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Il Corriere della Sera secondo il Corriere della Sera

“Corriere della Sera 150. La nostra storia” letto da Tullio Fazzolari

Alle ventuno del 5 marzo 1876, prima domenica di Quaresima, gli strilloni in piazza della Scala a Milano annunciarono l’uscita di un nuovo quotidiano. Era nato il “Corriere della Sera”, quattro pagine al prezzo di 50 centesimi e il suo fondatore, Eugenio Torelli Violler, decise di devolvere in beneficenza i ricavi della vendita del primo numero. Inizia così, con una scelta di stile, la grande storia di un giornale che sta per compiere 150 anni. Tante iniziative celebreranno un anniversario più unico che raro. La prima sarà un concerto alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella proprio alla Scala dove tutto è cominciato. Ma fra tutte le celebrazioni soprattutto una ha il pregio di raccontare il percorso che il più diffuso quotidiano italiano ha saputo compiere ed è il libro “Corriere della Sera 150. La nostra storia” (Fondazione Corriere della Sera, 376 pagine, 60 euro).

Sono tante le firme che hanno contribuito a realizzare il volume: da Paolo Mieli a Ferruccio De Bortoli (che è attualmente presidente della Fondazione), da Luciano Fontana a Stefano Folli. Ma ogni capitolo pur raccontando vicende diverse, risulta indissolubilmente legato da un unico filo conduttore: lo “spirito” ovvero il modo di essere del giornale non è mai cambiato in un secolo e mezzo e forse proprio questo è il “segreto” della longevità del “Corriere”. Già dal primo editoriale del 5 marzo 1876 Torelli Viollier aveva annunciato che “parlare chiaro e informare con esattezza” sarebbe stata la missione del quotidiano. E per essere più esplicito, senza farsi velo di ipocrisie politiche, s’era subito definito conservatore e moderato.

Quasi trent’anni dopo un grande direttore come Luigi Albertini ribadisce che “un grande giornale deve essere libero da vincoli” e forse già intuisce che per l’informazione arriveranno tempi difficili  di cui lui stesso sarà vittima con l’avvento del regime fascista. Ma, nonostante tutto, il “Corriere” riesce a superare tutti i periodi peggiori dalla dittatura fino al disastroso coinvolgimento della Rizzoli nella vicenda Banco Ambrosiano. Lo “spirito indomabile del giornale” come lo definisce De Bortoli permette di arginare ogni condizionamento e soprattutto di continuare a fare informazione con onestà intellettuale e competenza professionale.

E a questo punto, poiché non è bello compiacersi di sé dimenticandosi degli altri, viene spontaneo augurarsi che abbia la stessa fortuna anche “Repubblica” che celebra i suoi cinquant’anni in un momento assai problematico. Per tutti comunque la lunga storia del “Corriere della Sera” è qualcosa che dà fiducia.

I 150 anni sono sicuramente, come scrive l’editore Urbano Cairo, un traguardo raro nell’informazione ma anche un segnale di rassicurante stabilità. In un paese in cui, a parte la bandiera tricolore, nulla dura più di qualche decennio e che spesso cambia solo per la smania di cambiare, conforta il fatto che almeno i giornali abbiano lunga vita. E in fondo la storia del “Corriere” è anche la nostra storia.

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