La Germania si trova davanti a una revisione profonda del proprio apparato di intelligence, spinta dalla crescente percezione di vulnerabilità e dalla consapevolezza che gli strumenti attuali non siano più adeguati a fronteggiare minacce ibride, cyberattacchi, sabotaggi e spionaggio. Da tempo i servizi federali vengono accusati di muoversi con lentezza, di dipendere in larga misura dalle informazioni fornite dagli alleati e di essere vincolati da un quadro normativo che privilegia l’osservazione rispetto all’azione.
Ora, sotto la pressione di uno scenario di sicurezza deteriorato e di allarmi sempre più espliciti provenienti dagli stessi vertici dell’intelligence, il governo federale ha avviato un percorso di riforma che mira a rafforzare capacità operative, autonomia informativa e poteri d’intervento, segnando un possibile cambio di paradigma nella politica di sicurezza tedesca.
UN SISTEMA SOTTO PRESSIONE
Le critiche rivolte ai servizi tedeschi non sono nuove, ma negli ultimi anni hanno assunto un carattere più sistematico. Il Servizio federale di intelligence (Bnd) e l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione vengono spesso descritti come strutture efficienti nella raccolta di dati, ma meno incisive quando si tratta di anticipare sviluppi geopolitici o prevenire minacce concrete. A ciò si aggiunge una forte dipendenza dalle informazioni fornite da partner stranieri (americani, israeliani e britannici soprattutto), che in più occasioni si sono rivelate decisive per sventare rischi di attentati sul territorio tedesco.
Questo quadro ha alimentato l’idea di un apparato che osserva molto, ma interviene poco, anche a causa di vincoli legali stringenti e di una cultura della prudenza radicata nel sistema istituzionale.
ALLARME DEI VERTICI E VOLONTÀ POLITICA
Negli ultimi mesi, tuttavia, il tono dei responsabili della sicurezza è cambiato sensibilmente. I vertici dell’intelligence hanno di recente descritto davanti al Bundestag uno scenario segnato da una crescente pressione esterna e da una guerra ibrida che rende sempre più labile il confine tra pace e conflitto. La Russia viene indicata come il principale attore di questa strategia, capace di combinare mezzi militari, cyberattacchi, disinformazione e sabotaggi. I presidenti dei servizi hanno quindi chiesto un rafforzamento rapido delle competenze operative, sostenendo che la Germania sia già sotto attacco.
Il cancelliere Friedrich Merz si è fatto interprete di queste preoccupazioni, promettendo interventi affinché l’intelligence tedesca operi “al massimo livello”. La Cancelleria ha quindi avviato i lavori per una riforma legislativa volta a facilitare la raccolta, l’archiviazione e lo scambio di informazioni, mentre il ministero dell’Interno sta preparando un intervento analogo per la protezione della Costituzione.
I LIMITI NORMATIVI E OPERATIVI
Alla base della riforma vi è la volontà di superare una serie di paradossi che, secondo addetti ai lavori e parlamentari della maggioranza, limitano l’efficacia dei servizi. Le norme attuali, improntate a un’estrema tutela della privacy, rendono complesso intercettare cittadini residenti in Germania anche quando sono coinvolti in attività estremiste all’estero e impediscono al Bnd di proseguire la sorveglianza di soggetti stranieri una volta entrati nel Paese.
Un ulteriore ostacolo riguarda la gestione dei dati: molte informazioni devono essere cancellate dopo poche settimane, rendendo difficile ricostruire reti o minacce complesse nel tempo. Anche la condivisione con la Bundeswehr è fortemente limitata, con il risultato che elementi rilevanti per la sicurezza nazionale non sempre raggiungono chi potrebbe utilizzarli operativamente. Per questo, la Cancelleria ha proposto di estendere i tempi di conservazione dei dati sensibili fino a un periodo compreso tra sei e dodici mesi.
DETERRENZA E CONTROLLI
Il punto più delicato della riforma riguarda però l’attribuzione di poteri operativi. Attualmente, anche quando viene individuata l’origine di un attacco informatico o di un’operazione ostile, i servizi possono solo documentare e segnalare, ma non intervenire direttamente. Le nuove ipotesi prevedono invece la possibilità di neutralizzare infrastrutture digitali nemiche, bloccare conti crittografici o disturbare comunicazioni utilizzate per attività ostili, introducendo una logica di deterrenza più marcata nel quadro della guerra ibrida.
Questa svolta solleva interrogativi giuridici e politici. Organizzazioni per i diritti civili monitorano con attenzione il processo legislativo e non escludono ricorsi alla Corte costituzionale federale, che in passato ha imposto limiti severi alla sorveglianza e alla trasmissione dei dati. Per rispondere a queste preoccupazioni, il governo promette un rafforzamento dei meccanismi di controllo parlamentare e una razionalizzazione di un sistema di vigilanza oggi frammentato e complesso.
Parallelamente, restano aperte questioni strutturali: la carenza di personale qualificato, stipendi poco competitivi, controlli di sicurezza lunghi e ritardi tecnologici, come quelli legati allo sviluppo di un sistema satellitare autonomo. Sono tutti elementi che mostrano come il rafforzamento dei poteri, da solo, possa non bastare. La riforma dell’intelligence tedesca è insomma una sfida di equilibrio tra efficacia operativa, controllo democratico e tutela dei diritti fondamentali. Ma è ormai un passaggio obbligato.




