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Dal moscerino al silicio, quando il cervello diventa codice

Dall’emulazione digitale del cervello di un moscerino della frutta su chip alle prospettive di replica di organi complessi, il progresso apre scenari rivoluzionari tra innovazione scientifica e delicati interrogativi etici sull’uomo e la coscienza. L'articolo di Francesco Provinciali

 

La corsa alla miniaturizzazione – di cui abbiamo appreso metodica e risultati nel libro di Gordon E. Moore “La legge che muove il mondo” non è meno intrigante e affascinante dell’esplorazione dell’immensità dello spazio, lo ricordava e raccomandava nel 1995 lo stesso ricercatore, genio della chimica e dell’informatica e fondatore di INTEL: “Voglio incoraggiare ciascuno di voi a pensare sempre più in piccolo”. Pare che lo abbia preso alla lettera e sia andato oltre – dove finora nessuno è arrivato- Alex Wissner-Gross, fondatore di Eon Systems Pbc, che in un articolo e in un video caricato su You Tube ha affermato di essere riuscito ad emulare il cervello di un moscerino della frutta e a riprodurlo in un chip di silicio. La notizia finora non è stata pubblicata su una rivista scientifica e quindi al momento non è validata, per cui va letta ed appresa con cautela.

Se fosse confermata agli esiti del risultato dichiarato si tratterebbe della prima volta in cui un organo biologico capace di produrre comportamenti multipli verrebbe emulato e replicato dentro un corpo virtuale. Questo processo sarebbe il risultato di uno studio pubblicato nel 2024 sulla rivista scientifica Nature dallo scienziato senior di Eon – Philip Shiu – che descrive un modello computazionale dell’intero cervello adulto della Drosophila melanogaster – il piccolissimo moscerino della frutta – che contiene oltre 125 mila neuroni e 50 milioni di connessioni sinaptiche.

Per un confronto comparativo il cervello umano è composto da circa 86 miliardi di neuroni e 100 mila miliardi di connessioni sinaptiche (il Prof. Giulio Maira lo ha definito “più grande del cielo”…).

Non si tratterebbe nel caso descritto di una ‘simulazione’ basata sull’uso dell’I.A. attraverso apprendimento di algoritmi ma di un transfert di ‘emulazione’ – la riproduzione di una copia dell’organo biologico il cui comportamento nasce da una mappa neuronale biologica fedele alla realtà. I neuroni digitali processerebbero azioni come accade a quelli naturali.

“Nessuno aveva mai dimostrato prima un cervello emulato completo, derivato da un connettoma biologico, capace di guidare un corpo simulato fisicamente attraverso molteplici comportamenti naturalistici”, ha affermato Philip Shiu mentre Alex Wissner Gross ha anticipato che gli studi e gli esperimenti si estenderanno ora sulla emulazione digitale del cervello di un topo che ha 70 milioni di neuroni (pari ad oltre 560 volte quello di una mosca).

Da qui ad ipotizzare intuitivamente l’emulazione digitale di un cervello umano il passo è ancora lungo ma se la notizia fosse confermata si tratterebbe di una strada che si sta aprendo per la scienza.

Un futuro in cui il corpo umano potrebbe diventare il device attraverso il quale condividere dati ed accedere a servizi è già iniziato attraverso l’impianto sottocutaneo di microchip capaci di compiere azioni al posto nostro, alla stregua di un’APP sottopelle. Gli impianti utilizzano la tecnologia Nfc-Rfid (identificazione a radio frequenza) passiva, ovvero non hanno una batteria o altra fonte di alimentazione e quindi non possono trasmettere alcun segnale in modo indipendente. Sarebbero inoltre dotati di protocolli di sicurezza avanzatissimi che eviterebbero fenomeni di hackeraggio.

La Svezia ha sperimentato con successo questa tecnologia che si prevede possa interessare presto i cittadini del nostro Paese. Tuttavia l’esperimento descritto dal fondatore di Eon System Pbc va molto oltre questa applicazione perché prevede l’emulazione e la riproduzione digitale di un organismo vivente estremamente complesso.

A questo punto ogni sperimentazione dovrebbe essere seguita e monitorata non solo sul piano delle virtuali potenzialità scientifiche (che probabilmente hanno limiti raggiungibili) ma controllata e validata sotto il profilo etico perché riguarderebbe non solo la replica digitale di un organo umano ma le potenzialità che finora appartengono solo alla natura e alla genetica, come la produzione del pensiero, dei ricordi e dei sentimenti. Un tema troppo delicato per poter essere considerato solo in un laboratorio sperimentale dove gli esiti della ricerca non potrebbero limitarsi alla produzione di schegge impazzite senza alcuna preventiva consapevolezza di senso di utilità, sostenibilità antropologica e di liceità morale.

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