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Troppe macronate nella Banca di Francia? Report Le Figaro

Battaglia politica sulla nomina del governatore della Banca di Francia. L'articolo del quotidiano francese Le Figaro tratto dalla rassegna di Liturri

(Le Figaro, Louis Hausalter, 20 maggio 2026)

 Emmanuel Macron ha proposto Emmanuel Moulin, suo ex segretario generale all’Eliseo, come nuovo governatore della Banca di Francia, una nomina che deve essere validata oggi dalle commissioni finanze di Senato e Assemblea nazionale con maggioranza dei tre quinti dei voti espressi. Si tratta dell’ennesimo incarico di prestigio affidato a un fedelissimo macronista dopo Ferrand e Montchalin, in un clima di accuse di “repubblica degli amici” e tentativo di blindare le istituzioni prima delle presidenziali 2027.

L’opposizione di PS e RN è netta e annuncia voto contrario, accusando Moulin di mancanza di indipendenza politica per il suo ruolo centrale nella politica economica degli ultimi anni e per il suo profilo troppo legato al macronismo. Il destino della nomina è nelle mani dei Républicains, che all’Assemblea nazionale sembrano orientati a sostenerla mentre al Senato il voto resta incerto tra competenza tecnica e volontà di infliggere uno schiaffo politico a Macron.

La procedura del voto segreto e la partecipazione variabile rendono tutto imprevedibile. Moulin ha condotto una campagna discreta tra i parlamentari per presentarsi come tecnico, ma l’anticipo della sostituzione di Villeroy de Galhau rafforza i sospetti di una manovra presidenziale per controllare la Banca di Francia prima dell’alternanza.

Nomina contestata di un fedelissimo

“Dopo Richard Ferrand al Consiglio costituzionale e Amélie de Montchalin alla Corte dei conti, Emmanuel Macron ha scelto ancora una volta un suo stretto collaboratore per dirigere una grande istituzione”.

Reazioni dell’opposizione

“Emmanuel Moulin non presenta le garanzie di indipendenza politica indispensabili alla funzione di banchiere centrale. […] È il simbolo del fallimento del macronismo, cioè di tutto ciò che abbiamo combattuto”.

Ruolo chiave dei Républicains

“All’Assemblea nazionale la netta maggioranza di loro voteranno per lui. […] C’è suspense. I senatori sono indecisi tra la voglia di dare una lezione a Macron e il fatto che Moulin sia competente per il posto”.

Sospetti di ricollocamento

“Il suo profilo non è contestato, è piuttosto il profilo di chi lo manda. […] Non è contro Emmanuel Moulin in quanto persona, ma contro il funzionamento di Macron e l’accumulo di nomine di fedelissimi”.

Incertezza del voto

“Nessuno ha voglia di censurare un governo a sei mesi da una presidenziale. […] È il suo “dream job”, rimpiangerebbe di non averci provato. Ma se si fa impallinare, è seccante per lui e per il presidente”.

 

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