Una startup italiana di sole otto persone ha messo in piedi un algoritmo che ha allarmato il Garante della Privacy. Si chiama Myndoor e, stando a quanto si può leggere sui materiali ufficiali del sito, nasce dall’esperienza di un ex pilota militare “deluso dai metodi esistenti per la valutazione del benessere psicologico e la prevenzione degli incidenti. La sua esperienza diretta con i limiti dei sistemi tradizionali lo ha spinto a creare un approccio innovativo che potesse rilevare lo stress prima che diventasse un problema da gestire”. La realtà ha sviluppato un “modello di intelligenza artificiale in grado di rilevare lo stato di stress di una persona attraverso l’analisi della comunicazione, identificando i segnali precoci di stress psicologico”.
L’ALLARME DEL GARANTE DELLA PRIVACY
L’algoritmo di Myndoor sarà pure in grado di rilevare lo stress di una persona, ma sembra anche averlo aumentato negli uffici del Garante della Privacy. L’autorità ha infatti inviato un avvertimento dopo aver avviato motu proprio alcune verifiche “sul presupposto che, in base a quanto appreso dalle notizie di stampa, il sistema plug-in Myndoor sarebbe stato in uso presso numerosi enti della pubblica amministrazione”.
L’azienda ha realizzato un componente aggiuntivo che si “ancora” alle ben note piattaforme di messaggistica aziendale Slack e Teams, utilizzato sul posto di lavoro per scambi tra colleghi o tra superiori e dipendenti, “finalizzato a rilevare” spiegano dal Garante, “tramite intelligenza artificiale e analisi semantica delle chat il livello di stress psicologico dei lavoratori che decidano volontariamente di utilizzarlo per ricevere suggerimenti personalizzati”.
I DATI AGITANO L’AUTHORITY
Le verifiche dell’Autorità “hanno evidenziato che la startup tratta i dati degli utenti del servizio in qualità di titolare del trattamento. Il datore di lavoro che acquista il servizio, invece, non può accedere né ai contenuti delle comunicazioni analizzate né ai risultati individuali elaborati dal sistema”. Fin qui tutto bene, ma il Garante comunque eccepisce che: “considerata la particolare delicatezza dei dati trattati, nonché la possibilità di fornire ai datori di lavoro report aggregati sul livello di stress dei dipendenti, il Garante ha invitato la società ad adottare, sin dalla progettazione del servizio, misure adeguate a prevenire ogni rischio di accesso, anche indiretto, a informazioni relative alla sfera emotiva dei lavoratori”.
Per l’Autorità “Si tratta, infatti, di informazioni che il datore di lavoro non può legittimamente acquisire o trattare, in base alla normativa privacy, allo Statuto dei lavoratori e al Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, che vieta l’uso di sistemi di IA destinati a dedurre o analizzare le emozioni delle persone nei contesti lavorativi”. Per questo il Garante ha pure “richiamato i rischi legati all’impiego di tecnologie basate su modelli linguistici e analisi semantica, che possono produrre risultati non sempre trasparenti, spiegabili o verificabili, con possibili effetti discriminatori o lesivi dei diritti dei lavoratori”.
CHI C’E’ IN MYNDOOR
La società con sede a Rosate (Milano) fondata nell’autunno del 2021 si compone, come la maggior parte delle startup, di un team molto piccolo: oltre al co-founder Francesco Finazzi, che svolge anche le funzioni di amministratore delegato, la squadra conta altre sette figure. Quattro i fondatori: Mauro Delucis, sviluppatore software, Cecilia Dompé, psicologa e Matteo Mendula, ricercatore in intelligenza artificiale.
RICONOSCIMENTI, AUCAP E INVESTITORI
Sul finire del 2024 questa software house milanese ha conquistato il riconoscimento nella categoria “Sostenibilità sociale” del Sole24Ore proprio per la sua AI che dovrebbe saper cogliere le avvisaglie dello stress prima che diventi problematico.
Non si registrano aumenti di capitale noti ai media ma il suo Ad ha parlato di 700mila euro raccolti tra investitori istituzionali, business angel e soft money e sempre il Ceo ha raccontato che a fine 2024 la startup è entrata in Vita, l’acceleratore digital health della rete nazionale CDP Venture Capital Sgr insieme a Healthware Group e Accelerace dalla dotazione complessiva per gli investimenti di 6,35 milioni di euro.
MODELLO DI BUSINESS E CLIENTI (ANCHE IL COMUNE DI ROMA)
Lo scorso anno in un’intervista il Ceo ha spiegato che il target dell’azienda hi-tech “sono aziende di white collar dai 50 dipendenti in su. Ma vorremmo presto renderlo disponibile anche a un pubblico consumer” anticipando che assieme “alla società G Welfare di Gabetti abbiamo sviluppato un’app indirizzata a un utente privato”. Secondo un articolo dello scorso anno di Avvenire Myndoor supporta circa 30 aziende del settore bancario e assicurativo all’immobiliare fino al comune di Roma nella Pa.







