il problema di come arrivare a una pace giusta e sostenibile per l’Ucraina va ben oltre le macchinazioni del Cremlino. In gioco, sostiene Tyson Barker, è la riluttanza – o la paura – degli europei di fare in modo che l’Ucraina possa davvero vincere questa guerra. Barker conosce bene l’approccio occidentale all’aggressione russa. Dal 2023 al 2025 ha lavorato al dipartimento di Stato americano sulle politiche per l’Europa e l’Ucraina. “Ho lavorato nell’amministrazione Biden, quindi ho visto una leadership politica che mette al primo posto il non perdere, invece che il vincere”, spiega Barker al Mattinale Europeo. “Credo che questo sia, in fondo, anche l’approccio europeo. È come se dicessimo: è sufficiente non perdere. Ma stanno davvero cercando di spostare il calcolo a favore dell’Ucraina? Non proprio. Stanno imponendo le sanzioni più dure possibili alla flotta ombra russa? Stanno fornendo all’Ucraina l’equipaggiamento che potrebbero? No”, risponde Barker.
Barker, senior fellow sia dell’Atlantic Council sia del German Council on Foreign Relations, e direttore per l’economia digitale presso la società di consulenza berlinese Christ & Company, delinea uno scenario poco incoraggiante per Kyiv. “Mi aspetto che agli europei venga chiesto di pagare la ricostruzione del paese. Oltre agli attivi sovrani russi congelati, che verrebbero spartiti tra Russia, Ucraina e Stati Uniti. Credo che questa sia l’idea dell’amministrazione Trump, e che la stia ‘socializzando’ con i russi. E penso che lo stiano facendo sulla base del piano in 28 punti, che resta il loro punto di riferimento”, dice Barker.
Una parte cruciale di questo piano – giudicata inaccettabile sia dagli europei sia da Kyiv – riguarda le concessioni territoriali. “Costringeranno l’Ucraina a cedere territorio. Forse ancora più territorio, fino alla cosiddetta linea delle fortezze.” La questione delle “garanzie di sicurezza” europee in cambio della rinuncia a territori ucraini è ciò che più irrita Barker. “Sono pronti a negoziare una presenza di truppe europee, perché l’Europa non ha margini negoziali reali. I francesi dicono: mettiamo 6.000 uomini. I britannici: ne mettiamo 6.000 anche noi. Ma in realtà sarebbero perlopiù istruttori, lontani dalla linea del fronte. Non è una vera presenza militare. Il messaggio sarebbe: se sparate contro di loro, ci arrabbiamo molto. Ma, a quel punto, potrebbe essere considerati come turisti qualunque”.
Secondo Barker, i “consiglieri militari” europei verrebbero dislocati ben lontano dal fronte, a Leopoli per esempio. “Addestrerebbero, ma non sarebbero lì per un eventuale ruolo di combattimento.” E il ruolo degli Stati Uniti? “Gli Stati Uniti monitorerebbero la pace. Sembra l’Osce”. Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa che, vale la pena ricordarlo, si è dimostrata del tutto impotente quando l’esercito russo invase l’Ucraina nel febbraio 2022.
I “molti paesi dell’Ue” che, secondo il Financial Times, sarebbero pronti a entrare in una “coalizione dei volenterosi”? Barker è profondamente scettico. “Italiani, tedeschi e polacchi non vogliono impegnare truppe. È un segnale politico enorme. Significa che non vogliamo assumerci la responsabilità”.
Che aspetto dovrebbe avere una forza internazionale credibile in Ucraina? Barker lo dice senza mezzi termini: “La Germania dovrebbe essere disposta ad accettare che migliaia di soldati tedeschi possano morir”. Cosa che, ovviamente, non accadrà. “E quindi manca l’impegno necessario”, conclude Barker.
Perché allora l’Ucraina dovrebbe accettare un accordo così imperfetto? Barker dipinge uno scenario che a Bruxelles pochi vogliono considerare: “Una parte consistente degli attivi russi congelati andrà a integrare l’economia ucraina con i territori occupati, e forse anche con la Russia stessa, così che Mosca ne tragga comunque beneficio. E poi, come la vendiamo agli ucraini? Beh, l’Ucraina entrerà nell’Unione europea nel 2028. Andrebbero semplicemente a Bruxelles a dire: congratulazioni, vi siete comprati l’Ucraina”.
Secondo Barker. Probabilmente è qui che la partita verrebbe interrotta. “Credo che questo sia il punto in cui gli europei direbbero ‘basta’. Non potete dirci voi quando avverrà l’adesione”, dice Barker. In un certo senso, l’impotenza dell’Europa di fronte alla più grave sfida alla sua sicurezza dal 1945 è il risultato della sua paura di pensare l’impensabile – e di agire di conseguenza. L’affermazione di Rutte, secondo cui è una fantasia credere che l’Europa possa difendersi senza il sostegno americano, ne è un esempio eloquente.
Barker intravede una “trappola deterministica, o fatalistica”, che emerge in alcune analisi, non solo in quelle del segretario generale della Nato. “L’idea è che sia impossibile recuperare il ritardo nelle capacità di difesa di fascia alta – caccia di quinta generazione, tecnologia satellitare, intelligence, sorveglianza e ricognizione, deterrenza nucleare – perché tutto ciò richiederebbe più di una generazione. E questo, a mio avviso, chiude preventivamente ogni esplorazione del possibile”. E’ un atteggiamento che, aggiunge Barker, è “malsano per la sicurezza europea”.
L’Ucraina, sostiene Barker, sta mostrando ciò per cui l’Europa dovrebbe prepararsi. “Ha saputo comprimere e accelerare lo sviluppo delle proprie capacità per pura necessità”. Certo, spera che l’Ue venga risparmiata da una guerra aperta e convenzionale con la Russia. “Ma deve operare partendo dall’assunto che questa sia la condizione con cui dovrà confrontarsi. L’Europa deve sperare per il meglio, ma prepararsi al peggio. E prepararsi al peggio significa agire in uno scenario in cui l’Europa deve difendersi senza gli Stati Uniti”, avverte Barker.
(Estratto dal Mattinale europeo)



