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Colpa degli smartphone se facciamo meno figli?

Ci stiamo estinguendo per colpa degli smartphone? Un’analisi del Financial Times scatena il dibattito, ma i demografi non sono convinti. L'articolo di Stefano Feltri tratto da Appunti

 

Un articolo del giornalista esperto di dati del Financial Times John Burn-Murdoch propone una tesi accattivante e convincente, perché si incrocia con tutte le nostre convinzioni superficiali sui mali del nostro tempo: la crisi delle nascite è, in qualche modo, colpa della diffusione degli smartphone.

Le nostre interazioni sociali vengono mediate da uno schermo e questo riduce il numero dei figli, i pochi che nascono poi iniziano presto a essere dipendenti dagli schermi e l’umanità si avvia verso un’estinzione inconsapevole, anestetizzata da video su TikTok e reel su Instagram.

Nei grafici elaborati da John Burn-Murdoch si nota un’accelerazione del declino demografico dopo l’introduzione degli smartphone, che è avvenuta in momenti diversi ma comunque negli anni Dieci di questo secolo. Possibile che la spiegazione sia così semplice? Ci stiamo estinguendo per colpa dei telefonini?

Il demografo Jesús Fernández-Villaverde dell’Università della Pennsylvania, che pure è citato nell’articolo del Financial Times, in un commento su X invita però a non esagerare con la sintesi: se prendiamo il caso dell’Italia, si può stimare che in assenza di smartphone il tasso di fertilità dell’Italia nel 2025 sarebbe stato 1,24 invece che 1,14. Una differenza marginale.

La diffusione degli smartphone può aver accelerato la crisi demografica, ma non è certo l’unica determinante.

Le variabili che spiegano l’inverno demografico, ormai lo sappiamo, sono tante: non è solo colpa della mancanza di servizi pubblici e asili nido. C’è il declino della mortalità infantile (una volta si facevano più figli perché molti morivano), l’aumento del costo dell’abitare che riduce sia gli spazi per famiglie larghe sia le risorse per sostenerle. E poi le incertezze sul futuro, la crisi di matrimoni e relazioni stabili che continuano a essere un tipo di rapporto che è associato a una maggiore fecondità.

Ma pesa anche un cambio di aspettative, dei potenziali genitori sulle loro vite e carriere, e anche verso i figli, che nei Paesi ricchi richiedono attenzioni e investimenti superiori al passato. Le donne oggi hanno un maggiore costo-opportunità nel diventare madri nel senso che, pur con molti limiti e disuguaglianze, hanno più opportunità lavorative che nel Dopoguerra ma hanno ancora un impatto negativo della gravidanza sulla carriera.

Insomma, avere figli è diventato più costoso anche in termini del reddito potenziale a cui si rinuncia, soprattutto per le donne.

Jesús Fernández-Villaverde osserva che gli smartphone e i social possono al massimo accelerare tendenze profonde già in atto. Il vero problema è che “la modernità, nella sua forma attuale, è incompatibile con un livello di fertilità pari a quello necessario per stabilizzare la popolazione”. Che è di 2,1 figli per donna.

Ma se la mortalità infantile è più alta, come nei Paesi poveri, o se molte donne rimangono senza figli, come nei Paesi ricchi, allora di figli per donna ne servirebbero molti di più. Visto che in Italia ci sono almeno il 23 per cento delle donne che chiude il suo periodo riproduttivo senza figli, quasi una su quattro, le altre dovrebbero avere molti più figli per compensare, oltre 3 figli per donna.

Visto che di donne ce ne sono sempre meno, il problema è destinato a peggiorare. E questo incide anche sul potenziale di crescita del Paese: se in futuro ci saranno meno persone, quelle rimaste dovranno diventare più produttive oppure il Pil si ridurrà e quindi saremo tutti più poveri.

La decrescita felice però non è una opzione, perché la popolazione oltre a ridursi tende a invecchiare e dunque un Pil più basso significa anche meno gettito fiscale e meno risparmi per finanziare le elevate spese che determina una età anziana più lunga, nella quale aumentano gli anni in buona salute ma anche quelli nei quali c’è bisogno di aiuto.

Il grosso del dibattito politico si concentra su come invertire la tendenza, cioè su come avere più nascite. E sull’etnia di quei bambini, se debbano essere indigeni o figli di immigrati, come se poi fosse così facile fissare distinzioni nette.

Anche se si scoprisse la più efficace politica demografica con effetti miracolosi – e non pare ce ne siano a disposizione – gli effetti economici e sociali si vedrebbero tra venti-trent’anni.

(Estratto dal blog Appunti di Stefano Feltri)

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