pagamenti che ha effettuato Plus Ultra nei confronti della società di consulenza Análisis Relevante SL, fondata da Julio Martinez Martinez, imprenditore e amico di Zapatero.
A sua volta, Análisis Relevante SL ha effettuato pagamenti sia nei confronti dell’ex primo ministro che di What The Fav, l’azienda delle figlie di Zapatero.
In entrambi i casi, i membri della famiglia Zapatero si sono difesi dicendo che si tratta di somme per servizi realmente realizzati (di consulenza, nel primo caso, e di marketing, nel secondo).
Zapatero avrebbe quindi sfruttato la sua posizione per influenzare le scelte del governo e favorire il salvataggio della compagnia aerea.
Plus Ultra non è l’unica compagnia aerea ad aver ricevuto soldi pubblici durante la pandemia (è successo lo stesso a Air Europa, Air Nostrum e Volotea) e Análisis Relevante SL non è l’unica azienda ad aver ricevuto soldi da Plus Ultra: esiste una fitta rete di aziende controllate da Martinez che il giudice che sta conducendo le indagini considera “imprese fantasma”.
L’ex presidente è anche accusato di aver tentato di aprire una società a Dubai a Martínez per riciclare il denaro ricevuto dal salvataggio di Plus Ultra.
Zapatero ha avuto, finora, un’ottima reputazione ed è diventato, nel tempo, un punto di riferimento per la sinistra spagnola e grande sostenitore di Sánchez alla guida del partito e del Paese.
I risultati per cui viene ricordato riguardano soprattutto il suo primo mandato (che va dal 2004 al 2008: il secondo durò dal 2008 al 2011) e sono, tra gli altri, la legalizzazione del matrimonio e dell’adozione per le coppie formate da persone dello stesso sesso, l’approvazione della prima legge sulla violenza di genere in Europa e quella sulla “memoria storica”, la prima norma a risarcire le vittime della guerra civile e del franchismo.
Le indagini sul salvataggio di Plus Ultra erano state aperte per la prima volta nel 2011, per poi essere archiviate lo stesso anno.
Sono state poi riaperte nel 2024 su richiesta di cooperazione internazionale da parte di Francia e Svizzera per investigare una presunta rete di riciclaggio di denaro legata al Venezuela.
Plus Ultra avrebbe infatti utilizzato i soldi del salvataggio per riciclare capitali tramite varie imprese venezuelane.
Il Venezuela torna in altre occasioni all’interno del caso Zapatero: sia What The Fav, l’azienda delle figlie, che Martínez hanno ricevuto pagamenti da Inteligencia Prospectiva, un’azienda di proprietà di due fratelli venezuelani.
Durante le indagini è emerso che Martínez sarebbe stato in contatto con un imprenditore venezuelano, Domingo Amaro Chacón, per la compravendita di petrolio venezuelano: un’operazione in cui sarebbero stati coinvolti, a vario titolo, Zapatero, una società del Partito Comunista Cinese e un agente svizzero. Con questo stesso imprenditore venezuelano, Zapatero e Martínez avrebbero discusso possibili affari legati all’esportazione di oro.
A proposito di Cina: gli inquirenti hanno incluso nel dossier Zapatero tre bonifici che l’ex presidente ha ricevuto da società cinesi e una lettera inviata dalla società China International Cultural Technology Resources Group all’ufficio di Zapatero in cui si dichiarano “pronti e in grado di acquistare petrolio e minerali preziosi” e chiedono informazioni su “partner affidabili”.
Secondo fonti vicine a Zapatero, i pagamenti corrispondono a una serie di conferenze che avrebbe tenuto in Cina: la lettera, invece, non avrebbe mai ricevuto risposta.
Più in generale, negli anni Zapatero ha avuto un ruolo significativo nelle trattative tra il governo venezuelano e l’opposizione. Secondo EL PAÍS, tra il 2015 e il 2025 sarebbe volato a Caracas in più di una cinquantina di occasioni.
Vale la pena segnalare che la presenza di Zapatero, all’interno del dossier, è sempre indiretta: riceve pagamenti e viene menzionato in conversazioni intercettate, ma non amministra alcuna società, né partecipa di persona a incontri e riunioni.
Su consiglio del suo avvocato, Zapatero ha rilasciato una sola dichiarazione in cui ha difeso la sua più completa innocenza: il suo interrogatorio è previsto per il 17 e il 18 giugno.
E adesso?
Nella conferenza stampa che si è tenuta lo scorso 27 maggio a Roma, Sánchez ha affermato che il Psoe “manterrà sempre una posizione di massima collaborazione con la giustizia”, per poi esprimere tutto il suo sostegno a Zapatero, appellandosi alla presunzione di innocenza.
Ha anche ribadito l’impegno del governo di arrivare alla fine della legislatura (che termina nel 2027) per continuare con la sua agenda di misure sociali ed economiche (di cui alcune sostenute dai fondi del PNRR, che verranno erogati fino a fine anno) ed evitare la paralisi politica.
Le indagini su Zapatero e l’entrata della Guardia Civil nella sede del Psoe a Madrid hanno provocato reazioni in tutto il panorama politico spagnolo.
Inizialmente, il centrodestra aveva escluso la mozione di censura (anche con il sostegno dell’estrema destra di Vox, non avrebbe i numeri per avere successo) e si era concentrato sul chiedere a gran voce un anticipo elettorale. Da fine 2025 a oggi si sono tenute quattro elezioni regionali (Estremadura, Aragona, Castiglia e León e Andalusia) e il Partido Popular ha sempre ottenuto la maggioranza dei voti.
Ora il suo leader, Alberto Núñez Feijóo, ha cambiato strategia e ha offerto al PNV (partito autonomista basco) e a Junts (formazione indipendentista catalana), due dei partiti che nel 2023 avevano firmato l’accordo di governo che aveva fatto tornare Sánchez alla guida del Paese, la possibilità di partecipare a una mozione di censura “strumentale”. Ovvero, una mozione che porterebbe a un governo del Pp (senza Vox in coalizione) che “purificherebbe le istituzioni e convocherebbe nuove elezioni”.
Come ha spiegato il giornalista politico Carlos E. Cué, è poco probabile che accettino: nessun partito, in questo momento, vuole prendersi la responsabilità di far cadere il governo Sánchez e aprire le porte, dopo le elezioni, allo scenario più probabile, cioè un governo di coalizione tra il centrodestra e l’estrema destra.
Lo scontento tra il partner di coalizione del Psoe, Sumar, e gli altri partiti che sostengono l’esecutivo è percepibile, ma anche loro prendono tempo.
Dal canto suo, Sánchez ha annunciato che interverrà in parlamento il prossimo 19 giugno, a un giorno di distanza dalla fine dell’interrogatorio di Zapatero.
Nel frattempo, il ministro dei Trasporti si presenta come portavoce ufficioso del governo, sostenendo che l’esecutivo sarebbe vittima di una presunta cospirazione che vorrebbe farlo cadere utilizzando “metodi non democratici”.
Nel complesso, il governo sta riproponendo una ricetta di successo: aspettare che l’estate e altri eventi internazionali spostino l’attenzione dalle inchieste in corso per recuperare consensi. Era successo nel 2024 con l’apertura delle indagini sulla moglie di Sánchez e nel 2025 con quelle su Ábalos, García e Cerdán (in quel caso, Sánchez aveva spinto l’acceleratore nelle sue posizioni sul genocidio a Gaza). Quest’anno toccherà alla visita del Papa in Spagna, dal 6 al 12 giugno, e ai Mondiali di calcio, che dureranno dall’11 giugno al 19 luglio.
Come ha segnalato la giornalista Berna González Harbour in un editoriale, “il tempo passa, le crisi si susseguono e la spiegazione secondo cui il governo sarebbe vittima di un complotto somiglia fin troppo alle scuse di un bambino che viene bocciato perché il professore ce l’ha con lui. (…) Ma tutti continuano a guardare la partita (giudiziaria) senza agire sullo scacchiere politico. Non si rendono conto che questa volta non stanno perdendo Wimbledon, Roland Garros o i Mondiali, ma la fiducia della cittadinanza”.
(Estratto da Appunti)




