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Cosa è successo tra Meloni e Trump su Groenlandia, Afghanistan e non solo.

Un altro strappo nei rapporti fra il presidente americano Trump e la Meloni, o viceversa. I Graffi di Damato

Questa volta, dubitando persino, e a dir poco, dell’aiuto ricevuto dagli alleati della Nato nell’intervento in Afghanistan dopo la strage di New York con l’attacco terroristico alle torri gemelle, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump l’ha fatta così grossa – avrebbe detto la buonanima di Amintore Fanfani – da non riuscire a coprirla. Né alla vista né al naso.

Persino la paziente, tollerante, comprensiva premier italiana Giorgia Meloni, in ruolo costante di “ponte”, è tornata a sbottare. E dopo “l’errore” contestato pubblicamente a Trump sul progetto di annessione, conquista, acquisto e quant’altro della Groenlandia, ha reclamato altrettanto pubblicamente “rispetto”. E non solo per i 53 italiani caduti e gli oltre 700 feriti in Afghanistan, ricordati dalla premier, ma più in generale per l’alleanza atlantica colpita dal pesante giudizio del presidente del suo principale paese componente.

Eppure la premier italiana, per mitigare l’”errore” contestatogli sulla questione della Groenlandia, si era appena spesa a favore dell’ambizione di Trump al premio Nobel della pace, pur avendo il presidente americano cambiato peraltro il nome al Ministero della Difesa degli Stati Uniti per chiamarlo Ministero della Guerra, sempre al maiuscolo.

Più che il premio Nobel della pace, Trump ne meriterebbe ormai uno tutto nuovo da intestare alla provocazione. Come ha finito per diventare, anche per le modalità e i tempi dell’annuncio, il “board della pace” a Gaza. O del bordello, nella impietosa… traduzione del manifesto in Italia.

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