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Epstein

Da Epstein a Zoe, i piccoli non contano

L’attualità ci ricorda proprio come lo schifo sia globale. Lo scandalo Usa detiene la pole position per la ricchezza delle perversioni sessuali e anche giuridiche. Il corsivo di Battista Falconi

I file Epstein dischiudono un inquietante spiraglio sul delirio che affligge spesso il potere economico e/o politico, inducendo chi lo detiene a ritenere qualunque essere umano un mero oggetto, che può diventare una proprietà privata di cui utilizzare indiscriminatamente. Il potere è questo già di per sé, è comunque patologico, per contenerlo occorre molto equilibrio morale, una saldezza etica eccezionale, che però può comportare altri problemi, come derive utopistiche che facilmente degradano in distopie. “Governati da pedofili e satanisti”, il titolo della Verità, anche detraendo l’enfasi non è del tutto errato.

In questo quadro lugubre, è inevitabile che a farne le spese siano i più piccoli, giovani, deboli: bambini, ragazzini, adolescenti, soprattutto ma non solo di sesso femminile, talvolta ingenuamente e un po’ morbosamente ambiziosi, arrivisti, affamati di fama, ricchezza, attratti da quel potere che sembra poterne dispensare. Anche l’epoca berlusconiana ha avuto qualche carattere similare, ammettiamolo, ma quella attuale la supera di scala, per diffusione geopolitica e trasversalità ideologica. Nella rete e a letto con le ragazzine non c’è scontro di civiltà e ci finiscono tutti, conservatori e progressisti.

L’attualità ci ricorda proprio come lo schifo sia globale. Lo scandalo Usa detiene la pole position per la ricchezza delle perversioni sessuali e anche giuridiche. Inarrivabile Ghislaine Maxwell che si rifiuta di rispondere alla Commissione della Camera, si avvale del Quinto Emendamento e dice chiaro chiaro che, se la graziano, scagiona Clinton e Trump.

In Francia è stato arrestato il presunto stupratore di 89 bambini: quasi 80enne, per quasi 50 anni avrebbe violentato minori letteralmente in mezzo mondo. In Italia l’ultimo caso è quello di Zoe, ragazzina uccisa da un ragazzino senza un motivo plausibile che non potrebbe comunque esserci, sulla quale l’autopsia dispensa i soliti dettagli raccapriccianti, tanto amati dalle cronache e dai loro follower. A Brescia resta incinta una minore stuprata ripetutamente dal padre. A Bordighera muore in casa una piccola di due anni che mostrava lividi sul corpo: arrestata la madre, sosteneva fosse caduta dalle scale ma è accusata di omicidio preterintenzionale e di averle inferto colpi volontari. A Napoli un altro bimbo di due anni è stato sottoposto al trapianto di cuore nonostante l’organo fosse stato rovinato dall’utilizzo di ghiaccio secco durante il trasporto, sono stati sospesi i due chirurghi. E poi i morti, feriti e ustionati di Crans-Montana, il piccolo di Anguillara rimasto senza genitori e senza nonni dopo che il padre ha ucciso la madre…

La lista è lunga ma il problema non è solo di oggi. Il disprezzo dei più piccoli non è un’invenzione della modernità. Nelle testimonianze degli esuli fiumani e giuliano-dalmati ancora viventi, ricordate ieri, una donna ricordava di aver lasciato casa e terra natia a 10 anni, con padre e nonno infoibati e una madre impazzita che non l’ha più voluta riconoscere. Certo, la modernità ci regala nuove sfumature, come il suicidio di tre ragazzine in India, traumatizzate dal divieto imposto loro di usare social e cellulari per guardare e ascoltare la K-pop e giocare coi video.

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