Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha scelto Monaco per tendere una mano all’Europa: ieri il suo discorso alla Conferenza sulla sicurezza è stato accolto con applausi convinti e persino una standing ovation.
Dopo l’attacco frontale del vicepresidente JD Vance un anno fa nel medesimo contesto, Rubio ha optato per toni caldi, evocando legami storici, culturali e persino spirituali. Gli Stati Uniti, ha detto, sono “un figlio dell’Europa” e il destino dei due continenti resta “intrecciato per sempre”.
Eppure, sotto la superficie di miele, il messaggio resta netto: l’Europa, ha detto il Segretario, deve cambiare rotta su migrazione, clima, difesa e visione del mondo. Molti leader europei hanno tirato un sospiro di sollievo – niente più insulti diretti – ma nessuno si è illuso: la relazione transatlantica è ancora fragile e l’Europa sa che dovrà reggersi sempre di più sulle proprie gambe.
RUBIO E VANCE: SIMILITUDINI E DIFFERENZE
Come ricorda Politico, un anno fa JD Vance aveva lasciato l’aula in un silenzio tombale, dopo aver seppellito l’uditorio – rammenta la CNN – in un cumulo di accuse di censura, declino morale, tradimento dei valori occidentali.
Rubio non ha dovuto alzare la voce. Ha potuto permettersi richiami affettuosi alla storia comune, alla “fede cristiana” condivisa, ai campi di battaglia dove americani ed europei “hanno sanguinato e sono morti fianco a fianco, da Kapyong a Kandahar”, come sottolinea l’Associated Press.
Il pubblico europeo, reduce da dodici mesi di frizioni – dalle minacce sulla Groenlandia alle tariffe – ha applaudito con gratitudine. Quello di Rubio è stato un discorso granitico, sì, ma avvolto in cioccolata e buone intenzioni.
AFFETTO ED ESORTAZIONI DI RUBIO ALL’EUROPA
“Apparteniamo insieme”, ha ripetuto più volte Rubio, citato da Politico Europe. “Vogliamo che l’Europa sia forte. Crediamo che l’Europa debba sopravvivere”, ha sottolineato con parole richiamate dal New York Times.
Ha ricordato i due conflitti mondiali del Novecento per sottolineare che “il nostro destino è e sarà sempre intrecciato con il vostro”.
Poi è arrivato il passaggio più duro: “Non abbiamo interesse a essere custodi educati e ordinati del declino gestito dell’Occidente”.
Ha attaccato l’“illusione pericolosa” nata dopo la Guerra fredda: l’idea che il commercio bastasse a sostituire le nazioni, che le frontiere potessero sparire, che ogni paese sarebbe diventato una democrazia liberale.
Come rimarca Deutsche Welle, Rubio ha parlato di “un’ondata senza precedenti di migrazione di massa che minaccia la coesione delle nostre società”, di “un culto del clima”, di istituzioni post-1945 che vanno riformate. L’Onu? “Non ha risolto né Gaza né l’Ucraina”. Gli errori, ha concluso, “li abbiamo fatti insieme. Ora dobbiamo affrontarli insieme e ricostruire”, ha concluso con parole riportate da Politico Europe.
COME E’ STATO ACCOLTO IL DISCORSO DI RUBIO
Vance aveva puntato il dito, Rubio ha preferito accarezzare. Niente insulti diretti alle democrazie europee, ma lo stesso refrain: migrazione fuori controllo, ideologia “woke” sul clima, declino di civiltà se non si cambia passo.
La differenza sta nel tono e nel packaging: quello di Vance era uno schiaffo, quello di Rubio un abbraccio che stringe un po’ troppo forte. Il pubblico ha reagito di conseguenza: silenzio gelido allora, ovazione ieri.
Ma per molti osservatori la sostanza non cambia: Washington vuole un’Europa più nazionalista, meno “liberale”, più allineata alla sua agenda.
LE REAZIONI AL DISCORSO DI RUBIO
Ursula von der Leyen è stata tra le più esplicite: “Sono molto rassicurata dal discorso del segretario di Stato”, ha detto, con parole richiamate da Reuters. “Lo conosciamo, è un buon amico, un forte alleato”. Ha però aggiunto subito: “Alcuni nell’amministrazione hanno toni più duri su questi temi”, e ha ribadito il mantra di questi giorni: “L’Europa deve diventare più indipendente – non c’è altra scelta”.
Il premier britannico Keir Starmer ha messo in guardia dal “bagno caldo della compiacenza” e ha insistito: “Dobbiamo reggerci sulle nostre gambe”. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz aveva già detto venerdì che l’Europa non combatterà le guerre culturali americane. Jean-Noël Barrot, ministro francese degli Esteri, ha accolto i richiami al patrimonio comune, ma ha chiuso: “Costruiremo comunque un’Europa forte e indipendente, qualunque cosa sentiamo qui a Monaco”.
Il polacco Radosław Sikorski ha lamentato la quasi totale assenza dell’Ucraina dal discorso di Rubio: “La vera minaccia per noi – ha sottolineato Sikorski sempre su Reuters – resta l’aggressione russa”.
L’austriaca Beate Meinl-Reisinger ha sintetizzato il sentimento diffuso: “In sostanza nulla cambia. Dobbiamo assumerci più responsabilità, soprattutto in difesa”.






