Mentre sale la stima del costo per gli Stati Uniti della guerra in Iran, il Congresso elenca anche le perdite aeree militari.
Un recente rapporto del Congressional Research Service (CRS) ha fornito il quadro pubblico più dettagliato finora disponibile sulle perdite subite dagli Stati Uniti durante l’Operazione Epic Fury, la campagna militare contro l’Iran iniziata il 28 febbraio.
Secondo il documento, sarebbero 42 i velivoli statunitensi persi o danneggiati nei 40 giorni di operazioni, segnala Defense News.
Parallelamente cresce anche il costo economico della campagna militare americana contro Teheran: 29 miliardi di dollari. È l’ultima stima fornita da Jules Hurst, che ricopre le funzioni di Controllore del Pentagono, riferita nel corso dell’audizione alla Camera Usa il 12 maggio, comprensiva dei costi aggiornati per la riparazione e la sostituzione delle attrezzature, oltre che delle spese operative. La cifra rappresenta un aumento di 4 miliardi di dollari rispetto alla stima fornita dal Pentagono il 30 aprile.
Tutti i dettagli.
IL RAPPORTO DEL CRS SULLE PERDITE AEREE
Il 13 maggio il Congressional Research Service, il braccio di ricerca apartitico della Biblioteca del Congresso, ha pubblicato il rapporto intitolato “U.S. Aircraft Combat Losses in Operation Epic Fury: Considerations for Congress”, sulla base di fonti aperte, dichiarazioni del Dipartimento della Difesa e comunicazioni del Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom).
Gli stessi autori precisano che il conteggio potrebbe essere rivisto a causa della classificazione di parte delle informazioni, delle operazioni ancora in corso e delle difficoltà nell’attribuzione delle perdite, precisa la testata americana.
QUATTRO F-15E ABBATTUTI
Le prime perdite si sono verificate tra l’1 e il 2 marzo, quando un F/A-18 Hornet dell’Aeronautica kuwaitiana ha abbattuto per errore tre F-15E Strike Eagle sopra il Kuwait durante un combattimento che coinvolgeva attacchi iraniani con aerei, missili balistici e droni. Tutti e sei i membri degli equipaggi sono riusciti a eiettarsi e sono stati recuperati.
Un quarto F-15E è stato invece abbattuto sopra l’Iran il 3 aprile. Anche in questo caso i due membri dell’equipaggio sono stati recuperati in distinte operazioni di ricerca e soccorso.
ANCHE UN F-35A COLPITO
Il rapporto segnala inoltre che un F-35A Lightning II è stato colpito dal fuoco antiaereo iraniano il 19 marzo, riuscendo comunque a rientrare alla base.
L’F-35 Jsf, prodotto da Lockheed Martin, è il cacciabombardiere più avanzato in dotazione alle forze armate statunitensi. Oltre a essere uno dei più avanzati, il velivolo è anche uno dei più costosi (circa 80 milioni di dollari a esemplare).
MORTI I SEI MEMBRI DELL’EQUIPAGGIO DI UN AEREO CISTERNA PRECIPITATO IN IRAQ
Tra gli episodi più gravi figura l’incidente del 12 marzo, quando un KC-135 Stratotanker è precipitato sopra l’Iraq occidentale durante una missione di rifornimento in volo. Nell’incidente sono morti tutti e sei i membri dell’equipaggio, le uniche vittime riportate nell’elenco del Crs.
L’aereo cisterna era impegnato nelle operazioni statunitensi in corso contro l’Iran ed era uno dei due velivoli coinvolti nell’incidente. Il secondo è riuscito invece ad atterrare in sicurezza all’aeroporto Ben Gurion in Israele, come ha riportato la Bbc. Gli aerei cisterna, prodotti dalla Boeing, sono in grado di rifornire in volo gli aerei e svolgono un ruolo fondamentale nelle operazioni militari statunitensi. Furono ampiamente utilizzati nella prima Guerra del Golfo per estendere il raggio d’azione di caccia e bombardieri.
LE ALTRE PERDITE AEREE SUBITE DAGLI USA
Il 14 marzo, missili e droni iraniani hanno colpito la base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita, danneggiando altri cinque KC-135 a terra e portando a sette il totale delle perdite nella flotta di aerocisterne.
Il 27 marzo un nuovo attacco iraniano contro Prince Sultan ha colpito anche un aereo radar E-3 Sentry. Secondo un articolo del Washington Post citato dal CRS, il velivolo era parcheggiato su una via di rullaggio non protetta. Il 3 aprile un A-10 Thunderbolt II è precipitato dopo essere stato colpito dal fuoco nemico durante una missione di ricerca e soccorso. Anche in questo caso il pilota si è eiettato ed è stato recuperato.
Due giorni dopo, durante le operazioni di recupero dell’ufficiale addetto ai sistemi d’arma di un F-15E abbattuto, le forze statunitensi hanno distrutto a terra in Iran due aerei da operazioni speciali MC-130J Commando II che non erano riusciti a decollare da una pista avanzata. Tutto il personale è stato evacuato, mentre un elicottero HH-60W Jolly Green II è stato colpito da colpi di arma da fuoco durante la stessa missione.
I DRONI SONO LE MAGGIORI VITTIME DELLA CAMPAGNA
Infine, come sottolinea Defense News, la categoria di velivoli più colpita risulta quella dei droni. Dei 42 velivoli indicati nel rapporto, 25 sono sistemi senza pilota: 24 MQ-9 Reaper e un MQ-4C Triton perso in un incidente segnalato il 14 aprile.
Con un’apertura alare di 20 metri e una lunghezza di 11 metri, l’MQ-9A Predator rappresenta uno dei principali strumenti di intelligence, sorveglianza e ricognizione (Isr) a disposizione delle forze armate statunitensi. Il drone è progettato per operare a medio-alta quota per lunghi periodi. Vanta un’autonomia che può superare le 24 ore di volo continuativo e una quota operativa che raggiunge circa 15mila metri.
Nonostante le perdite, il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, il generale Kenneth Wilsbach, ha definito il Reaper la piattaforma più importante dell’intera campagna. “Forse il velivolo più prezioso è stato un drone”, ha dichiarato Wilsbach davanti alla Commissione per i Servizi Armati della Camera il 20 maggio. “Nessun’altra piattaforma si avvicina minimamente all’MQ-9”.




