Skip to content

gcap regno unito arabia saudita

Gcap, ecco perché Crosetto punzecchia Regno Unito e Giappne

Dal carro armato europeo del futuro al e caccia di sesta generazione, il ministro della Difesa Guido Crosetto lancia un appello alla condivisione industriale tra alleati

Il ministro della Difesa rilancia l’integrazione industriale e lancia stoccata ai partner reticenti alla condivisione.

Nel corso della consegna all’Esercito Italiano dei primi carri armati Lynx, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha rilanciato un appello alla cooperazione tecnologica tra Paesi alleati, collegando il tema della condivisione industriale ai principali programmi terrestri e aerei in corso e all’arrivo dei fondi europei Safe.

LYNX, TAPPA VERSO IL CARRO ARMATO EUROPEO

Il 27 gennaio, la joint-venture paritetica tra l’italiana Leonardo e la tedesca Rheinmetall ha consegnato all’Esercito quattro veicoli corazzati per la fanteria Lynx  al Centro Polifunzionale di Sperimentazione (Ce.Poli.Spe) dell’Esercito Italiano a Montelibretti.

“Sono passati solo tre mesi dalla firma del contratto, ma l’obiettivo  rimane quello di un carro armato europeo” ha precisato il titolare della Difesa conversando a margine dell’evento con un gruppo ristretto di testate tra cui MF e Il Sole 24 Ore. “In un momento drammatico come questo la mancanza di volontà di condividere le tecnologie tra gli alleati non ha alcuna logica, né politica né storica né culturale. È una follia, un favore a chi non è dalla nostra parte”, ha spiegato il ministro. Crosetto ha sottolineato la rapidità della consegna dei primi mezzi, arrivati tre mesi dopo la firma del contratto, definendola “un primo passo”. L’obiettivo indicato dal ministro è però più ampio: “Ma ora vogliamo spingere per un requisito unico, per un carro armato europeo”.

IL PARALLELO CON IL PROGRAMMA GCAP

Il tema della condivisione tecnologica è stato esteso dal ministro al settore aeronautico e in particolare al programma Global Combat Air Programme (Gcap), che coinvolge Italia, Regno Unito e Giappone nello sviluppo del sistema di combattimento aereo di sesta generazione.

Il programma Gcap riguarda lo sviluppo di caccia di nuova generazione che dovranno entrare in funzione nel 2035 e sostituire progressivamente gli Eurofigher. Il progetto ha preso il via con la convenzione firmata tra i tre Paesi a dicembre 2023. Il Gcap è coordinato da una organizzazione governativa (Gigo) comune ai tre Paesi, che agisce come regista e committente, e, sotto il profilo industriale, è basato sulla joint venture paritetica (Edgewing) tra gruppi capofila: Leonardo per l’Italia, Bae Systems per il Regno Unito e Japan Aircraft Industrial Enhancement per il Giappone.

In particolare, i tre partner industriali del Gcap – Bae Systems, Leonardo e Jaiec – detengono una quota paritetica di Edgewing, ovvero ciascuno il 33%.

Crosetto ha rimarcato la necessità di un approccio diverso. «Ho chiesto espressamente all’industria italiana (Leonardo, ndr) di condividere tutto con gli inglesi e anche con i giapponesi», ha dichiarato il ministro, aggiungendo: “Non cambio idea se non stanno facendo altrettanto”.

NON È LA PRIMA VOLTA CHE IL TITOLARE DELLA DIFESA ITALIANA PIZZICA LONDRA

In realtà già nel marzo 2025, in un’intervista a Reuters il ministro della Difesa, Guido Crosetto, aveva sostenuto che “l’egoismo” può danneggiare la cooperazione. Il riferimento era al Regno Unito nell’ambito del programma Gcap. Il Ministro della Difesa ha affermato a Reuters che la condivisione della tecnologia quando si fanno investimenti insieme è fondamentale per una “relazione seria”. “Non c’è più nessuno che possa essere considerato di prima o seconda classe e che voglia difendere le vecchie eredità”, ha aggiunto.

“Bisogna abbattere alcune barriere egoistiche. L’Italia le ha abbattute completamente, il Giappone quasi completamente. Mi sembra che il Regno Unito sia molto più riluttante a farlo, e questo è un errore perché l’egoismo è il peggior nemico delle nazioni” aveva precisato un anno fa Crosetto, non specificando tuttavia i dettagli sulle tecnologie che gli inglesi potrebbero trattenere.

LA DIFFERENZA CON EUROFIGHTER E F-35

D’altronde, come messo in evidenza da un recente rapporto dello Iai, quello per il Gcap si tratta di un “lavoro diverso da Eurofighter e F-35”. Al programma Eurofighter partecipano quattro Paesi: Italia, Germania, Spagna e Regno Unito. A gestirlo sul piano industriale è il Consorzio Eurofighter a cui partecipano Leonardo (con il 21% ndr), Airbus Group e Bae Systems.

Il Gcap rappresenta quindi un “traguardo importante raggiunto da Roma così come la design authority, la co-leadership” espressa nel principio di un terzo di responsabilità e sovranità, pari tra i tre partner del programma, aveva spiegato l’anno scorso Alessandro Marrone, responsabile del programma “Difesa, sicurezza e spazio” dello Iai, presentando lo studio “The new partnership among Italy, Japan and the UK on the Global Combat Air Programme (Gcap)”.

Secondo Marrone “stabilire una partnership paritetica vuol dire avere una base solida e duratura che va al di là di questo governo sia a Londra, sia a Tokyo sia a Roma”. “Il Gcap va verso una partnership strutturale tra i tre paesi, a ritmo spedito finora. Questo è l’inizio di un programma decennale per cui l’Italia deve giocare la sua partita. Sia l’agenzia sia la joint venture hanno la sede nel Regno Unito quindi Roma giocherà in trasferta”, aveva chiosato Marrone. Pertanto, il Gcap pone “molte sfide per l’Italia”, ma anche molte opportunità”.

CONDIVISIONE TECNOLOGICA COME SCELTA STRATEGICA

Dunque ieri Crosetto ha rimarcato la necessità di un approccio diverso, basato sulla condivisione tecnologica tra alleati.

Il ministro ha motivato questa scelta come una presa di posizione politica e strategica: “Così diamo noi l’esempio facendo il primo passo. In un momento drammatico come questo la mancanza di volontà di condividere tra gli alleati le tecnologie non ha alcuna logica, né politica né storica e nemmeno culturale. È una follia oltre che un grande favore a quelli che non sono dalla nostra parte”.

APERTURA A NUOVI PARTNER

Quanto all’eventuale ingresso di altri Paesi nel programma Gcap, a partire dalla Germania, Crosetto ha dichiarato che “noi siamo aperti a tutti”, come riportato da MF-Milano Finanza.

A PROPOSITO DEL FONDO SAFE

Il ministro ha poi spostato l’attenzione sul livello europeo, ricordando il primo via libera dell’Unione alla seconda tranche dei fondi Safe per la difesa destinati a otto Paesi, tra cui l’Italia. Le risorse complessive per Roma ammontano a 14,9 miliardi di euro.

“È tutto definito, la lista della spesa è pronta, partiranno dal prossimo anno ma presumo che qualcosa arrivi già in questo. È un passo molto piccolo, dobbiamo recuperare un gap di 20 anni” ha concluso Crosetto.

Torna su