Con la vocazione dissacratrice che gli è rimasta contrastando a suo tempo a sinistra il Pci, e rimediandone l’espulsione, il quotidiano ancora orgogliosamente “comunista” il manifesto ha declassato praticamente a bordello il “board” della pace a Gaza voluto dal presidente americano Donald Trump. E sbandierato a Davos per fare di quella striscia rasa al suolo e insanguinata in Medio Oriente una riviera di grattacieli. Dei quali Trump, sempre lui, è uno specialista avendone costruiti e possedendone negli Stati Uniti: suoi, ormai, anch’essi in ogni senso. Specie dopo che, sopraelevandosi rispetto agli elettori che lo hanno riportato alla Casa Bianca l’anno scorso, Trump si è appellato al “giudizio di Dio”, come lo ha giustamente pizzicato oggi sul Corriere della Sera Walter Veltroni, di fronte alle critiche che sta rimediando la sua azione negli stessi Stati Uniti. Dove la popolarità del presidente è in calo e sono attese con crescente preoccupazione dai suoi sostenitori le elezioni di medio termine dell’autunno prossimo.
Quei grattacieli di Gaza, dall’immaginario depliant trumpiano di affari e di turismo, se e quando davvero si finirà sul posto di demolire, distruggere e uccidere, sono un po’ anch’essi, come la storia del manifesto nella sinistra italiana, dissacratori. Un’assonanza resa anche da quel titolo di copertina che vi ho riproposto.
Affrettatasi nei giorni scorsi, in una delle sue frequenti missioni all’estero, a comunicare personalmente, e compiaciuta, la proposta di Trump all’Italia di adesione al comitato d’affari, chiamiamolo così, la premier Giorgia Meloni ha voluto o dovuto prendersi un pò di “tempo” per decidere. O, per dirla in termini più pratici o diretti, per strappare l’assenso al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, prevedibilmente dubbioso, a dir poco, anche per i diffusi malumori, in materia, fra i paesi dell’Unione Europea.
La stessa Meloni ha citato l’articolo 11 della Costituzione, che richiede “condizioni di parità con gli altri Stati” per aderire a trattati, organizzazioni e quant’altro comportanti “limitazioni di sovranità nazionale”. Ma, più ancora di questo articolo 11 della Costituzione, vale nella resistenza avvertibile al Quirinale il successivo articolo 87 sulla figura e sulle prerogative del Presidente della Repubblica. Che -dice l’ottavo capoverso, o comma, come si dice giuridicamente- “accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere”. “Quando occorra”, ripeto. E il presidente della Repubblica non può certo considerarsi estraneo, o intruso, a questa valutazione. E di un trattato internazionale sicuramente si tratta pensando e parlando dell’adesione dell’Italia a quel comitato d’affari, ripeto, che risulta addirittura competitivo, e non solo concorrente, rispetto all’Organizzazione delle Nazioni Unite.




