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Ecco come la difesa passa dalle materie prime e la supply chain

Chi c'era e cosa si è detto all'evento “La missilistica e la Supply Chain della Difesa”, organizzato da Rid Analytics in collaborazione con Mbda

Dalle materie prime ai missili: la supply chain al centro della difesa.

Nel contesto geopolitico attuale si sta affermando una fase di ipercompetizione permanente, caratterizzata dal ritorno dei cicli lunghi e della grande pianificazione strategica, che durante la globalizzazione appariva superata. Il modello di governo centralizzato della Cina si sta rivelando un vantaggio nella gestione della supply chain, in particolare nel controllo delle materie prime e dei processi di raffinazione, consolidando una posizione dominante che incide in modo diretto sui paesi dipendenti, tra cui l’Europa.

È quanto emerso in occasione dell’evento “La missilistica e la Supply Chain della Difesa”, organizzato da Rid Analytics in collaborazione con Mbda al Senato, in cui istituzioni, industria e mondo accademico hanno discusso dell’evoluzione della missilistica, delle nuove minacce, della necessità di integrazione dei sistemi e delle criticità legate alla supply chain, alle materie prime e alla capacità produttiva.

Tutti i dettagli.

LA MISSILISTICA NEGLI SCENARI OPERATIVI MODERNI

“C’è un’esigenza fortissima, prima si parlava di centinaia di missili, oggi di migliaia” ha esordito il generale Bruno Pisciotta, capo reparto pianificazione generale dello Stato Maggiore della Difesa, sottolineando come la domanda di missili sia cresciuta in modo significativo.

Secondo Pisciotta, negli scenari contemporanei la missilistica assume un ruolo centrale in chiave difensiva per l’ingaggio delle minacce e la protezione degli high value target. La difesa aerea e missilistica integrata non dipende tanto dalle prestazioni del singolo effettore quanto dall’integrazione dei sistemi in un’architettura multilivello. In questo contesto, lo spazio rappresenta un dominio vitale, poiché il tracciamento dei missili balistici richiede capacità spaziali senza le quali non sarebbe possibile disporre dei dati necessari all’intervento.

L’integrazione è indicata come elemento cruciale sia a livello strategico sia operativo, soprattutto nei sistemi di comando e controllo, richiamando il principio delle “3 I”: interoperabilità, interscambiabilità e interconnetività, come evidenziato dal capo di Stato maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano.

PIANIFICAZIONE, PRODUZIONE E SOSTENIBILITÀ

La pianificazione generale interforze ha lavorato negli anni per definire esigenze, quantità e qualità dei sistemi missilistici, tenendo conto delle capacità produttive e dei limiti industriali.

In questo percorso il generale Pisciotta ha ricordato che la difesa ha avviato un confronto diretto con l’industria per affrontare il tema della capacità produttiva e della supply chain. Inoltre, ha evidenziato come la prestazione tecnologica dei sistemi debba essere sostenibile nel tempo, ponendo l’accento sulla rigenerazione delle scorte e sulla resilienza dello strumento militare.

La possibilità di ridurre la dipendenza da paesi stranieri e di garantire capacità di scale up e ramp up è collegata direttamente alla credibilità militare. L’obiettivo indicato non è solo l’acquisizione di sistemi, ma la costruzione di un ecosistema sostenibile di capacità, ha sottolineato il generale Pisciotta.

MATERIE PRIME E POLITICHE DI SUPPLY CHAIN

Riguardo alle criticità legate alle supply chain e alle materie prime, Gianclaudio Torlizzi, consigliere del Ministro della Difesa, ha messo in luce lo stato di ritardo.

Ha ricordato l’istituzione di un comitato sulle materie prime e la redazione di uno studio per individuare le principali dipendenze, sottolineando la necessità di una mappatura dettagliata delle criticità lungo le filiere. “Per avviare una reale policy delle materie prime, devo avere la capacità di mappare le mie criticità sulle supply chain, altrimenti non so di cosa ho bisogno” ha evidenziato Torlizzi nel convegno di Rid.

La dipendenza maggiore delle aziende della difesa riguarda la componentistica, ambito in cui l’impatto delle materie prime risulta spesso meno visibile. Torlizzi ha spiegato che solo a partire da una mappatura completa, estesa anche ai livelli secondari e terzi di fornitura, è possibile definire una reale policy industriale.

PUNTARE ALLE PARTNERSHIP, SENZA ASPETTARE L’EUROPA

Una possibile direttrice, secondo il consigliere del ministro Crosetto, è perseguire partnership con paesi con cui condividiamo le stesse criticità. “Aspettare che l’Europa faccia qualcosa è inutile, non si è mossa fino adesso” ha osservato Torlizzi sottolineando come l’Unione europea abbia prodotto report sul tema solo dopo aver imposto target di decarbonizzazione con il Green Deal, finendo di fatto per muoversi in direzione opposta rispetto alle esigenze di rafforzamento delle filiere strategiche.

RICERCA, PROCUREMENT E LIMITI EUROPEI

Dopodiché, Andrea Gilli, della University of St. Andrews, ha collegato il tema della supply chain a quello della ricerca e sviluppo, evidenziando il divario negli investimenti tra Stati Uniti ed Europa. Ha osservato come i programmi europei, pur assorbendo risorse significative, come il programma Horizon,  producano risultati limitati rispetto a modelli come quello della Darpa negli Stati Uniti.

L’esperto ha richiamato l’attenzione sul tema del procurement militare, mettendo a confronto la recente riforma statunitense con le difficoltà europee nel realizzare cambiamenti rapidi ed efficaci. La necessità di expertise, di orizzonti temporali adeguati e di una pianificazione coerente è un elemento essenziale per rendere sostenibili le filiere e “le iniziative europee risolvono fino a un certo punto” secondo Gilli.

IL CASO FRANCESE EMBLEMATICO

A questo proposito Gilli ha citato l’esempio di Parigi: “nel 2021 la Francia, principale potenza europea, unica potenza nucleare dell’Ue, aveva munizioni per combattere guerra ad alta intensità per 9 giorni. Partiamo da qua, non è solo problema di industria, ma pianificazione”.

IL RUOLO DELLA FILIERA INDUSTRIALE

Intervenendo al convegno di Rid, Giorgio Marsiaj, delegato di Confindustria per Aerospazio e Difesa, ha richiamato l’attenzione sulla struttura della filiera aerospaziale, composta anche da piccole e medie imprese che supportano la crescita del settore. Ha sottolineato l’importanza di rapporti di fiducia e di lungo periodo con i fornitori, puntando sulla valorizzazione della filiera esistente e sul ruolo dei grandi player nel favorire una crescita complessiva capace di rispondere al mercato senza ritardi.

CAPACITÀ PRODUTTIVA E PROPULSIONE MISSILISTICA

Sulla necessità di cambiare paradigma produttivo per rispondere alla domanda di quantità, puntando su sistemi più semplici e su una maggiore visibilità dei volumi nel tempo, concorda anche Giulio Ranzo, amministratore delegato di Avio, l’azienda di Collefferro che opera sia nel settore dello spazio sia nella propulsione della missilistica della difesa. Proprio Avio vanta un rapporto primario con Mbda, “rappresentiamo per loro una parte importante della suppy chain nella propulsione e non solo” ha ricordato Ranzo.

Avio è pronta a investire in Italia in nuovi progetti di produzione di materie prime necessarie per le attività di spazio e difesa, ha sottolineato il ceo: “Siamo pronti a investire, abbiamo appena raccolto un aumento di capitale sul mercato per investire nella difesa e nello spazio”.

“Una delle cose fondamentali è il perclorato di ammonio, che è l’elemento principale della ‘benzina’ della missilistica, ma in Italia la realizzazione di un impianto è una cosa complicata e costosissima. Ma ci dobbiamo decidere” ha proseguito Ranzo aggiungendo di avere in corso un dialogo con ArianeGroup per la fornitura del componente chimico.

L’IMPATTO DELLE COLLABORAZIONI INTERNAZIONALI, SPECIALMENTE CON WASHINGTON

Sempre il numero uno di Avio ha evidenziato la crescita del portafoglio ordini nel settore difesa e l’impatto positivo delle collaborazioni internazionali, inclusi i programmi con clienti statunitensi. Ranzo ha spiegato come gli investimenti negli Stati Uniti stiano contribuendo al rafforzamento dell’infrastruttura produttiva, con ricadute anche sulla filiera italiana. Ha inoltre sottolineato la necessità di cambiare paradigma produttivo per rispondere alla domanda di quantità, puntando su sistemi più semplici e su una maggiore visibilità dei volumi nel tempo.

LA COOPERAZIONE CON GLI USA NON AUSPICABILE NELLA MISSILISTICA

Sulla cooperazione con gli Stati Uniti, in campo missilistico è più critico Lorenzo Mariani, Managing Director di Mbda Italia. “Non sia ha mai la Design Authority e questo va contro la resilienza e l’export”, ha sottolineato Mariani, che ha aggiunto: “Temo molto quando entriamo in filoni di collaborazione con gli Stati Uniti che non siano chiari fin dall’inizio, serve prudenza”.

LE SFIDE DEL RAMP UP PRODUTTIVO

Poi il manager di Mbda ha affrontato il tema delle difficoltà burocratiche e finanziarie che ostacolano lo sviluppo della supply chain. Ha evidenziato come il ramp up produttivo richieda risorse significative e una riorganizzazione del procurement.

“Mbda ha abbastanza rivoluzionato la propria organizzazione, introducendo una struttura centrale molto forte di procurement che quindi può garantire la forza del grande gruppo, ma allo stesso tempo la declinazione sui vari paesi per poter essere anche allo stesso tempo agile”.

D’altronde, ricorda Mariani, è questo il modello di Mbda: “essere un grande campione europeo che però ha delle verticalità nazionali che servono proprio a garantire quello di cui si è parlato oggi, cioè la sovranità e la resilienza in un ambito anche collaborativo”. Mariani ha sottolineato poi che l’azienda ha “già incrementato i nostri livelli di investimento, investimenti che ricadono in grandissima parte sulla supply chain, spesso anticipando dei costi sui nostri programmi a venire, proprio per consentire alla supply chain di fare a sua volta gli investimenti, organizzarsi per produrre di più in tempi inferiori”.

BUY US O BUY EUROPEAN?

Per quanto riguarda l’approccio “Buy european” o “buy us” Mariani non ha dubbi: “Il Buy US nella missilistica io lo osteggio totalmente. Perché ritengo che sia esattamente il contrario della sovranità e della resilienza. Poi in altre cose invece dove ovviamente non esiste una capacità europea, non esiste una capacità nazionale, assolutamente è inevitabile e questo che sto dicendo non è minimamente un’influenza sui rapporti transatlantici che invece ci devono essere”.

Il numero uno di Mbda Italia ha insistito infatti che “Ci devono essere rapporti transatlantici, ci deve essere la Nato, per svolgere una funzione che comunque alla fine ha sempre svolto, soprattutto grazie agli americani fino a oggi, quindi corretta la posizione di Trump che l’Europa si deve muovere di più, lo deve fare armandosi anche e soprattutto con le capacità che già ha, sviluppandola ancora di più, ovvero investendo sulle filiere europee, preferibilmente in cooperazione europea”.

AUTONOMIA STRATEGICA E ACCESSO ALLO SPAZIO, LA STOCCATA ALL’UE E A SPACEX

Riguardo il rapporto con gli Stati Uniti, nel suo intervento l’ad di Avio Giulio Ranzo ha richiamato il tema dell’autonomia strategica, soffermandosi sull’accesso allo spazio e sull’utilizzo di lanciatori europei per satelliti istituzionali.

Nel 2024, per la prima volta, l’Ue ha lanciato infatti i satelliti Galileo utilizzando un razzo dell’americana SpaceX. L’Esa aveva pianificato di lanciare i satelliti Galileo utilizzando il razzo Ariane 6, ma quest’ultimo ha subito frequenti ritardi e ha effettuato il lancio inaugurale soltanto nell’estate 2024. Dopo i ritardi dei programmi Ariane 6 e Vega, l’Europa ha dovuto affidarsi ai Falcon 9 di SpaceX per mettere in orbita satelliti europei, inclusi alcuni di natura governativa. Una scelta obbligata ma rischiosa.

Proprio alla luce di ciò, Ranzo ha ribadito l’importanza di investire per mantenere nel tempo questa capacità, evidenziando il ruolo di asset come il lanciatore Vega. “In Italia disponiamo dell’autonomia di accesso allo spazio, la cosa importante è investirci per mantenerla nel tempo”,  ha aggiunto. “Abbiamo tutte le competenze e asset per portare oggetti nello spazio”, Vega è “uno strumento indispensabile per l’Italia e l’Europa, abbiamo una leva che va usata, siamo arrivati per primi o meglio per secondi dopo i francesi (Ariane), siamo in un momento cruciale per i volumi di attività, abbiamo tante competenze alcune le dobbiamo sviluppare” ha concluso Ranzo.

SCENARI GEOPOLITICI E PROSPETTIVA EUROPEA

Infine, a tirare le somme è Giulio Tremonti, presidente della Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati, che ha inquadrato il dibattito in una prospettiva geopolitica più ampia, collegando le attuali tensioni alla fine della globalizzazione. Tremonti ha richiamato il Manifesto di Ventotene e l’idea di una federazione europea dotata di una forza armata comune, ricordando l’evoluzione della posizione sugli eurobond per la difesa. Il presidente della Commissione Affari Esteri ha delineato uno scenario multipolare basato su tre grandi poli “Stati Uniti, Cina ed Europa”, perché “La Russia diventerà la Bielorussia della Cina”.

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