Matteo Salvini, in uno degli ultimi tentativi di evitare lo strappo, cercando di contenere le effervescenze del generale e del suo mondo al contrario rispetto stavolta alle regole della politica, tanto più in un partito strutturato come la Lega, aveva detto che lo spazio di Roberto Vannacci era quello che altri hanno già coperto nella destra interna del partito-movimento. Un modo per richiamare il generale, vicesegretario, ma non numero due, come invece lo definivano i giornali, perché in Lega i numeri due non ci sono mai stati, ma uno dei quattro vicesegretari, al suo ruolo aggiuntivo, di apporto sul piano culturale. E anche un modo per far digerire al suo stesso partito quelle che erano diventate uscite di fatto contro la linea decisa dalla sintesi del segretario federale.
Ma Vannacci in Lega non si è rivelato un nuovo e più moderno Mario Borghezio, già europarlamentare anche lui, personaggio dalle posizioni forti, estreme, anche sopra le righe, proveniente dal mondo della destra italiana, però anche un politico, con una sua preparazione sul piano culturale, capace di convivere per anni, rispettando regole e disciplina di partito, con Umberto Bossi, il fondatore della Lega Nord.
Borghezio, anche lui con le sue effervescenze, si muoveva però nell’ambito del progetto base politico federalista. Ma nel mondo al contrario del generale rispetto alle regole della politica, tanto più in quello che Roberto Maroni definì “l’ultimo partito leninista”, per la struttura rigida e non certo per i contenuti antitetici allo statalismo, come sottolinea Giovanni Sallusti, direttore di “Radio Libertà”, non si ricorda mai o quasi mai Vannacci parlare di Autonomia. “Un corpo estraneo”, lo liquida seccamente l’ex governatore del Veneto, Luca Zaia, che dice di “non stracciarsi le vesti”.
Ma Salvini è anche l’uomo che salvò il partito-movimento dal precipizio del 3 per cento, senza il quale oggi probabilmente la Lega non sarebbe protagonista sul piano politico nazionale. Salvini ha dovuto cimentarsi in sfide nuove, impedendo gli eterni giochi della sinistra tutta intenta a confinare la Lega in un ruolo di partitello territoriale relegato al Nord. Un tentativo quello già impedito da Bossi, con l’alleanza strategica con Silvio Berlusconi, e al quale il suo successore dopo la parentesi di Maroni non intende cedere.
Salvini, come ha detto lui stesso di sé nel recente comizio a chiusura della festa leghista in Abruzzo, a volte può apparire “imprudente”, ed ora, con il senno di poi una serie di “maestrini” dalla penna rosso-blu, che non si sono mai cimentati con le sue sfide interne ed esterne ad alto rischio, sono all’opera. Con conseguente ricorso magari alla strana voglia, un po’ da sindrome di Stoccolma, di ricorrere al confessionale del grande circuito mediatico da sempre nemico della Lega.
Salvini come tutti i leader può sbagliare ma nessuno ha fatto mai, ad esempio, del clamoroso errore della candidatura romana da parte di FdI, che la impose agli alleati, di Francesco Michetti una croce per Giorgia Meloni. Si dirà: ma quella era cosa locale. Ammesso che Roma possa essere relegata a questo. Ma Vannacci con la sua candidatura all’europarlamento, che pur portò le considerevoli oltre 500.000 preferenze, non era destinato alla guida di Via Bellerio. Era invece considerato, come è nella logica della politica, un valore aggiuntivo. E definire il suo addio addirittura, come fa ora il circuito mediatico di sinistra, “un terremoto” è una evidente esagerazione che riflette lo stato di crisi di opposizioni divise tra di loro, prive di credibile proposta alternativa di governo. Incapaci persino di quella risposta ferma alla violenza che seppero dare negli anni 70 la Cgil di Luciano Lama e il Pci. E così qualsiasi crepa, anche la più piccola, che si apre nella maggioranza di governo diventa un terremoto. O motivo persino di esultanza.
Salvini lo dice chiaramente in serata a Bruno Vespa, a 5 minuti Rai1, se “Matteo Renzi è felice” non sono cose utili al centrodestra. Francesco Verderami, in un retroscena smentito da Vannacci, su “Il Corriere della sera” aveva parlato di “incontri” tra il generale e il leader di Iv. Salvini, da leader che ci mette la faccia, in un post su X si dice “deluso e amareggiato” perché “la Lega aveva accolto nella propria grande famiglia Vannacci quando aveva tutti contro ed era rimasto da solo”. “Ma – prosegue – in questi mesi, invece, abbiamo vissuto polemiche, problemi, tensioni, simboli di possibili nuovi partiti e associazioni, attacchi a chi la Lega la vive e la ama da anni”. Poi, l’affondo più duro del leader leghista, vicepremier e mimistro delle Infrastrutture-Trasporti, per l’ex militare che lascia per il suo nuovo partito “Futuro nazionale”: “Siamo abituati a pensare che parole come onore, disciplina e lealtà abbiano un significato preciso, specie per chi ha indossato una divisa”, ma “la storia purtroppo spesso si ripete: quanti ne abbiamo visti cambiare bandiera e partito, senza ovviamente lasciare il posto in Parlamento e tradendo voto e fiducia dei cittadini”.
Conclude Salvini: “Nella vita tutti sono utili e nessuno è indispensabile” e “gli uomini passano, le idee restano. La forza e il destino di una comunità dipendono dal popolo e dalla truppa, non da re o generali. Liberi e forti. Senza paura”. Subito il paragone con la breve parabola di “Futuro e Libertà” di Gianfranco Fini.
Immediata l’espulsione di Vannacci dal gruppo dei Patrioti Europei presieduto dal leader francese del Rassemblement National, di Marine Le Pen, Jordan Bardella. Che già nel 2024 si oppose a Vannacci come vicepresidente per le sue dichiarazioni omofobe. Si conclude così l’avventura del mondo al contrario del generale rispetto alle regole della politica, in un partito post-ideologico, pragmatico, laico, mai confessionale, seppur ancorato a valori fermi, che su tasse, sicurezza, Autonomia differenziata ha fatto il suo massimo storico anche tra ceti liberali della borghesia imprenditoriale e professionale. Claudio Borghi, senatore e economista della Lega, molto vicino a Salvini, in un post su X, che appare indirizzato ai malpancisti o “Io lo sapevo” interni, spiega brutalmente che ora il generale non ha più la forza e la credibilità che avrebbe invece potuto erodere voti alla Lega un paio di anni fa. Salvini: “Con Vannacci niente accordi”. Girano impietosi sui social i video in cui il generale assicurava : “Non userò la Lega come un taxi”.






