A mano a mano che il sole sorgeva, le email tutte uguali, pre-impostate perché partissero all’alba, contenenti l’avviso di licenziamento, spiccavano il volo da Menlo Park per essere inoltrate in migliaia di caselle postali di altrettanti (ex) dipendenti di Meta, Big Tech americana che ha nel portafogli Facebook, Instagram e WhatsApp attualmente alle prese con le gravose spese per l’Intelligenza artificiale (per ingraziarsi Donald Trump ha dovuto promettergli l’investimento monstre di 600 miliardi in data center americani). Da qui, appunto, la necessità di stringere i cordoni della borsa e tornare a licenziare in modo massiccio, nonostante i conti in costante crescita.
LA GRANDINATA DI MAIL DI LICENZIAMENTO
E’ il racconto – che a tratti pare di fantascienza, incentrato su di un futuro distopico – arrivato sulle pagine del New York Times: i primi a ricevere la notizia, perciò, sono stati i dipendenti degli uffici di Singapore, con una mail che alle 4 del mattino li informava, possiamo immaginare, di recuperare i loro effetti personali e lasciare a fine giornata il proprio badge alla guardiola.
Ma il sole continuava nel frattempo la propria corsa e con la nostra stella viaggiavano nell’etere pure le lettere di licenziamento. Nelle ore successive, la medesima comunicazione è atterrata sui device dei dipendenti in Italia, poi in Gran Bretagna e infine negli Stati Uniti. Per un totale di 8mila posizioni in meno in un’unica mattinata. La Big Tech di Menlo Park contava oltre 78.000 dipendenti alla fine del 2025 e dopo questa ultima sforbiciata si assesta globalmente sui 70mila.
LICENZIAMENTI ANCHE IN ITALIA
Come si è anticipato, la scure di Menlo Park s’è abbattuta pure sul nostro Paese, per lo più a Milano. Scrive il quotidiano locale Il Giorno: “Meta ha aperto una procedura di licenziamento collettivo che prevede il taglio di 33 posti di lavoro in Italia, principalmente su Milano. Una decisione, si apprende da fonti sindacali, che si traduce nella riduzione di circa un terzo dell’organico nel nostro Paese, dove attualmente il colosso dei social conta un centinaio di dipendenti”.
LA CORSA PER PRIMEGGIARE SULL’AI
Contemporaneamente, altre 6.000 posizioni aperte sono state chiuse. Oltre ai tagli, circa 7.000 dipendenti saranno spostati in tutta fretta nei dipartimenti che si occupano di Intelligenza artificiale, perché la corsa si gioca su quel fronte e Meta, si sa, si ritrova con Apple e Google a dovere inseguire i primi della graduatoria, ovvero Anthropic dei fratelli Amodei e OpenAI di Altman.
LE PAROLE DI ZUCKERBERG
“L’intelligenza artificiale è la tecnologia più importante della nostra epoca”, avrebbe scritto ai suoi ex dipendenti Mark Zuckerberg, ex enfant prodige della Silicon Valley, che da tempo pare però avere perso il suo intuito, considerati i miliardi spesi nel metaverso (con tanto di rebranding in Meta) e nei fallimentari visori per la realtà aumentata.
La Cnbc che ha potuto visionare la mail recapitata nelle caselle personali dei licenziati sostiene che il founder di Facebook abbia provato a motivare la frenesia attuale nei riguardi dell’AI: “Le aziende che apriranno la strada definiranno la prossima generazione”.
ALTRI TAGLI IN AGOSTO?
“Stiamo trasformando la nostra azienda per garantire che sia sempre il posto migliore in cui le persone di talento possano avere il massimo impatto”, ma intanto una nuova ondata di licenziamenti – secondo indiscrezioni di stampa – sarebbe già a calendario e prevista per agosto. Nessuno in Meta quest’anno potrà fare ferie serene.
Chi resta non sembra peraltro soddisfatto, per usare un eufemismo, del nuovo monitoraggio interno per dare in pasto i dati prodotti dai dipendenti all’Ai. Non è chiaro se così facendo i lavoratori umani stiano istruendo loro malgrado gli algoritmi che poi li sostituiranno in una sorta di passaggio di consegne uomo – macchina, ma a non andare giù ai lavoratori è soprattutto l’impressione di essere costantemente monitorati, col timore che chi non fosse abbastanza efficiente potrebbe essere il prossimo destinatario dell’email dell’alba.
I CONTI CONTINUANO A GONFIARSI
Tutto ciò mentre in quel di Menlo Park Mark Zuckerberg festeggia l’ultima trimestrale da record: ricavi a 48,7 miliardi con un balzo del 34% e utile netto a 18,9 miliardi (in questo caso l’avanzamento è del 54%), con margine operativo al 44% e Family DAP a 3,45 miliardi. Il capex 2026 è stato rivisto al rialzo nella forbice tra i 42 e i 48 miliardi di dollari.





