Le batterie allo stato solido sono prossime allo sbarco sul mercato? Siamo infine giunti al momento che potrebbe rivoluzionare la mobilità elettrica? Stando ai roboanti annunci arrivati dal CES 2026, una delle più importanti fiere del mondo hi-tech che ormai da diverse edizioni funge anche da vetrina del mondo automotive, sì. O almeno lo promette la startup finlandese Donut Lab che ha presentato un concept a due ruote mosso proprio da un accumulatore dotato di tecnologia che oggi è ancora di frontiera.
LE INCREDIBILI SPECIFICHE DELLA BATTERIA ALLO STATO SOLIDO FINLANDESE
Secondo i dati forniti dalla giovane realtà di Helsinki, la versione con accumulatore grande da 33,3 kWh, paragonabile dunque alla batteria di un’utilitaria, ha un’autonomia dichiarata di 600 chilometri e, in corrente continua, si rifornisce dal 0 al 100% in meno di 10 minuti.
Numeri e dati che hanno fatto saltare sulla sedia gli addetti ai lavori nelle grandi Case automobilistiche occidentali e orientali che da tempo studiano le batterie allo stato solido senza però essere mai arrivati al fatidico passaggio della produzione di massa. Non a caso i marchi più ottimistici fissano quel momento tra il 2027 e il 2028 mentre la maggior parte parla apertamente della prossima decade, dal 2030 in poi.
I CINESI DI SVOLT VANNO ALL’ATTACCO
Numeri e dati che hanno fatto imbestialire Yang Hongxin, chairman di Svolt, divisione dedicata proprio allo sviluppo di accumulatori nata come costola del colosso automobilistico cinese Great Wall Motor che solo lo scorso autunno ha completato lo sviluppo delle sue celle per batterie allo stato semisolido (SSSB) di prima generazione, raggiungendo una densità energetica di 270 Wh/kg.
Per Yang Hongxin, secondo quanto riporta CarNewsChina.com, “Quella batteria non esiste nemmeno al mondo; tutti i parametri sono contraddittori… Chiunque abbia anche solo una conoscenza di base della tecnologia penserebbe che si tratti di una truffa”, il duro attacco al prodotto finlandese.
COSA NON TORNA DELLA BATTERIA DI DONUT LAB
Il non detto desumibile tra le righe è un interrogativo che in fiera si sono posti tutti: com’è possibile che una realtà semi-sconosciuta abbia già in mano ciò che colossi del mondo degli accumulatori del calibro di Catl e Byd ancora continuano a inseguire? Byd, viene infatti sottolineato dalla testata specializzata in automotive cinese, punta all’assemblaggio di veicoli dimostrativi in serie entro il 2027 per arrivare alla commercializzazione nel 2030, mentre Catl mira ad anticipare la produzione al 2027, ma si tratterà solo di piccoli lotti.
Per questo Yang ha sottolineato che è “troppo presto per l’industrializzazione di batterie completamente allo stato solido” criticando l’eccessiva pubblicità nel settore e nei mercati dei capitali. Il riferimento con ogni probabilità è all’incredibile moria di startup dell’auto elettrica che si sono spente dalla pandemia a oggi dopo aver raccolto con facilità capitali multimilionari. La stessa Donut Lab ha finalizzato nel luglio del 2025 un round da 25 milioni di euro a cui ha partecipato anche Risto Siilasmaa, ex presidente di Nokia, entrato a far parte del consiglio di amministrazione dell’azienda.
La testata specializzata italiana Quattroruote scrive in merito: “raccolti i capitali nel luglio 2025, la startup non ha attribuito alcun valore specifico a questa tecnologia. Ciò implicherebbe che la batteria sia stata sviluppata, testata e industrializzata in appena cinque mesi, un traguardo difficilmente credibile”. E, ancora: “L’accumulatore della Donut Lab dichiara numeri pazzeschi: densità energetica attorno ai 400 Wh/kg, contro i 200-300 degli ioni di litio, ricariche ultrarapide (200 kW e superiori in corrente continua) e una vita utile di 100.000 cicli, con prestazioni garantite tra i -30 e i 100 gradi centigradi. Possibile nel 2026?”
Tutto ciò tenendo in filigrana un fatto che contribuisce ad alimentare i sospetti posto in evidenza in queste ore un po’ da tutte le testate del settore, non da ultimo anche da Quattroruote: “Donut Lab non rivela nulla sui materiali utilizzati per le sue batterie allo stato solido. Restano segreti anche i processi produttivi, mentre i dettagli tecnici non saranno pubblicati perché considerati proprietari”.






