Grazie alla sopraggiunta disponibilità di documenti pubblicati sul sito del Ministero diventa ora possibile tracciare un quadro più puntuale delle risorse destinate al comparto Difesa per questo 2026. Più puntuale però non significa completamente chiaro; oltre infatti alla esigenza di definire non appena possibile gli stanziamenti provenienti da altri dicasteri, in prospettiva emergono un paio di elementi destinati a modificare questo stesso quadro in maniera anche importante.
Ecco perché il bilancio della Difesa per quest’anno, così come approvato con la Legge di Bilancio 2026-2028, in qualche modo può essere definito provvisorio; almeno per ora. Più nell’immediato perché già a breve dovrebbero emergere i primi dettagli sul primo di questi 2 elementi e cioè come l’Italia intende utilizzare i 14,9 miliardi di euro ottenuti attraverso il prestito Europeo Safe (Security action for europe).
A fine gennaio è infatti arrivata l’approvazione da parte della Commissione Ue del piano nazionale presentato dall’Italia; questo mentre a giorni è atteso il via libero definitivo da parte del Consiglio Europeo in merito. A quel punto, potrà cominciare l’erogazione dei fondi Safe. In questa ottica, è dunque auspicabile che il Ministro della Difesa illustri quanto prima come saranno impiegate queste risorse, per meglio capire quali programmi di investimento delle Forze Armate saranno interessati e con quali Paesi lavoreremo insieme su di essi.
Il secondo elemento destinato ad avere un impatto sui bilanci della Difesa è poi rappresentato dalla possibile attivazione della cosiddetta “National escape clause” (Nec). Un altro meccanismo elaborato sempre dalla Commissione Ue che consente di aumentare le spese per la Difesa fino all’1,5% del Pil, in deroga alle regole previste dal Patto di Stabilità e Crescita. Valida (sempre a oggi) per un periodo massimo di 4 anni, la Nec garantisce una flessibilità legata al fatto che può essere impiegata nelle percentuali desiderate e in più ambiti. Per quanto riguarda il nostro Paese, ora l’attesa è tutta sull’uscita dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo che dovrebbe essere sancita a breve; a quel punto, l’Italia dovrebbe inoltrare la richiesta di attivazione della Nec.
Il combinato disposto derivante dall’attivazione di questi 2 strumenti dovrebbe così consentire al nostro Paese di avviare un precorso di “vero” aumento del proprio bilancio della Difesa. Percorso che, nelle intenzioni dell’attuale Governo dovrebbe portare gradualmente le spese militari a +0,5% sul Pil in più rispetto ai livelli attuali; pari a 12 miliardi di € a regime a partire dal 2028. Sia pure con molti dubbi sulla sua sostenibilità strutturale nel tempo.
IL BILANCIO DELLA DIFESA
Come noto ai più, la ricostruzione della esatta consistenza di tutte le risorse che arrivano alle Forze Armate non è un esercizio agevole; oltre infatti ai fondi provenienti direttamente dal Ministero della Difesa (peraltro, anch’essi bisognosi di essere “depurati”), altri ne provengono dal Mimit (ministero per le imprese e il made in Italy) e altri ancora dal Mef (ministero dell’economia e delle finanze). A oggi non è possibile stabilire la loro esatta consistenza; altrimenti detto, si possono fare solo delle stime. Nel primo caso, circa 3 miliardi di €; interamente destinati a supportare l’Investimento. Nel secondo, circa 1,3 miliardi di €; questi destinati a coprire le esigenze finanziarie legate alle missioni militari all’estero.
Solo nel corso di questo 2026, quando cioè saranno disponibili nuove informazioni o saranno varati appositi provvedimenti, sapremo quindi con precisione il loro esatto ammontare; e, con esso, un quadro ancora più puntuale. Fermo restando che ormai la definizione stessa di “spesa militare” sta quasi perdendo di significato, alla luce dei “virtuosismi” adottati mesi or sono dal Governo per dimostrare il raggiungimento del 2% del Pil, secondo i criteri Nato.
Con un’operazione a dir poco discutibile a assolutamente opaca, tale spesa è stata infatti incrementata di ben 10 miliardi di €, con il risultato che oggi valutarne la sua effettiva consistenza (e la sua stessa composizione) risulta praticamente impossibile; ivi compresa la possibilità di stabilire il reale rapporto percentuale tra queste spese e il Pil, anche in funzione del raggiungimento dei nuovi obbiettivi fissati sempre in ambito Nato (5% del Pil, da scomporre a sua volta in spese per la difesa e quelle per la sicurezza).
Nel tentativo di provare a fare comunque chiarezza, non si può dunque non partire dai numeri reali; quelli cioè “fotografati” dallo Stato di previsione del Ministero della Difesa. Nel dettaglio, per il 2026 la Funzione difesa (cioè quanto di competenza delle 3 Forze armate poste a difesa del Paese, Carabinieri esclusi) è pari a 23,687,3 milioni di €; con +842,3 milioni sul 2025 (+4,5%). Nel dettaglio, si tratta del 9° rialzo consecutivo, tanto che dal 2017 a oggi la Funzione difesa stessa è cresciuta di oltre 10 miliardi di €. Rispetto agli ultimi anni, il 2026 segna però un certo rallentamento; giustificato, come ricordato poco sopra, dal prossimo arrivo di nuovi fondi.
Altri dati interessanti arrivano poi dalla tradizionale scomposizione della Funzione Difesa nei suoi tre capitoli di spesa più importanti. Si comincia con le spese per il Personale che, nella loro corsa inarrestabile raggiungono nuovi record; per il 2026 sono infatti 11.763,8 i milioni di € a esso destinati, con un aumento di altri 418,2 milioni sullo scorso anno (+3,7%). Osservato che l’aumento riguarda sia il Personale Militare sia quello Civile, si ricorda che esso è una costante ormai da molti anni, nonostante la consistenza organica delle Forze Armate sia in calo. Un dato su cui riflettere, soprattutto in questo momento in cui (anche correttamente) si ipotizza una crescita degli stessi organici; una riflessione necessaria al fine di evitare maggiori squilibri nella ripartizione delle risorse.
L’altro capitolo di spesa è l’Esercizio, il quale registra a sua volta un interessante aumento di risorse; dai 2.302,3 milioni di € del 2025 ai 2.573,8 milioni per quest’anno, più 271,5 milioni (pari a un discreto +11,8%). Interessante perché da tempo lo stesso Esercizio (pure fondamentale per garantire il necessario livello di efficienza e di prontezza operativa dello strumento militare) soffre di una vistosa carenza di fondi; nel frattempo, proprio sul fronte operatività delle Forze Armate si registra una significativa crescita per i sottocapitoli “Formazione e Addestramento” nonché “Manutenzione e Supporto”. Quello che però rimane da capire (e non è poco) è se questo aumento sia effettivo/reale o se sia rappresentato da un mero spostamento di fondi da un dicastero ad un altro.
Infine, l’Investimento; qui le risorse disponibili passano dai 9.197,1 milioni dello scorso anno a 9.349,8 milioni per il 2026, con un aumento di appena 152,7 milioni (+ 1,7%). Ricordato che all’interno di questo capitolo di spesa è compresa anche la voce Ricerca e Sviluppo con uno stanziamento di 112,8 milioni e che comunque ci saranno a supporto anche i fondi del Mimit (per un totale finale stimato dunque di oltre 12 miliardi di €), si precisa che la parola “appena” è stata utilizzata in virtù del fatto che proprio l’Investimento è stato caratterizzato da una notevole crescita nel corso degli ultimi anni. Solo per dare un veloce riferimento, nella seconda metà del decennio scorso i fondi disponibili in media erano poco più di 4 miliardi di €; circa 1/3 di quelli attuali!
SARÀ ANCHE L’ANNO DELLE RIFORME?
Se dunque già sul fronte del bilancio della difesa si è in attesa di novità prossime venture, questo stesso 2026 si prefigura come un anno importante anche da un altro punto di vista; quello delle riforme.
Il Ministro della Difesa Crosetto sta infatti lavorando a un Disegno di Legge (DdL) di riforma complessiva delle Forze Armate, volto ad adeguarle a un contesto strategico/geopolitico profondamente cambiato e intervenendo su diversi ambiti quali: miglioramento delle capacità operative, semplificazione dei processi amministrativi, riorganizzazione di strutture e personale, creazione di una Riserva e sviluppo delle capacità di cybersicurezza.
Un programma dunque davvero ambizioso, la cui tabella di marcia prevede la presentazione del DdL al Consiglio Dei Ministri entro marzo e la successiva trasmissione al Parlamento; quest’ultimo, peraltro, già identificabile come potenziale anello debole in termini di rapido esame nonché approvazione e di sue potenziali modifiche in negativo.
In attesa dunque di conoscerne i contenuti, non dovrebbe comunque sfuggire a nessuno la necessità di agire presto e bene. Non c’è dubbio che il comparto Difesa del nostro Paese abbia infatti bisogno di riforma incisive e che sia necessario farlo nella maniera più rapida possibile. Altrimenti detto, un fallimento sul tipo di quelli già accaduti anche in un recente passato, nella situazione di oggi semplicemente non sarebbe ammissibile.
