Tra ansie geopolitiche, dispersione dei rendimenti e grandi trend strutturali, vari gestori di fondi hanno espresso in questi giorni opinioni molto simili: da Fideuram ad Anima, da UBS a Pictet, i fund managers stanno ricalibrando le scelte per i prossimi mesi focalizzandosi su maggior disciplina, gestione e selezione attiva e radar “h24” sulle opportunità da monitorare. Questi nuovi orientamenti hanno “tre mondi” da considerare.
IL MONDO DEI GESTORI
Da sempre il “gestore diligente” sa perfettamente che le azioni battono obbligazioni e liquidità, il premio per il rischio esiste, ma si realizza solo se si resta investiti nel tempo; non tutte le azioni sono uguali e, soprattutto, non tutti i mercati generano lo stesso rendimento.
IL MONDO DEI RISPARMIATORI
Al contrario i risparmiatori, in particolare quelli italiani, non hanno chiaro queste semplici regole, e lo si vede nel cd “paradosso finanziario italiano”: abbiamo 6.000 miliardi di risparmio di cui oltre il 20% è depositato in banca, una cifra intorno al 10% è investita in borsa, e il resto è in titoli di stato e titoli (obbligazionari non quotati). La controprova è che negli ultimi mesi i fondi PIR sono aumentati, ma sono cresciuti solo i fondi obbligazionari, mentre quelli azionari sono rimasti al palo: una “asset allocation” opposta alle 5 regole del “gestore diligente”.
Il “paradosso finanziario italiano”, ovviamente, non genera rendimenti significativi perché ha zero esposizione dove si crea valore.
IL MONDO DELL’ECONOMIA REALE
Tuttavia, l’Italia è anche il paese dove l’economia reale è fatta da PMI, che rappresentano un unicum quasi mondiale: aziende piccole, molto flessibili, fortemente orientate ai mercati internazionali e che pertanto si muovono più agilmente e velocemente dei loro competitor stranieri e che, infine, se adeguatamente finanziate, possono crescere molto e dare rendimenti significativi.
La controprova è lo STAR di Borsa Italiana, che è la 5^ borsa mondiale per rendimento a 15 anni (oltre il 290% Aprile 2011- Aprile 2026), ben oltre tutte le altre borse europee e cinesi. Un listino che per oltre i 2/3 è di proprietà di fondi esteri, un listino che negli ultimi anni è stato alimentato quasi esclusivamente da translisting dall’EGM (Euronext Growth Milano – ex AIM Italia, il mercato borsistico delle PMI).
L’EGM
Ed è qui che entra in gioco l’EGM. L’EGM è il punto di massimo rendimento potenziale: di fronte ad una dispersione settoriale che spazia dalla cybersecurity alla comunicazione, dalla New Space Economy alla produzione di erba sintetica, nascono le massime opportunità di rendimento,
vede la presenza di aziende che fatturano qualche milione assieme ad aziende che fatturano qualche centinaio di milioni e genera un cd “alpha selettivo” che, all’analista e gestore più accorto può dare grandi ritorni,
un listino dove si trovano innovazione reale, nicchie industriali e leader nascosti, cioè ciò che nel lungo periodo genera rendimento.
Ecco che, ritornando ai nuovi trend di gestione, siamo in un periodo in cui questi 3 mondi si stanno allineando: disciplina, gestione e selezione attiva e radar “h24” sulle opportunità da monitorare da un lato, e il rendimento massimo dell’equity nel lungo periodo dall’altro, si sposano dove c’è il massimo leverage gestionale, cioè sulle PMI in crescita, cioè sull’EGM.
In parole da gestore, con un mercato che sta cambiando struttura, occorre meno beta, più alpha, meno direzionalità e più selezione: esattamente ciò che si trova sull’EGM, il luogo dove si genera rendimento nel lungo periodo.
La confusione geopolitica può portare a riscoprire le gemme nascoste dell’Italia e, con la dovuta finanza, valorizzarle al meglio. Un trend che dovrebbe essere perseguito non solo a vantaggio dei profitti per il Risparmio, ma anche per la crescita del sistema industriale del paese.







