Diciamolo pure con franchezza, al limite di una solidarietà che di certo non meritano per tutte le forzature che stanno facendo nella campagna referendaria contro la riforma della magistratura. Che viene rappresentata contro la sua autonomia, indipendenza eccetera eccetera, pur ribadite espressamente dall’articolo 104 della Costituzione, modificato solo per stabilire che le carriere dei giudici e dei pubblici ministeri non sono più uniche ma separate, come in tanti altri paesi, la maggioranza per altro di quelli ancora democratici in un mondo dove purtroppo crescono le spinte e le simpatie autoritarie, a cominciare dal mito che sono sati per tanti di noi e per tanto tempo gli Stati Uniti d’America. Dove invece a Trump piace troppo Putin, almeno per i miei gusti, nonostante ogni tanto mostri o finga di non gradirne i metodi, o la flotta clandestina che trasporta il petrolio sfuggendo alle sanzioni e simili.
I signornò referendari hanno appena aperto o riaperto le loro offensive, anche sarcastiche, contro il governo, non solo il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che hanno avvertito la sagoma, diciamo così, del terrorismo nelle violenze di piazza e sono rimasti di stucco nel vedere liberati in poche ore dalla magistratura a Torino i pochi fermati per il sabato della vergogna, con un agente di Polizia martellato a terra, inerme: i signornò, dicevo, hanno appena attaccato e deriso un governo preoccupato e hanno dovuto registrare la decisione dei pubblici ministeri competenti di indagare anche per terrorismo sugli attentati alla sicurezza dei trasporti ferroviari. E nel momento peraltro in cui l’Italia è più esposta nel mondo, e nel traffico, per le olimpiadi invernali.
Che sfiga per i signornò, direbbero a Roma, e non solo alla Garbatella dove è cresciuta Giorgia Meloni sino a diventare premier. Dopo avere accarezzato l’idea, e assunto iniziative per questo, di allungare la campagna referendaria sulla magistratura gli antagonisti dovrebbero temere ancora di più la campagna rimasta invariata nella sua durata con le decisioni adottate dal governo recependo la modifica apportata dalla Cassazione al quesito referendario.




