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Arabia Saudita, Emirati e Kuwait spingono Trump a proseguire la guerra contro l’Iran

Alleati chiave degli Stati Uniti nel Golfo Persico, guidati da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, stanno esercitando forti pressioni su Trump affinché non fermi la guerra contro l’Iran. L’approfondimento dell’Associated Press.

Secondo quanto dichiarato all’Associated Press da fonti americane, del Golfo e israeliane, un mese di bombardamenti non ha ancora indebolito abbastanza Teheran; nella regione si ravvisa dunque nell’attuale momento un’opportunità storica per modificare radicalmente il regime iraniano e il suo comportamento aggressivo, proseguendo un’offensiva che, si ritiene, non ha ancora raggiunto gli obiettivi chiave.

La richiesta di continuare l’offensiva

Dopo le iniziali lamentele per la mancanza di preavviso sull’attacco americano-israeliano e per le conseguenze devastanti che ne sono conseguite, diversi Paesi del Golfo hanno cambiato posizione.

Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Bahrain chiedono ora in conversazioni private che l’operazione militare prosegua fino a quando non si registreranno cambiamenti significativi nella leadership di Teheran o un netto mutamento nel suo atteggiamento.

Divisioni tra gli Stati del Golfo

Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti guidano la linea più intransigente.

Gli UAE sono emersi come i più “falchi”, spingendo apertamente per un’invasione di terra, posizione condivisa anche da Kuwait e Bahrain.

La ministra di Stato emiratina Noura Al Kaabi ha usato toni molto netti in una colonna sul quotidiano The National.

“Un regime iraniano che lancia missili balistici contro abitazioni – ha scritto – arma il commercio globale e sostiene proxy non è più accettabile nella regione. Vogliamo garanzie che questo non accada mai più”.

Gli Emirati hanno subito oltre 2.300 attacchi missilistici e con droni dall’Iran.

Al contrario, Oman e Qatar, tradizionalmente più propensi al dialogo con l’Iran, continuano a favorire una soluzione diplomatica.

Dal canto suo, l’Arabia Saudita ha fatto sapere che un eventuale accordo non può essere considerato “buono” se non neutralizza il programma nucleare iraniano, distrugge le sue capacità missilistiche balistiche, pone fine al sostegno ai gruppi proxy e garantisce che lo Stretto di Hormuz non possa più essere chiuso da Teheran, come accaduto durante il conflitto

Trump e il sostegno dei Paesi del Golfo

Trump ha più volte sottolineato il sostegno ricevuto dagli alleati del Golfo, dichiarando: “L’Arabia Saudita sta reagendo con forza. Il Qatar, gli Emirati, il Kuwait e il Bahrain stanno tutti combattendo”.

Il presidente ha definito il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman un “guerriero” e un “uomo fantastico”.

Al tempo stesso, Trump oscilla tra l’ottimismo su un possibile accordo e minacce di ulteriore escalation, mentre fatica a consolidare il consenso interno negli Stati Uniti per una guerra che sconvolge l’economia globale.

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