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Dazi, che cosa cambia dopo la sentenza della Corte Suprema Usa

Dazi generalizzati: dettagli, commenti e analisi dopo la sentenza della Corte Suprema e i prossimi passi prefigurati da Trump.

Deflagrano le tensioni istituzionali negli Stati Uniti sui dazi dopo la pronuncia della Corte Suprema, mentre gli analisti si chiedono quali saranno le reazioni dell’amministrazione Trump e gli operatori studiano i reali impatti della sentenza della Corte (rimangono comunque in vigore i dazi settoriali visto che la pronuncia della Corte Suprema Usa riguarda i dazi generalizzati).

Perché la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittimi i dazi doganali generalizzati imposti dal presidente Donald Trump negli scambi con il resto del mondo. Con una maggioranza di sei a tre, i giudici hanno ritenuto che la Casa Bianca abbia oltrepassato i propri poteri nell’invocare l’International Emergency Economic Powers Act, una legge emergenziale che consente di bypassare il Congresso.

Da segnalare che nella Corte Suprema tre giudici conservatori si sono uniti ai tre progressisti per una solida maggioranza 6-3.

Nel corso di una conferenza stampa, Trump ha detto di “provare vergogna” per i membri della Corte che hanno bocciato la misura, accusandoli di aver agito sotto influenza straniera. Il presidente ha anche annunciato l’applicazione di un nuovo prelievo globale del 10% con una diversa base legale e l’intenzione di usare “molti altri strumenti” a sua disposizione per continuare a imporre dazi. Rimangono in vigore le tariffe settoriali, tra cui il 50% su acciaio e alluminio.

Ecco dettagli, commenti e analisi dopo la sentenza della Corte con i prossimi passi prefigurati da Trump.

CHE COSA HA DECISO LA CORTE SUPREMA SUI DAZI DI TRUMP

La Corte Suprema ha bocciato i dazi globali imposti dal presidente Donald Trump dichiarando illegittimo il ricorso ai poteri di emergenza. Una decisione che colpisce uno dei pilastri dell’agenda economica della Casa Bianca. La sentenza mette in discussione la legalità delle tariffe doganali annunciate in occasione del ‘Liberation Day’, nonché dei dazi imposti sulle importazioni dalla Cina, dal Messico e dal Canada. Una decisione che Trump ha definito “una vergogna” avvertendo di aver in mente “un piano di riserva”.

IL METODO TRUMP

Trump era ricorso a una legge del 1977, l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) che conferisce al presidente ampi poteri sulle transazioni economiche internazionali in caso di emergenza nazionale, per giustificare tali misure. L’afflusso di droga negli Stati Uniti e il deficit commerciale “ampio e persistente” sono stati entrambi utilizzati dal presidente USA per giustificare il ricorso alle misure di emergenza. Tuttavia, con una decisione di 6 voti contro 3, l’alta corte ha stabilito che l’IEEPA non autorizza Trump a imporre i dazi.

IL PARERE DEL PRESIDENTE DELLA CORTE SUPREMA

“Il presidente rivendica il potere straordinario di imporre unilateralmente dazi di importo, durata e portata illimitati”, ha scritto in un parere a nome della maggioranza, il presidente della Corte Suprema John Roberts. “Alla luce dell’ampiezza, della storia e del contesto costituzionale di tale autorità rivendicata, egli deve identificare una chiara autorizzazione del Congresso per esercitarla”, ha osservato.

LA REPLICA DI TRUMP

Esistono metodi alternativi per applicare dazi che potrebbero potenzialmente generare maggiori entrate rispetto ai poteri di emergenza attualmente vietati. Lo ha detto Donald Trump dopo la decisione della Corte Suprema Usa.
“Altre alternative saranno ora utilizzate per sostituire quelle che la Corte ha erroneamente respinto. Abbiamo delle alternative”, ha detto durante una conferenza stampa alla Casa Bianca. Trump ha poi spiegato che anche il giudice dissenziente della Corte Suprema, Brett Kavanaugh, ha indicato “alternative” ai dazi dichiarati illegali. “Lo ha detto lui nella sua opinione, ci sono altri modi per andare avanti, non c’è’ una sola strada, ce ne sono numerose altre”, ha dichiarato.

LE ACCUSE DI TRUMP ALLA CORTE

Donald Trump attacca i giudici della Corte Suprema dopo la sentenza sui dazi, affermando che sono “influenzati da interessi stranieri”. “I democratici della Corte sono entusiasti”, ha detto Trump. “Sono contrari a tutto ciò che rende l’America di nuovo forte, sana e grande – ha aggiunto – sono una vergogna per la nostra nazione”. Poi ha detto di essere “rimasto sorpreso, perché pensavo che quello che avevamo fatto fosse al primo posto, voglio dire, ho letto i paragrafi. Leggo molto bene, ho un’ottima comprensione dei testi. E ho detto: non possiamo perdere questa causa. Ma possiamo perderla quando i giudici sono politici, quando vogliono essere politicamente corretti, quando si rivolgono a un certo gruppo di persone a Washington. Non c’è altra interpretazione”, ha aggiunto.

LE PROSSIME MOSSE DI TRUMP

Durante la conferenza stampa il presidente Usa ha annunciato dazi del 10% su tutte le importazioni negli Stati Uniti. Poi ha aggiunto che tutti i dazi per la sicurezza nazionale previsti dal Trade Expansion Act del 1962 e dal Trade Act del 1974 rimarranno in vigore e pienamente efficaci. La tariffa globale del 10% annunciata da Trump dovrebbe essere imposta ai sensi di una legge commerciale nota come Sezione 122, che stabilisce che i nuovi dazi potranno essere applicati solo per un massimo di 150 giorni. Alla domanda di un giornalista se intendesse mantenerle in vigore a tempo indeterminato, Trump ha risposto: “Abbiamo il diritto di fare praticamente quello che vogliamo, ma la applicheremo a partire, di fatto, da tre giorni, credo”.

I DATI DELLE DOGANE

La decisione rappresenta probabilmente la sconfitta più importante che la seconda amministrazione Trump abbia subito presso la Corte Suprema, conservatrice, che lo scorso anno si è ripetutamente schierata con il presidente in una serie di sentenze d’urgenza sull’immigrazione, sul licenziamento dei leader delle agenzie indipendenti e sui tagli drastici alla spesa pubblica, si legge in un focus dell’agenzia di stampa Agi: “Tuttavia i giudici non hanno specificato cosa ne sarà degli oltre 130 miliardi di dollari di tariffe già riscossi. Al 14 dicembre, secondo i dati dell’Agenzia delle dogane e della protezione delle frontiere degli Stati Uniti e una recente documentazione presentata dall’agenzia alla Corte internazionale del commercio degli Stati Uniti, il governo federale ha raccolto 134 miliardi di dollari di entrate dai dazi contestati da oltre 301.000 importatori diversi”

IL PUNTO SUI DAZI

I cosiddetti dazi “reciproci” hanno aumentato le tariffe fino al 50% sulle importazioni dai principali partner commerciali, tra cui India e Brasile, e fino al 145% sulla Cina nel 2025. Trump e i funzionari del Dipartimento di Giustizia hanno inquadrato la controversia in termini esistenziali per il Paese, dicendo ai giudici che “con i dazi siamo una nazione ricca”, ma che senza di essi “siamo una nazione povera”.

NESSUN IMPATTO SUI DAZI SETTORIALI

La sentenza non ha alcun impatto sui dazi settoriali imposti separatamente sulle importazioni di acciaio, alluminio e vari altri beni. La decisione della Corte Suprema conferma le precedenti conclusioni dei tribunali di grado inferiore. Già a maggio un tribunale commerciale aveva stabilito che Trump aveva abusato della sua autorità con l’imposizione di dazi generalizzati e ne aveva bloccato la maggior parte, ma la sentenza era stata sospesa in attesa dell’esito del ricorso presentato dal governo.

IL COMMENTO DI DEL PERO, DOCENTE A SCIENCES PO E ANALISTA ISPI

Ha commentato il professor Mario Del Pero, docente di storia americana e analista Ispi: “Era nell’aria, questo pronunciamento della Corte Suprema che dichiara l’incostituzionalità dei dazi onnicomprensivi di Donald Trump, confermando i precedenti pronunciamenti di due tribunali federali. L’effetto è però potenzialmente devastante. Perché sottrae a Trump il suo strumento privilegiato non solo di politica economica, ma di politica estera più in generale: il mezzo con cui esercitare pressioni sugli interlocutori, anche su dossier diversi da quello strettamente commerciale. Perché ora numerosi gruppi economici chiederanno di essere risarciti per i costi che hanno dovuto sopportare a causa dei dazi. E, infine, perché acuisce uno scontro istituzionale e costituzionale, evidenziando una volta di più la capacità del potere giudiziario di contrapporsi alle iniziative dell’Esecutivo, al suo sistematico utilizzo di legislazione emergenziale nel creare, di fatto, uno stato di eccezione ormai quasi permanente”.

LE INCERTEZZE SECONDO IL FINANCIAL TIMES

Non è ancora chiaro cosa accadrà in termini di rimborsi per i dazi già pagati dagli importatori statunitensi. Quindi, se da un lato la sentenza fornisce la certezza che il presidente non possa far ricorso allo Ieepa per imporre i dazi che desidera, dall’altro l’incertezza non è cancellata. Una sentenza negativa era “ampiamente prevista”, osserva il Financial Times, ma “crea ulteriore incertezza mentre l’amministrazione Usa cerca di ripristinare le tariffe”.

LO SCENARIO DEL FOCUS ISPI

Che cosa succede ora? Ecco lo scenario dell’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale: “La pronuncia di oggi non determina automaticamente la caduta di eventuali accordi commerciali, come quelli raggiunti da Washington con l’Unione europea o la Cina. Riduce, però, la leva negoziale dell’amministrazione e potrebbe favorirne una rinegoziazione. Di fatto, con il venir meno dell’uso estensivo dello Ieepa, la Casa Bianca vede restringersi sensibilmente i propri margini d’azione. Quello che i funzionari dell’amministrazione potrebbero fare in questo momento è ricorrere ad altre normative per giustificare il mantenimento dei dazi che tuttavia prevedono vincoli precisi: aliquote generalmente non superiori al 15%, durata massima di 150 giorni e necessità di motivazioni economiche dettagliate, suscettibili di contenzioso. Trump potrebbe anche rivolgersi al Congresso per ottenere una legge che gli attribuisca poteri tariffari più ampi. Ma si tratta di un percorso politicamente complesso, considerata anche la maggioranza repubblicana risicata in entrambe le Camere”.

L’ANALISI DEL PROF.ALEGI

“Si è trattato di una decisione travagliata da parte di una Corte Suprema che negli ultimi anni aveva dato più volte, e secondo molti osservatori scandalosamente, ragione alla Casa Bianca. Lo indicano due elementi: il continuo rinvio della decisione e l’ampiezza delle opinioni contrarie. Se la decisione principale, firmata dal chief justice John G. Roberts è di appena 21 pagine, le tre opinioni dissenzienti ne contano ben 80, delle quali 63 del solo Brett Kavanaugh – ha scritto Gregory Alegi, docente di Storia americana alla Luiss, sul Sole 24 ore –  Il senso politico-costituzionale della decisione è chiaro. Per l’amministrazione Trump si apre ora il grosso problema di come sostituire le entrate garantite dai dazi. Secondo il centro studi apartitico Committee for a Responsible Federal Budget, nell’esercizio fiscale 2025 l’erario Usa ha incassato dazi per 195 miliardi di dollari, contro i 77 miliardi del 2024. Una voragine che Trump tenterà subito di colmare, magari ricorrendo agli strumenti alternativi suggeriti proprio da Kavanaugh”.

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