Riecco l’8 marzo, puntuale, ma quest’anno ha un sapore particolarmente amaro. Anche se vedremo i girotondi delle ragazze che sperano ancora in un futuro diverso, le signore che approfittano per andare a cena fuori e bere in pace un goccetto, le istituzioni di giallo addobbate che grondano di mimose estirpate dai meravigliosi e profumati alberi e l’ordine categorico di non parlare delle donne giovani, anziane, non nate, schiacciate dalle guerre.
E però sale un imperativo da parte di un po’ di buonsenso che pare sommerso: sveglia, avanti, cercate di conquistare la cultura della responsabilità nonostante… Cercate dunque di occuparvi di lavoro, economia, rapporti internazionali e di guardare oltre l’ombelico Italia.
Per esempio si parla di giustizia per il referendum prossimo: pochissime interlocutrici appaiono in rete senza sbraitare, ma parlando del contenuto del quesito; pochissimi dati, per esempio, sulla violenza di genere inflitti dai tribunali. E che cosa ci stanno a fare gli osservatori? La Commissione parlamentare sui femminicidi sta facendo una fatica improba per avere i dati, e non parliamo a livello internazionale.
Un esempio per tutti: gli slogan che questo EIGE, istituto internazionale di genere europeo, ha pubblicato in queste ore. Un istituto che è a Vilnius, in capo al mondo, che ogni tanto giustifica la sua vita (peraltro abbastanza costosa) perché fa delle ricerche di cui noi non sappiamo quasi niente, se non volontariamente, perché personalmente piace studiare e capire e per portare in dote a chi ha voglia di seguire una matura maestra le situazioni anche geopolitiche di genere.
E così scopro che la Giornata internazionale della donna 2026, secondo EIGE, pone l’accesso alla giustizia al centro dell’agenda globale con il tema: “Diritti. Giustizia. Azione”. Bene. Ma per molte donne il percorso verso la protezione non inizia in un’aula di tribunale. Inizia, e a volte finisce, con un calcolo brutale. Prima di sporgere denuncia alla polizia bisogna chiedersi: “È sicuro?”, “Qualcuno mi crederà?”, “Posso permettermelo?”. Queste non sono domande astratte. Determinano, ogni giorno, se il sistema verrà effettivamente affrontato o meno.
La violenza contro le donne rimane una delle violazioni dei diritti umani più diffuse: una donna su tre nell’UE subisce violenza fisica e/o sessuale nel corso della propria vita. Eppure, secondo i dati dell’indagine UE sulla violenza di genere, solo il 13,9% ha denunciato gli episodi più gravi alla polizia. La violenza contro le donne è raramente un evento isolato. Per molte donne si verifica ripetutamente all’interno di relazioni intime, dove dovrebbero essere più al sicuro. Quando le donne non denunciano gli abusi, spesso è perché il sistema giudiziario sembra troppo insicuro, troppo costoso o troppo incerto per essere contattato. Ecco perché l’accesso alla giustizia è diventato un tema così centrale in questa Giornata internazionale della donna.
La stragrande maggioranza della violenza a livello globale è commessa dai partner. La casa è il luogo più pericoloso per una donna. La direttrice di UN Women Bruxelles concorda: “Si pensa ancora, in larga parte ed erroneamente, che la violenza avvenga fuori casa. È qui che le norme e le convinzioni sociali giocano a sfavore delle donne. Non è giusto, ma spesso le donne devono fare i bagagli in fretta e uscire di casa per salvarsi la vita. In questo caso, la legislazione e i servizi non sono di supporto come dovrebbero. Anche in Europa non disponiamo ancora di centri sufficientemente attrezzati per accogliere le donne vittime di violenza. Il pericolo in questo caso è che la giustizia per le donne venga meno al primo ostacolo finanziario, esponendole a un rischio continuo”.
Pertanto la sottostima non è un segno di indifferenza, ma piuttosto una risposta razionale a sistemi che continuano a essere percepiti come insicuri, costosi o incerti. Anche quando le donne denunciano reati di violenza, incombe un altro ostacolo: la dimensione più ripugnante è che la giustizia fallisce. Il coraggio di Gisèle Pelicot ha ispirato milioni di persone quando ha rinunciato al suo diritto all’anonimato in un caso giudiziario che ha portato a procedimenti per stupro contro suo marito e decine di altri uomini.
Ma i bassi tassi di condanna, le condanne clementi e le procedure lunghe scoraggiano molti dal rivolgersi al tribunale. Le condanne che sentiamo sono ancora molto al di sotto di quanto dovrebbe essere la pena. Sembrano sbilanciate rispetto alle pene previste per i reati finanziari. Quindi, naturalmente, le donne considerano la loro vita e la loro sicurezza meno importanti. La fiducia nella giustizia è plasmata non solo dai risultati, ma anche dalla rappresentanza. È più difficile costruirla quando le donne raramente si vedono rappresentate ai livelli più alti. I bassi tassi di condanna, le condanne clementi e le procedure lunghe scoraggiano molti dal rivolgersi al tribunale. La leadership delle corti europee rimane prevalentemente maschile. Né la Corte di giustizia dell’Unione europea né il Tribunale hanno mai avuto una donna come presidente. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha avuto una sola presidente donna. Al contrario, il Procuratore capo europeo è una donna fin dall’istituzione della Procura europea nel 2019.
Questi squilibri non determinano le sentenze, ma plasmano la percezione di quale autorità definisca la giustizia. L’indagine sulla violenza di genere condotta dall’EIGE nell’UE rivela la portata e l’entità delle sfide che i sistemi di polizia e giudiziari devono affrontare oggi. Il prossimo rapporto dell’agenzia, “Dietro i numeri: analisi dei dati di polizia e giustizia sulla violenza del partner e sulla violenza domestica”, mostra dove dobbiamo procedere da qui ed esamina il modo in cui gli Stati membri registrano e monitorano i casi. Tuttavia, l’assenza di un reato specifico di violenza domestica nella maggior parte degli Stati membri e la portata limitata dei dati di polizia offuscano il quadro completo.
Anche quando le definizioni e le pratiche di registrazione variano, gran parte di ciò che accade dopo la presentazione di una segnalazione è ancora difficile da tracciare. Senza questo, la responsabilità istituzionale è più ardua da valutare. L’elaborazione delle politiche e la loro attuazione sottostimano ancora il fenomeno. Abbiamo bisogno di dati affidabili: senza prove diventa più facile supporre che il problema sia più piccolo di quanto non sia in realtà.
Perché i principi fondamentali della giustizia sono ancora importanti per i diritti delle donne e l’attenzione rivolta all’accesso alla giustizia in occasione della Giornata internazionale della donna di quest’anno è legata al lavoro della Commissione sulla condizione femminile. In un momento di forte reazione contro i diritti delle donne e delle ragazze e di disinformazione, si tratta di tornare ai principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite e ai valori fondamentali delle Nazioni Unite.
Anche in Europa non tutti collaborano quando si tratta di diritti delle donne e parità di genere. Trent’anni dopo la Piattaforma d’azione di Pechino molti obiettivi rimangono insoddisfatti e sono emerse nuove sfide, come la violenza online, che non viene presa abbastanza sul serio. La polizia non è attrezzata per affrontarla e la legislazione deve essere aggiornata per sostenere la donna in termini di accesso alla giustizia. Rafforzare il quadro giuridico per includere la violenza online è fondamentale. Gli autori di reati si sentono al sicuro dietro i loro schermi, mentre le donne si sentono sempre più isolate. Il mondo online diventa rapidamente realtà, con minacce concrete. Ecco perché servono misure specifiche.
Ci sono segnali di progresso. La Direttiva sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica copre esplicitamente gli abusi online e deve essere recepita nel diritto nazionale entro la metà del 2027. Questa settimana il Consiglio d’Europa ha anche adottato una nuova raccomandazione sulla responsabilità per la violenza contro donne e ragazze facilitata dalla tecnologia.
Questi impegni sono importanti, ma il loro impatto sarà valutato in base alla loro piena attuazione, alla dotazione di risorse adeguate e alla loro sostenibilità nel tempo. Sono molteplici i motivi per cui affrontare le cause del fallimento dei diritti delle donne nelle nostre aule giudiziarie dovrebbe essere una priorità, perché la giustizia equa richiede più di semplici leggi scritte sulla carta. Richiede sistemi che le donne possano permettersi, di cui possano fidarsi e che possano utilizzare in sicurezza.
La sfida non è solo quella di formulare nuove promesse, ma anche di attuare quelle esistenti con risorse adeguate, responsabilità e trasparenza. Il cambiamento più significativo che l’Europa potrebbe apportare per migliorare l’accesso all’istruzione è il finanziamento e il fondo sulla coesione sociale: anche a questo deve servire.
I costi sociali ed economici associati alla violenza contro le donne rendono l’investimento nella prevenzione e nella protezione l’unica scelta razionale. EIGE ha condotto ricerche sull’impatto della violenza e sulle sue conseguenze, che vanno ben oltre il danno immediato: noi dobbiamo conoscerle e saperle usare. La violenza contro le donne e la violenza domestica costano all’UE circa 366 miliardi di euro ogni anno. Non è solo un problema di violenza. È anche un problema di salute pubblica, sociale ed economico. Anche in tempi di restrizioni di bilancio è un investimento intelligente per avere cittadini più sicuri e lavoratori più produttivi.
Bisogna studiare dati accurati e comparabili per aiutare i responsabili politici dell’UE, e anche i nostri responsabili politici, a formulare giudizi informati, in modo che possano fare della giustizia un elemento su cui le donne possano fare affidamento, anziché qualcosa che devono mettere in discussione.







