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francesca albanese

Chiudere CasaPound o abrogare la Legge Scelba. Ma occhio a Gratteri e Albanese…

Facciamo un punto di chiarezza sui neofascisti, aiuterebbe a svelenire il clima di questa campagna elettorale politico-referendaria. E non sottovalutiamo la dirompenza politico-culturale di Gratteri e Albanese. Il corsivo di Falconi

La campagna elettorale politico-referendaria ha ulteriormente invelenito il clima. Se non nella sostanza, che temiamo resti alquanto vaga e indifferente a molta parte dell’opinione pubblica, nella forma sempre più enfatica. Indicativa la clamorosa gaffe di Gratteri, che si difende contro-accusando di aver “estrapolato dal contesto” le sue affermazioni: la classica scusa di chi dice una corbelleria, però inapplicabile in questo caso vista l’adamantina volgarità della frase del procuratore, che è stata diffusa integralmente e testualmente in versione multimediale.

È la solita polarizzazione di interpretazioni, quella che si consuma anche sui comportamenti di Francesca Albanese, stigmatizzati dalla Francia e da altri paesi, imputati “da destra” di travalicare dall’antisionismo all’antisemitismo, ma mai avvenuti secondo i difensori della rappresentante Onu. Che però pare non rappresenti davvero le Nazioni Unite: lo dice il britannico Thomas Fletcher, sottosegretario e capo dell’Ufficio per gli affari umanitari, non solo FDI.

Formarsi un’opinione sensata ed equilibrata diventa difficile se neppure il dato di cronaca viene presentato in modo minimamente oggettivo. In questo caos, potrebbe risultare utile a svelenire la sentenza di condanna a carico di alcuni militanti di CasaPound, potrebbe fare da punto d’ordine, di caduta, per restituire un minimo di senso al confronto civico, politico e culturale. Il merito non pare troppo complesso per esporlo in modo chiaro e comprensibile e la Legge Scelba sul divieto di “ricostituzione del disciolto partito fascista” fa da madre a molte successive diatribe “destra vs sinistra”.

Essere fascisti è una colpa di per sé, questo il senso. È un reato di opinione che non ha equivalenza rispetto al comunismo, per esempio, che pure ha commesso crimini contro l’umanità ben superiori al regime mussoliniano. La giustificazione è che in Italia consideriamo un’aggravante coltivare idee nostalgiche perché il fascismo, non il comunismo, ci ha inflitto un ventennio dittatoriale. Se la si considera ancora valida, la destra di governo ne tenga conto senza sconti, senza se e senza ma, attivandosi per chiudere CasaPound. Oppure la sinistra di opposizione acconsenta ad abolire la norma, se la si ritiene ormai obsoleta, poiché l’odierno neofascista rivanga in modo generico, crede in banalità come “anche Mussolini ha fatto cose buone” ma non intende instaurare alcun regime totalitario, almeno non più di quanto non lo pensino molti italiani di ideologia woke.

Lo diciamo senza alcuna simpatia per i neofascisti, di cui abbiamo una certa conoscenza e che mediamente reputiamo persone mediocri, ma non particolarmente pericolose. Così come non riteniamo un nemico pubblico numero uno qualunque ragazzotta-o si agiti in piazza per i palestinesi o per la qualunque buona causa del giorno. Crediamo che entrambi costituiscano il sintomo di un periodo storico e geo-politico noioso, verso il quale è inevitabile qualche insofferenza e qualche eccesso, soprattutto da parte giovanile. E che il desiderio repressivo di destra e di sinistra sia, in parte, la reazione di rigetto di un paese tardo-borghese, vecchio per età e mentalità.

I fautori del regime, del controllo e della censura progressisti e woke però, lo dobbiamo dire almeno in conclusione, sembrano molto molto più cattivi. Albanese e Gratteri, soprattutto il secondo che di mestiere fa anche il giudice, francamente fanno correre un filo di paura lungo la schiena.

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