Mentre in California prosegue il primo storico processo sulla dipendenza dai social, un tribunale del New Mexico ha stabilito che Meta Platforms, proprietaria di Facebook, Instagram e WhatsApp, deve pagare 375 milioni di dollari di sanzioni civili per aver fuorviato i consumatori sulla sicurezza delle proprie piattaforme e per aver permesso danni agli utenti, incluso lo sfruttamento sessuale di minori.
La decisione rappresenta la prima volta in cui uno Stato americano riesce a ottenere una condanna di questo tipo nei confronti del colosso tech di Mark Zuckerberg.
IL VERDETTO DELLA GIURIA
La giuria, scrive Bbc, ha ritenuto Meta responsabile di aver violato l’Unfair Practices Act del New Mexico, stabilendo che la società ha ingannato il pubblico riguardo alla sicurezza dei suoi servizi per i giovani utenti e ha esposto i minori a contenuti sessualmente espliciti e a contatti con predatori sessuali. Motivo per cui il tribunale ha imposto alla società il pagamento del massimo della sanzione per violazione, pari a 5.000 dollari, per un totale di 375 milioni di dollari.
Per il procuratore generale del New Mexico, Raúl Torrez, “il verdetto della giuria rappresenta una vittoria storica per ogni bambino e famiglia che ha pagato il prezzo della scelta di Meta di mettere i profitti al di sopra della sicurezza dei ragazzi”.
LE ACCUSE E L’INDAGINE
La causa era stata intentata dall’ufficio di Torrez a dicembre 2023, a seguito di un’inchiesta del Guardian che aveva rivelato come Facebook e Instagram fossero diventati mercati per il traffico sessuale di minori. Durante il processo, durato circa sette settimane, sono stati presentati documenti interni di Meta e ascoltate testimonianze di ex dipendenti, tra cui Arturo Béjar, ex dirigente del reparto ingegneria della società, che ha raccontato esperimenti su Instagram dimostranti che agli utenti minorenni veniva mostrato contenuto sessualizzato. Béjar ha anche riferito che sua figlia piccola era stata adescata da uno sconosciuto sulla piattaforma.
Secondo i procuratori dello Stato, ricerche interne di Meta avevano rilevato che, in una singola settimana, il 16% degli utenti di Instagram aveva segnalato di aver visto nudità o attività sessuale non desiderata. Il New Mexico sostiene inoltre che la società “indirizzava” gli utenti più giovani verso contenuti sessualmente espliciti o abusi su minori tramite gli algoritmi di raccomandazione, strumenti utilizzati per curare automaticamente i contenuti visualizzati.
LA RISPOSTA DI META
Meta ha dichiarato di non essere d’accordo con il verdetto e di voler fare appello. “Lavoriamo duramente per proteggere le persone sulle nostre piattaforme e siamo chiari sulle difficoltà nel riconoscere e rimuovere soggetti pericolosi e contenuti dannosi. Rimaniamo fiduciosi nel nostro operato a tutela degli adolescenti online”, ha detto una portavoce della società.
Meta ha inoltre sostenuto di aver investito miliardi in aggiornamenti tecnologici per proteggere i minori, tra cui gli Instagram Teen Accounts, lanciati nel 2024, che offrono protezioni di default per utenti tra i 13 e i 17 anni.
PROVE E TESTIMONIANZE
Il Guardian riferisce che durante il processo sono state mostrate prove relative all’arresto nel 2024 di tre uomini accusati di adescamento sessuale di minori tramite le piattaforme di Meta, nell’ambito di un’operazione sotto copertura chiamata “Operation MetaPhile”.
Testimoni delle forze dell’ordine e del National Center for Missing and Exploited Children hanno inoltre descritto carenze nei sistemi di segnalazione dei crimini da parte di Meta, osservando che un’eccessiva dipendenza dall’intelligenza artificiale generava un alto numero di segnalazioni inutili, impedendo alle autorità di investigare efficacemente.
PROSPETTIVE LEGALI
Ma il processo del New Mexico rappresenta solo una delle cause legali che Meta sta affrontando negli Stati Uniti. La società infatti è coinvolta in un’altra causa a Los Angeles, dove centinaia di famiglie e distretti scolastici accusano Meta e altre grandi piattaforme tecnologiche, tra cui Snap, TikTok e YouTube, di progettare i propri servizi per renderli dipendenti per i giovani, contribuendo a problemi di salute mentale come depressione, disturbi alimentari e autolesionismo.
“I dirigenti di Meta sapevano che i loro prodotti danneggiavano i bambini, hanno ignorato gli avvertimenti dei propri dipendenti e hanno mentito al pubblico su ciò che sapevano – ha denunciato Torrez -. Oggi la giuria, insieme a famiglie, insegnanti ed esperti di sicurezza dei minori, ha detto basta”.
Ora la fase successiva del procedimento nel New Mexico, prevista per maggio, prevede che l’ufficio del procuratore generale richieda ulteriori penali finanziarie e modifiche obbligatorie alle piattaforme di Meta per offrire “protezione più forte ai minori”, incluse verifiche dell’età efficaci e la rimozione dei predatori.





