La forza economica della Germania potrebbe incrinarsi “non soltanto nei numeri della crescita, ma nel tessuto stesso del territorio”. È questo l’avvertimento che emerge da un commento pubblicato sull’Handelsblatt da Clemens Fuest – economista di primo piano e direttore dell’istituto di ricerca ifo di Monaco – secondo cui il progressivo indebolimento dell’industria tedesca rischia di trasformarsi in un fenomeno ben più profondo di una normale fase ciclica: “una trasformazione capace di incidere sul benessere complessivo e sull’equilibrio regionale del paese”.
IL RUOLO CENTRALE DELL’INDUSTRIA TEDESCA
Secondo Fuest, la prosperità della Germania è storicamente legata alla solidità delle sue imprese manifatturiere. Il settore industriale si distingue per livelli elevati di produttività, ingenti investimenti in ricerca e sviluppo e per la creazione di occupazione qualificata e ben remunerata. Per decenni questa struttura ha rappresentato uno dei pilastri del modello economico tedesco, permettendo al paese di mantenere una base industriale più ampia rispetto ad altre economie avanzate.
Negli ultimi anni, tuttavia, il quadro è cambiato. “Produzione e valore aggiunto industriale mostrano segnali di contrazione”, osserva l’economista, “ mentre gli investimenti rallentano e l’occupazione nel comparto manifatturiero registra una diminuzione. Un’evoluzione che segna un’inversione rispetto alla capacità della Germania di resistere a una tendenza diffusa nei paesi sviluppati, dove il peso dell’industria è progressivamente diminuito a favore dei servizi”.
Il passaggio verso un’economia più orientata ai servizi non rappresenta di per sé un problema, purché emergano nuovi comparti capaci di generare livelli di produttività analoghi. Fuest richiama esempi internazionali significativi: nel Regno Unito il settore finanziario ha sostenuto la crescita economica per lungo tempo, mentre negli Stati Uniti l’espansione dell’economia digitale ha compensato il declino relativo dell’industria tradizionale.
UN VUOTO DI PRODUTTIVITÀ NEI SERVIZI
In Germania, però, un settore alternativo con caratteristiche comparabili non si è ancora affermato. Questo elemento rende particolarmente delicata la fase attuale. “Se la riduzione della base industriale non sarà accompagnata dalla nascita di nuove attività ad alta produttività”, avverte Fuest, “il livello di benessere nazionale potrebbe subire un deterioramento strutturale”.
La questione non riguarda soltanto la crescita economica aggregata. L’industria, infatti, svolge anche una funzione meno evidente ma decisiva: “contribuisce a distribuire la prosperità in modo relativamente equilibrato sul territorio”. A differenza di molte economie avanzate, dove la ricchezza tende a concentrarsi nelle grandi metropoli, la Germania ha beneficiato di una “diffusione capillare” delle attività manifatturiere.
LE CONSEGUENZE PER LE REGIONI RURALI
Numerose aree rurali ospitano imprese industriali di rilievo, spesso aziende familiari o grandi medie imprese fortemente radicate nel contesto locale. Questa presenza ha consentito, negli ultimi due decenni, uno sviluppo economico delle zone periferiche comparabile a quello dei principali centri urbani, contribuendo a contenere le disuguaglianze regionali.
La deindustrializzazione in corso rischia quindi di produrre effetti che vanno oltre l’economia, “incidendo anche sugli equilibri sociali e politici”. Un indebolimento delle regioni rurali potrebbe tradursi, secondo l’analisi, in “tensioni territoriali e in un rafforzamento delle forze politiche populiste” ai poli opposti dello spettro politico.
Per evitare questa spirale discendente, conclude Fuest, diventano urgenti interventi mirati: “riduzione degli oneri burocratici, energia a costi più competitivi e alleggerimenti fiscali e contributivi per le imprese”. Misure che economisti e imprenditori chiedono da tempo ai vari governi e che non servirebbero soltanto a sostenere la competitività industriale, ma anche a preservare quella peculiare struttura economica regionale che finora ha rappresentato uno dei principali fattori di stabilità e successo della Germania.







