La stretta dell’Unione europea sulle importazioni di acciaio scuote Svizzera e Ucraina.
Bruxelles si prepara a ridurre drasticamente le quote di importazione esenti da dazi e ad aumentare al 50% le tariffe sulle eccedenze a partire dal primo luglio, una misura pensata per contrastare la sovracapacità produttiva globale, in particolare quella cinese, e per allinearsi alle politiche commerciali statunitensi.
L’unica eccezione alle nuove norme riguarda i paesi dello Spazio economico europeo (Norvegia, Islanda e Liechtenstein). Le nuove regole hanno dunque suscitato le proteste di Berna e Kyiv, che temono pesanti ripercussioni economiche e commerciali.
Tutti i dettagli.
LE CRITICHE DELLA SVIZZERA AI NUOVI DAZI UE
Sabato scorso il presidente della Confederazione elvetica Guy Parmelin ha definito “inaccettabili” le nuove misure europee sulle importazioni di acciaio. Intervenendo alla radio pubblica svizzera SRF, Parmelin si è detto anche “sorpreso” dalla tempistica della decisione, arrivata mentre il Parlamento svizzero sta esaminando il pacchetto di accordi recentemente firmato tra Berna e Bruxelles.
Secondo il presidente svizzero, i dazi rappresentano inoltre un “autogoal” per Bruxelles, considerando il livello di integrazione economica tra Svizzera e Unione europea in settori strategici come quello spaziale.
LA POSIZIONE DI BRUXELLES
Di rimando, la Commissione europea ha respinto le critiche svizzere, sostenendo che i nuovi dazi non violano la dichiarazione congiunta relativa al pacchetto “stabilizzazione e sviluppo delle relazioni Svizzera-Ue”.
“La dichiarazione non può impedire all’Ue di prendere decisioni autonome in altri settori”, ha affermato Bruxelles. Come ricorda Swissinfo, il commercio dell’acciaio è disciplinato dall’accordo bilaterale di libero scambio del 1972 e non rientra nel nuovo pacchetto di accordi negoziato con la Svizzera.
Una portavoce della Commissione ha inoltre confermato l’intenzione dell’esecutivo europeo di adottare entro il primo luglio un atto delegato per definire le quote di importazione assegnate a ciascun paese partner. Le nuove misure prevedono una riduzione delle importazioni consentite e il raddoppio dei dazi sulle quote eccedenti. L’unica eccezione riguarda i paesi dello Spazio economico europeo, ossia Norvegia, Islanda e Liechtenstein, mentre la Svizzera non beneficerà di alcuna esenzione.
LA STRETTA UE SULL’ACCIAIO
Bruxelles ha annunciato che dal primo luglio ridurrà del 47% la quota di importazione di acciaio e applicherà un dazio del 50% sulle importazioni aggiuntive. La misura è stata adottata in risposta alla sovracapacità globale del settore siderurgico, che secondo l’Ue ha provocato un forte aumento delle importazioni e conseguenze negative sull’industria europea, con perdite occupazionali e riduzione della capacità produttiva, segnala il Financial Times.
Sempre il quotidiano finanziario britannico ricorda che il piano è stato concordato all’inizio dell’anno dopo le pressioni esercitate da alcuni Stati membri, guidati da Francia, Spagna e Polonia, per contrastare l’eccesso di offerta derivante dalla sovrapproduzione cinese. La Commissione europea dispone ora della facoltà di distribuire le quote ridotte tra i diversi partner commerciali e ha avviato negoziati con circa venti paesi interessati.
LE PREOCCUPAZIONI DI KYIV
Ma la mossa europea non ha messo in allarme soltanto Berna.
Anche l’Ucraina ha contestato il piano europeo, avvertendo che la riduzione delle quote potrebbe avere pesanti conseguenze economiche per Kyiv in un momento segnato dall’intensificazione della guerra con la Russia.
Nei negoziati iniziali tenutisi a Ginevra il mese scorso, la Commissione ha proposto di applicare una quota bilaterale esente da dazi di 713.000 tonnellate alle esportazioni di acciaio ucraino, secondo quanto riferito da fonti ufficiali al Ft. Lo scorso anno, l’Ucraina ha venduto 2,65 milioni di tonnellate di acciaio al blocco, con l’Ue come principale mercato di esportazione per il metallo ucraino.
Nello specifico, le autorità ucraine hanno avvertito che una riduzione così drastica – pari al 70% rispetto all’anno scorso – potrebbe costare a Kyiv fino a 1 miliardo di euro in mancati introiti dalle esportazioni, in un momento in cui Mosca sta intensificando i suoi attacchi contro il paese.
COME SI MUOVERÀ L’UE
Da parte sua Commissione ha affermato che Bruxelles “prenderà in considerazione la difficile situazione dell’Ucraina” e che “l’Ucraina riceverà una quota specifica per paese che garantirà le sue esportazioni di acciaio verso l’Ue, sebbene a un livello inferiore rispetto agli anni passati”, rileva sempre il Financial Times.
Secondo quanto dichiarato da Karin Karlsbro, eurodeputata responsabile del dossier, il Parlamento europeo ha insistito per concedere all’Ucraina un trattamento speciale a causa della sua “situazione di sicurezza eccezionale e immediata” durante i colloqui con i paesi dell’Ue sulla riduzione delle quote. “L’Ucraina dovrebbe ricevere un trattamento molto speciale in quanto paese candidato, data la sua particolare situazione di sicurezza: abbiamo grandi aspettative nei confronti della Commissione affinché mantenga questa promessa”, ha aggiunto.





